Ludwig

Heart speaks to heart


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L’amore secondo il mondo

Se qualcuno tra voi si crede sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente.

(1Cor 3,18)

Leggere la sapienza (o la stoltezza) come un mero conoscere che afferisce alla sfera intellettiva, penso che sia il passaggio più naturale, ma dall’altra una tentazione: spesso baso il mio prestigio personale sul sapere, che poco corrisponde a quello che Dio vuole da me.

La sapienza di cui parla la Scrittura è invece relativa all’Amore, perché Dio è amore e conoscere Lui significa imparare ed amare come Lui ama: questa è la stoltezza per il mondo. La contrapposizione tra il mondo e Dio sta qui: la qualità dell’amore, che rimane la più profonda forma di conoscenza dell’uomo.

Mentre l’amore secondo il mondo (ritenuto in genere “sapienza”) porta ad una schiavitù sistematica, l’amore secondo Dio (ritenuto “stoltezza” per il mondo) porta alla liberazione e alla pienezza della propria umanità.

Il cambio di prospettiva non è né semplice né banale, né quanto mai scontato perché si tratta di passare da un (soprav)vivere guardano il proprio ombelico, ad un vivere in pienezza relazionandosi con Qualcuno che è più grande di me.

Dov’è la vera sapienza?


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Senza inizio e senza fine

Uno dei motivi per cui valga la pena vivere è, per me, l’esperienza di un amore intenso, forte, totalizzante che catalizza tutta la vita, i pensieri, le cose da fare, da sognare, da progettare e, un giorno, da realizzare insieme.

 

Non so se pure a te è capitata la stessa cosa il sentirsi cioè amato da qualcuno e amare qualcuno in maniera tale che quello che si vive abbia i connotati dell’eternità: la tipica espressione è quella del “ti amo da sempre” e la verità sembra risiedere in un amore senza tempo e distanze.

 

Non è un amore qualunque perché ha dei tratti ben precisi che non si possono sostituire con nessun altro: è un amore che ha quel nome e non un altro, quel volto e non altri, quella voce e non altra. È un amore che corrisponde a quella persona e non ad un’altra. È singolare, personalizzato, che riconosce chi sta davanti come unico e solo.

 

Non posso più vivere senza di te”: è la tremenda verità che ci unisce, che ci fa una cosa sola. È un passare dal presente al passato: è un oggi che si estende a ieri per guardare ad un futuro nuovo, diverso, completo, inimmaginabile prima, che si staglia sull’orizzonte dell’eternità in maniera chiara e distinta.

 

È un Amore senza un inizio.

 

È un Amore senza fine.




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Futuro diabolico (in questo tempo di Quaresima)

«Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».

(Mt 4,9)

 

Ci sono momenti nella mia vita in cui mi ritrovo particolarmente proiettato su avvenimenti futuri: esami, tesi, incontri da preparare, cosa farò finito gli studi… e a volte tutto mi sembra così banale, così fuori luogo rispetto a quello che devo nei giorni che vivo.

I verbi coniugati al futuro sono spesso diabolici, perché rimandano a qualcosa che non esiste il tempo per amare qui ed ora, per ascoltare l’ “OGGI” della Parola che mi parla: il futuro umano, troppo umano, diventa ciò a cui gettarsi ai piedi ed adorarlo, fosse anche il futuro più evangelico di questo mondo.

 

Quale persona sarò nel futuro? Semplice! Quella che scelgo di vivere oggi e non una statua morta che mai ci sarà, perché OGGI il Signore mi chiama a vivere, ad amare, a spendermi per i miei fratelli per amor suo: è l’inanellare gli “OGGI” vissuti alla presenza dell’Amore di Dio che mi fanno sempre un po’ di più come Lui vuole, come a Lui piace.

 

«Ti darò […] mi adorerai»: non c’è niente che possa darmi in futuro, perché se lo facessi sarei dio e, di conseguenza, mi adorerei.

 

Dio solo dà OGGI, in questo momento: mi dona il suo unico Figlio ed il suo Spirito e, insieme ad essi, la libertà di scegliere, di accettarli o no.

 

Di accettarmi o no.

 

Di scegliere di amarLo o no.

 

Di scegliere di crescere giorno per giorno nel mio imparare ad amare chi mi sta intorno, oggi, oppure no.

 

La nostra paura per il futuro (che è mancanza di amore), ci porta a volte a pensare che quello che viviamo oggi sia inutile, superfluo, perso, doloroso, troppo grande per noi.

 

Ma questo non è l’OGGI di Dio.

Future-Past-Present


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Buona vita! (Per Sofia e dintorni)

L’uomo moderno

sembra credere che 

mentre leggere e scrivere

sono arti da apprendere, 

mentre diventare architetto,

ingegnere,

o lavoratore capace

esige uno studio

considerevole,

VIVERE sia invece

qualcosa di tanto semplice,

che non occorra

alcuno sforzo particolare per

apprendere la tecnica.

Appunto perché

chiunque “vive”

in qualche modo,

la vita è considerata

qualcosa in cui tutti si

qualificano come esperti.

 

E. Fromm, Dalla parte dell’uomo.

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Kapùt Mundi?

Ormai sono passati 2 mesi ed un giorno da quando sono arrivato a Genzano nella mia nuova comunità. Devo dire che mi trovo veramente bene e che il tempo sembra correre via molto velocemente.

In questi giorni abbiamo avuto modo di uscire parecchie volte per essere presenti a vari incontri, momenti ecclesiali e di famiglia e siccome le distanze nella capitale sono notevoli, si passa molto tempo sul pulmino o in macchina, spesso a discutere di quello che si vive, a volte in silenzio a pensare alle nostre vite…

Una delle cose che continua a colpirmi di più è la gran quantità di macchine che si muovono lungo le strade, specialmente le grandi arterie.

E dentro le macchine persone.

Sole.

Nei momenti in cui ci fermiamo per via di rallentamenti o semafori, mi ritrovo a guardarle e la sensazione generale che ne ricevo spesso mi mette tristezza.

Guardare i loro occhi e vederli, in genere, spenti, tristi, stanchi (certo! – mi direte voi – dopo una giornata di lavoro stare nel traffico non è certo il massimo…).

Vero.

Ma la sensazione va oltre la stanchezza fisica: ho come l’impressione che manchi qualcosa di profondo a queste persone…

Che sia solo un mia paranoia?

Non so, giudicate voi.

Ma so pure che la gioia e la serenità profonda sono qualcosa da conquistare a tutti costi e da difendere gelosamente, quasi più della propria vita.

A presto, amici miei.