Ludwig

Heart speaks to heart


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Una domanda di passaggio





«Ma voi chi dite che io sia?».

(Lc 9,20)

La risposta che viene data dai discepoli è paradigmatica e si comprende meglio alla luce di un’altra domanda che, generalmente, ci facciamo tra noi: «Come stai?». Basta fare un po’ di attenzione per capire come la risposta è quasi sempre su quello che si fa (“faccio o non faccio questo, mi è successo quest’altro, mi tocca fare quest’altra cosa…”) e quasi mai su quello che realmente si è in quel momento.

È in base al dire o fare di Gesù che la gente lo cataloga come Giovanni Battista, Elia o un altro profeta, ma non su quello che effettivamente è.

Solo Pietro centra la questione con la laconica risposta: «Il Cristo di Dio», ma senza capire cosa significhi e comporti realmente.

È difficile poter afferrare un Dio nudo…

Gli unici “appigli umani” che Gesù dà alla nostra fede riguardano la sua Passione e quindi la sua Risurrezione: qualcosa che da una parte è inaccettabile (tradimento, dolore, morte) e che dall’altra esula dalla nostra esperienza quotidiana (la risurrezione).

Passare da cosa fa Gesù per me a cosa realmente sia è il grande cammino personale della fede, che è innanzitutto dono di Dio: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli» (Mt 16,17).


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Il dono

A volte pensiamo che le parole uniscano, creino vicinanza, costruiscano un’amicizia, insomma come se l’equazione più si vive insieme, più si condividono esperienze e parole, più un’amicizia è di qualità sia vera.

Onestamente non credo che sia così.

A volte le parole feriscono e creano distanze, anziché unire.

A volte delle indelicatezze (volute o meno) feriscono in maniera “permanente” certe amicizie che si credevano inattaccabili.

E allora era davvero amicizia?

A volte, persone che ci stanno accanto da anni e anni e che riteniamo i nostri migliori amici, non ci capiscono in determinati momenti delicati della nostra vita e ci sentiamo “traditi”.

Nel mentre, una persona che ritenevamo marginale nella nostra esistenza, ci viene incontro e ci legge dentro come nessuno aveva mai fatto prima…

E allora qual è la vera amicizia?

Penso che l’amicizia, quella vera, sia un dono.

Non fatto da una persona nei confronti di un’altra, ma quella che il Signore ci fa attraverso delle persone inaspettate.

La prima vera amicizia è la Sua.

Che è gratuita, “inutile”, che ci precede e ci sorpassa in maniera immensa senza alcun nostro merito.

Poi ci sono le amicizie che sono un dono, che non si basano su fattori quantitativi (quanto abbiamo parlato insieme? Quanto tempo abbiamo trascorso insieme?) o di calcolo, ma solo sul fatto di essere un dono inaspettato.

Un dono d’amore vero, autentico, che tutto sopporta e tutto spera, che sa starti vicino sempre e comunque, anche se distante, anche se in “silenzio”.

E ringrazio Dio di tutto cuore per questi doni inaspettati che sono segno vivo e presente del suo amore per me.

Per il dono che sei tu nella mia vita.

 

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