Ludwig

Heart speaks to heart


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Cosa fare? niente!

Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?

(Mt 19,16)

La risposta che mi viene in mento è: niente! Perché non c’è niente di buono che possa fare per avere la vita eterna.

Ricondurre la propria felicità a delle cose da fare significa deresponsabilizzarsi, per fare della sequela di Gesù un “timbrare il cartellino” piuttosto che una scelta di amore più o meno consapevole.

È per questo che Gesù con somma sapienza e terribile pazienza sta al gioco – almeno inizialmente – del giovane ricco: lo costringe a smascherarsi e a mettersi di fronte alla realtà della sua vita, di fronte ad un imperativo che non può venire semplicemente dall’esterno, come ad una norma a cui adattarsi, ma che cerca nella verità del profondo le risorse per una risposta.

È proprio quando mi guardo nel profondo che corro il rischio del bivio: da una parte me, con il mio inseparabile carico di miseria e dall’altra la sovrabbondante grazia di Dio, che rischia di farmi dimenticare la mia debolezza insuperbendomi.

Penso che la sapienza di una giusta risposta si trovi nel saper guardare tutt’e due le strade in maniera inclusiva e non semplicemente o banalmente esclusiva.

Il Signore mi chiama ad un sano realismo su di me e sul mondo con la dolcezza della carità, ma anche con la fermezza della verità: è nel rimettermi nel suo giudizio che trovo la via della mia più autentica felicità.


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La prova d’amore (per te)

Detto questo, mostrò loro le mani ed il costato. E i discepoli gioirono nel vedere il Signore.

(Gv 20,20)

 

Poche parole in questo versetto, ma che mi hanno sempre lasciato perplesso: il Risorto appare ai suoi discepoli e mostra loro i segni della Passione, come una “carta d’identità”, un’autocertificazione. Sono proprio quelle ferite a testimoniare la verità, la realtà profonda di quel Nazareno Crocifisso. E la gioia è tanta, da parte dei discepoli.

Ma non penso che sia la gioia per qualcosa d’inatteso, di una visita inaspettata per quanto graditissima.

Sono quelle ferite a fare la differenza, a dare senso a tutto quello che i discepoli hanno vissuto.

A dare senso a tutto quello che noi viviamo, specialmente alle sofferenze più profonde, vissute per amore.

 Più vado avanti nella mia pur breve vita, più ho l’occasione di confrontarmi con chi incrocia la mia vita, più mi rendo conto quanto possa essere difficile, ma così incredibilmente bello, amare veramente.

In questa vita non ho piena coscienza di quello che le persone a me care soffrono per amor mio.

E viceversa.

Quanto profondo possa essere l’amore e quanto incompreso, “disturbato” quotidianamente dal mio egoismo che mi spinge a farti del male.

Ma di una cosa rimango sicuro: tutte queste “incomprensioni d’amore” brilleranno come gemme preziose quando ci incontreremo di nuovo, sotto nuove spoglie.

Allora ci mostreremo reciprocamente le ferite sopportate per amore l’uno dell’altro, ma non sarà un meschino rinfacciarsi dolori egoistici: sarà un’esplosione di gioia infinita nello scoprire quanto ci siamo amati veramente.

Nonostante tutto.

Mani-Risorto