Ludwig

Heart speaks to heart


Lascia un commento

R.I.P.

RipNella puntata precedente abbiamo visto l’importanza del lavoro nella Bibbia e come questo abbia dei connotati ben precisi: è a favore e per il bene non solo del singolo, ma della collettività; dovrebbe essere motivo di costruzione di fraternità; se lo si assolutizza come unico modello di vita diventa un padre/padrone che schiavizza e disumanizza l’uomo.

 In questo altro articolo vediamo il risvolto del lavoro biblico, ciò che gli dà senso e compimento: il riposo.

 Riprendendo il racconto della creazione che troviamo nei primi due capitoli del libro della Genesi (qui) notiamo un particolare interessante: tutti i sei giorni della creazione convergono verso il settimo. L’armonia della creazione iniziale trova il suo compimento definitivo nel giorno del riposo che non si identifica il un “dolce far nulla” di Dio, ma – dice il testo –

Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.

(Gn 2,3)

È l’unica volta durante tutto il racconto in cui Dio benedice un giorno: questo significa, per la mentalità della Bibbia, che il settimo giorno è fonte di benedizione e di fecondità. In altre parole, Dio non lavora per poter riposare, né tantomeno riposa per poter lavorare di più!

 In questo sapiente equilibrio l’uomo trova lo spazio e l’occasione per essere sempre più uomo e sempre meno una macchina da produzione: quel che ci aiuta a crescere come uomini è quel riposo ad immagine del settimo giorno, in cui abbiamo il tempo necessario per bilanciare la nostra vita tra le attività della settimana e lo spazio psicologico per sentirsi pienamente e autenticamente se stessi.

Lo stesso Gesù, per quanto santa possa essere la missione affidata ai suoi apostoli, dice chiaramente davanti ad un eccesso lavorativo:

“Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”. Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.

(Mc 6, 31-32)

 È un tratto umanissimo di Vangelo che mette l’accento sulla comunità di Gesù: sono gli amici che si ritrovano da soli per starsene tra loro in santa pace, non per oziare, ma per poter ritrovare loro stessi.

Nel vero riposo si ha la possibilità di entrare più pienamente nella nostra vita: è il tempo di riscoprire l’equilibrio tra presenza a se stessi e presenza agli altri. Solo il vivere autenticamente il riposo, gustarlo nelle sue tante sfaccettature umane (la lettura, l’arte, le passeggiate in natura, la musica, la buona compagnia…) ci fa comprendere come il tempo abbia una sua “sacralità”. Ad una condizione: essere “padroni” del tempo per scoprirsi sempre più veri uomini.

Annunci


1 Commento

Sonetto 116

Non sia mai ch’io ponga impedimenti all’unione di anime fedeli;

Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l’altro s’allontana.

Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;

è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.

Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;

Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:

se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

W. Shakespeare, Sonetto 116


2 commenti

Tempo opportuno

«Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre».

(Lc 7,15)

 

Quello che mi colpisce in questo passo non è tanto il richiamare alla vita un ragazzo morto, quanto il restituire il redivivo alla madre.

In effetti non penso che abbia molto senso che qualcuno possa vivere indipendentemente dagli altri: la vita che mi viene donata non è solo per me, ma è un dono per gli altri, dono che viene direttamente dalle mani di Dio.

Il passaggio dal peccato alla Grazia è sempre una restituzione ai fratelli, a chi, per primo, ci ama in maniera più autentica e profonda.

In questi giorni di campo tanti si sono seduti a parlare e molti sono stati restituiti alle proprie famiglie con un pizzico di vita autentica in più.

Ritornato nella mia casa, anche io vengo restituito al mio ambiente con un briciolo di consapevolezza in più sulla mia vita interiore, tra ragnatele, polvere e spiragli di luce. Certo, a volte rimangono incomprensibili determinati avvenimenti, ma il tempo e la pazienza appartengono a Dio soltanto, mentre a me tocca vivere la pazienza in attesa del tempo opportuno.


