Ludwig

Heart speaks to heart


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12 dicembre 2012

Ieri è stata davvero una giornata un po’ speciale: non mi aspettavo che potessi vivere qualcosa di questo genere.

Cosa? semplicemente la possibilità di poter visitare Venezia.

E’ stato di più di quello che potessi aspettarmi e mi ha, in qualche modo, segnato.

Per raggiungere la guida ho dovuto prendere il vaporetto che mi ha portato fino a “Giardini”: di fatto ho percorso tutto Canal Grande immerso in una splendida giornata di sole e di freddo intenso. E questa è la Venezia che si conosce per immagini, per turismo, che ha un gusto spietato per la bellezza.

Il resto della giornata è stato un camminare a piedi e vedere la Venezia dei Veneziani: è un cambio di prospettiva non indifferente, perché restituisce la città nella sua crudezza e poca poesia. Quello che realmente è: una gabbia d’oro.

Per questo ho provato a fare qualche foto con il mio cellulare mentre mi avviavo verso la stazione: niente di noto, ma solo le strade più comuni…

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Attese e desideri

Ma Erode diceva: “Giovanni l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire tali cose?”. E cercava di vederlo.

(Lc 8,17)

Erode incontrerà Gesù nella cornice della Passione, ma sarà un incontro vuoto e sterile: Erode dovrà aspettare la morte per incontrare davvero Gesù.

È qui che si pone l’atteggiamento discriminante della mia vita spirituale: cosa viene prima delle mie attese e dei miei desideri? Detto in altro modo è difficile riuscire a vedere Gesù quando il centro della mia attenzione è rivolto a me stesso e alle mie sole ed esclusive difficoltà. È per questo che nei momenti di crisi tutto risulta più difficile e complicato, perché il mio sguardo non riesce ad andare al di là della mia sofferenza, che si traduce anche in un cattivo modo di relazionarmi.

Quando per un motivo o per un altro smetto di decentrarmi, facendo sparire Gesù dal centro della mia vita e trasformandolo al massimo in un curioso accessorio della mia esistenza, tutto diventa un po’ più complicato e pesante.

Forse è proprio in questo momento che ricomprendo il ruolo e l’importanza dell’ascesi, della lotta prima di tutto con me stesso con l’aiuto del Signore.

FELICE


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Il Dio nudo

«Ma Erode diceva: “Giovanni l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui del quale sento dire tali cose?. E cercava di vederlo».

(Lc 9,9)

Le folle di tifosi davanti agli stadi o di fan sotto l’albergo dove si trova di passaggio il proprio idolo, sono un ottimo commento a questo passo di Vangelo: la cosa essenziale è innanzitutto vedere quello che si aspetta con tanta ansia e quindi sperare che succeda qualcosa di particolare (un autografo, una stretta di mano, una fotografia…) da raccontare a chi non c’era in quel momento.

Con tutto quello che ne consegue: orgoglio e fierezza per chi c’era, invidia e rassegnazione per chi era assente.

In fin dei conti si cerca sempre di portare a casa  una reliquia da venerare.

Lo stesso capita con Gesù: spesso andiamo in cerca della sua persona non tanto per avere l’opportunità di farci una bella chiacchierata, quanto per averne una stupida reliquia che può prendere vari nomi: pace interiore, benessere, orgoglio spirituale, grazia da ottenere, cieco e fanatico devozionismo o sordo sentimentalismo.

È come se fossimo in grado di ridurre Dio ad un maggiordomo che soddisfa le nostre necessità e richieste: così, mentre pensiamo di averlo raggiunto, Lui si trova lontanissimo da noi.

O meglio: noi da Lui.

La nostra voglia di vedere Gesù ha senso solo quando veniamo mossi da una domanda: «Maestro, dove abiti?» (Gv 1,38), che ha una sola risposta: «Venite e vedrete» (Gv 1,39).

Di Gesù non possiamo portare via niente, ma solo scegliere di incontrarlo così com’è, perché il nostro è un Dio nudo.