Ludwig

Heart speaks to heart


Lascia un commento

Nota a margine di una giornata

L’altra sera ascoltavo la testimonianza di un missionario Comboniano che ha esordito più  o meno così:

Mentre annuncio Cristo alle persone, è Lui che cerco.

Effettivamente, a ripensarci è così anche per me: mentre confesso, accompagno, ascolto, predico… ho sempre un ritorno che è un di più.

Tante persone, tanti cuori, infinite storie una diversa dall’altra e tutte che cercano qualcosa. A volte pensiamo che la gente sia in cerca di cose come il benessere materiale, posizioni sociali e riconoscimenti pubblici, ma più profondamente cercano altro.

Il Comboniano continuava il suo racconto:

In una parte povera dell’Africa chiesi ad una ragazzina rimasta orfana e cresciuta con gli zii quale fosse il suo sogno. Rispose di getto: avere una macchina da cucire per poter essere indipendente e poter contribuire al sostentamento della famiglia.

Poi dopo un lungo silenzio che sembrava interminabile, a testa bassa aggiunse: non è vero, non voglio una macchina da cucire, ma mia mamma.

Ecco perché questa vignetta  è una pagina di Vangelo in un tempo in cui la parola amore è confusa in mezzo a mille cianfrusaglie esistenziali che non ci danno mai pace perché ci chiedono di sacrificare sul loro inutile altare il nostro tempo, la nostra vita.

Il nostro cuore.

Ma, in fondo in fondo, cosa cerco di più di un semplice, ma sconfinato gesto di Amore  che sa di eternità?

Dolcetto


Lascia un commento

La cura

«Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde».

(Lc 11,23)

Ancora una volta Gesù mi mette davanti ad una evidenza così palese che diventa ben nascosta.

Lo stato di inquietudine che per ora vivo in relazione all’ambiente che mi circonda, mi porta spesso a dimenticare che è inutile cercare di fare il bene e scervellarsi a riguardo: quello che più conta è capire quale bene Dio vuole che faccia.

La presenza e la testimonianza del Regno non passa primariamente attraverso le mie opere buone, ma attraverso l’adesione del mio essere, di tutto il mio essere, a Gesù. Il resto ne è una conseguenza.

Per questo le parole di Gesù suonano in maniera categorica e repentina: è uno di quei casi in cui il Signore mi mette davanti ad una scelta ben chiara senza possibilità di giustificazioni o di fuga.

Con Lui o contro di Lui.

O Regno o divisione.

A volte pensiamo che Gesù sia un simpaticone, ma queste sue parole ci rivelano il contrario: Lui sa toccare i miei punti deboli, i miei nervi scoperti e, di conseguenza, rende la relazione poco piacevole.

Ma Gesù, in fondo, non apre ferite, ma mi mette davanti agli occhi quelle che già ho proponendomi una cura di felicità eterna che non ha nessuna controindicazione, se non quella di saper sorridere di cuore in tutte le situazioni della vita.


Lascia un commento

I saldi di Dio

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

(Mt 10,5-8)

 

La frase è incastonata come una gemma preziosa all’interno del discorso missionario e sottolinea, a prima vista, la gratuità del dare.

Ed è vero.

Rimane da capire cosa dare in maniera così totale.

 Ad una prima lettura si potrebbe pensare che quello che dovrebbe essere impiegato sia il proprio tempo, le proprie doti e capacità: pure questo è vero.

Ad un secondo livello, un po’ più profondo, si può leggere uno spendersi totalmente, un dare la vita per gli altri, specialmente per chi vive (apparentemente) in “pochezza” di vita: è come se si trattasse di una giusta ridistribuzione tra chi ha avuto tanto e chi ha avuto poco o niente dalla vita.

Pure questo è evangelicamente coerente e vero.

Ma a mio avviso c’è un di più a cui non avevo fatto caso o a cui non ero arrivato.

I primi due livelli di lettura hanno un senso, almeno per me, ad una condizione: il rapporto tra ricevere e dare non si pone tanto su un piano di cose da fare, ma nella dimensione della più assoluta gratuità dell’Amore.

Il Signore non mi chiede tanto di dare la mia vita per gli altri, quanto di amare gli altri come Lui mi ama: la mia vita è una conseguenza di essere amato da sempre, ragion per cui non è primariamente che sono chiamato a dare la vita per gli altri. Sono innanzitutto chiamato a dare/amare gratuitamente, a rendere presente questo amore a perdere e senza ritorno: il dare la vita per gli altri, così come ha fatto Gesù per me, è solo una conseguenza, una testimonianza forte oltre ogni dire ed immaginazione.

 Da qui deriva un’altra conseguenza molto pregnante: se non ho la consapevolezza di essere non solo amato, ma semplicemente L’AMATO, cosa posso dare gratuitamente? 

Il sentirsi amato rimane l’unico luogo, l’ultimo spazio in cui sperimentare e vivere un’assoluta gratuità di vita.

Tutto il resto è un di più.

Gratuito.