1 Commento

La via

Un giovane chiese a un santo eremita:

“Dimmi la via più veloce per arrivare a Dio!”.

Sorridendo, l’eremita rispose:

“Mangia uno di quei funghi”.

Il giovane, sorpreso, esclamò:

“Ma sono velenosi!”.

“Appunto”.

disse l’eremita.

Non ci sono scorciatoie per arrivare a Dio: ci vuole tutta la vita.

da: Bruno Ferrero, C’è ancora qualcuno che danza, LDC


1 Commento

Il sacrificio del tempo

Lungo questi ultimi anni ho capito pian piano che ci sono persone che sono diventate essenziali nella mia vita, non nel senso di indispensabili a qualunque costo, ma che senza loro avrei perso una buona parte della mia umanità.

L’essenziale è un’altra cosa o, meglio, un’altra Persona, che però ha messo sulla mia strada (e continua a farlo) dei simili che mi hanno aiutato non solo a crescere come uomo, ma primariamente come uomo di fede ed è per questo che sono divenute per me essenziali.

Qui non sto parlando di amici di cui posso sentire la mancanza o di cui vivo la distanza, ma di relazioni così profonde che toccano il mio spirito nel profondo e che nessun chilometro riesce a separare dalla mia coscienza e dal mio cuore.

L’aspetto su cui mi sono fermato a riflettere in maniera particolare in questo periodo, è il tempo, perché le relazioni, di qualunque genere esse siano, lo richiedono in sé.

Ma c’è un di più con chi è essenziale: è il sacrificio del tempo. È un’esperienza che trovo affascinante oltre ogni dire e che mi coinvolge pienamente, perché il pensare a queste persone, il pregare per loro al ritmo dei battiti del mio cuore, il parlare con loro non è mai tempo perso, ma è un vero e proprio sacri-ficio: è un rendere sacro il tempo condiviso che prende il gusto dell’eterno.

Il condividere, allora, diventa tempo di salvezza e mai un semplice e meccanico incedere di attimi consecutivi: è una ricchezza che travalica ogni aspettativa e che mi aiuta a comprendere quanto effettivamente possiamo essere vicini e simili, nonostante la nostra individualità e singolarità. Quanto, alla fin fine, possiamo tessere frammenti di infinito in questo tempo che è destinato a compiersi.



Lascia un commento

L’abbraccio della Croce

Ormai sono più di dieci anni che vivo un’avventura che ha dello straordinario, dei colori così vari e nello stesso tempo forti ed indefiniti che continua ad essere una sorpresa continua, sempre meravigliosa.

Nonostante tutto.

Quello che risulta essere forse più difficile da gestire è l’abbandono, il distacco dalle persone incontrate lungo tutti questi anni, lungo strade inimmaginabili prima. Forse è la cosa che più colpisce chi guarda da fuori il genere di vita che conduco: tanti sacrifici per costruire relazioni, tante amicizie (spesso autentiche) costruite e poi via, si parte di nuovo.

Si ricomincia di nuovo.

Tutto daccapo.

Come questo punto.

Umanamente non è spiegabile, perché si tratterebbero di traumi infilati uno dietro l’altro, di una sofferenza dovuta al distacco moltiplicata per tutte le persone che ho incontrato. Ma alla luce della fede, di fatto, si chiama purificazione.

Il Signore ha scelto di essere inchiodato alla Croce per non poter più chiudere le braccia e trattenere così qualcuno, fosse anche la sua Madre. E’ un abbraccio cosmico, nel senso letterale del termine, che cioè abbraccia tutto l’universo.

E siccome non sono Dio (per fortuna), ogni tanto i MIEI chiodi si allentano e c’è bisogno di qualche martellata che rimetta le cose al giusto posto.

Sotto un certo punto di vista, per me, non è questo il tempo vero degli abbracci: quello deve ancora arrivare e il quando lo sa solo Lui.

E’ allora che mi saranno tolti i chiodi dalle mie mani per poter abbracciare tutti in un abbraccio senza inizio e senza fine.