Ludwig

Heart speaks to heart


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In questo inizio di Quaresima

In una terra non arata dal dolore il frutto sarà condannato all’inconsistenza (Lc 8,13).

Sono molte le vanità che si insinuano in noi, ma la vanagloria più comune tra noi, benché sembri paradossale, è quella del disfattismo.

Ed è vanagloria perché si preferisce essere generale degli eserciti sconfitti anziché semplice soldato di una schiera che, sebbene decimata, continua a lottare.

Quante volte sogniamo con piani espansionistici propri di generali sconfitti! Curiosamente, in quei casi, neghiamo la nostra storia di Chiesa che è gloriosa perché è storia di sacrifici, di speranze, di lotta quotidiana.

Di una fede che ha trionfato in mezzo a risorse umane molto precarie, che anziché sconfortare incoraggiavano i nostri antenati.

Perché la loro speranza era più forte delle contraddizioni.

(Jorge Mario Bergoglio, In Lui solo la speranza, 13)

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Per i miei amici (sul finir dell’anno)

Nella speranza infatti siamo stati salvati.

(Rm 8,24)

È bello sentire come in questi giorni vibri in maniera distinta questa certezza legata ad una speranza che non è un’incognita casuale, ma che è attesa della certezza.

Certezza che ha la stessa evidenza della fede.

E la fede ha la stessa consistenza di una relazione che tiene sveglio il cuore e sempre presente alla mente la persona amata.

Ecco perché la mia crescita umana e spirituale camminano di pari passo con l’approfondimento delle mie amicizie: quanto più il Signore mi spinge verso loro, tanto più mi riporta a sé con una più profonda coscienza di me e di Lui.

È una Grazia proteiforme, che si manifesta in mille volti e in mille storie, ma che alla fine convergono tutte verso un unico punto: il cuore di Dio.

È in questa certezza che sono salvato, anche quando certe strade sono poco illuminate, accidentate o totalmente al buio: alla fine il punto di arrivo è uno e tocca a me camminare.

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Buon anno!

Anno: periodo fatto di 365 delusioni.

Ambrose Bierce

Di sicuro i social network amplificano umori e malumori, ma proprio questo fine anno sembra declinarsi alla voce pessimismo, con una spruzzata di emodepressione ineluttabile.

Sembra di muoversi sospesi tra illusioni passate mai realizzate ed aspettative future di auguri e desideri degni delle migliori favole a lieto fine.

Il rischio, per farla breve, è di trovare qualcuno (o forse più di uno) che prenda sul serio la citazione sarcastica di Bierce.

Tutte le recriminazioni sull’anno che si sta chiudendo sembrano avere a che fare con una emotività superficiale, senza nulla togliere alle fatiche del vivere quotidiano, ma tant’è: la vita è un continuo “back to black“.

Rimane di fatto una vita che continua con prepotenza ad imporsi prima di ogni ragionamento più o meno profondo: una vita da affrontare nella sua concretezza e nelle sue esigenze, per quello che è e non per quello che dovrebbe – secondo quale dio, non so – essere.

È partendo da qui che riesco a non abdicare ai miei sogni e alle mie speranze, felice di quest’anno che si sta chiudendo ed inquieto per quel pizzico di curiosità per quello che mi aspetta.

Anno: periodo fatto di 365 scoperte.


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T F R

«Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio».

(Mc 12,17)

Se la parola “Cesare” la sostituiamo con la  parola “peccato”, forse tutto diventa più chiaro e meno oscuro.

Il tributo a Satana è il peccato: lui, che è il Cesare di questa terra, riscuote quest’unico salario che, all’apparenza, appaga ogni nostro desiderio, ma il cui vero volto rischia di essere quello della disperazione.

L’unico cuneo tra peccato e disperazione, tra Satana e morte rimane la speranza in un Dio che mi vuole in piedi e non prostrato nella polvere del dolore o, peggio, nel fango della mia miseria.
È
la speranza che nasce dalla consapevolezza che noi siamo di Dio e che, dunque, siamo chiamati a dare in tributo noi stessi a Dio.

Così come siamo.

Senza sconti o sopravvalutazioni.

È qui che la mia speranza affonda le sue radici per trovare il nutrimento necessario per crescere, svilupparsi e portare molto frutto. È questa la strada che porta alla serenità del cuore e alla vita vera, la strada che sembra difficile solo perché è diametralmente opposta a quella del peccato, ma il cui traguardo è molto più vicino di quello che pensiamo e molto più bello di quello che ci aspettiamo.

E non ci sono vie di mezzo o scorciatoie: queste appartengono al Cesare della morte, mentre al Signore della vita possiamo offrire un sentiero lungo quanto la nostra vita, segnato dalle orme dell’amore.


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Il mio cuore e Il mio tesoro

«Accumulatevi invece tesori nel cielo». (Mt 6,20)

 

In questi due anni il Signore mi ha concesso di vivere diverse esperienze, tutte belle, che mi hanno aiutato (e mi stanno aiutando) a scendere nel profondo del mio cuore ed un po’ del suo: alcune sono state crocifiggenti e mi hanno aiutato a comprendere con la vita e lo spirito cosa significhi sforzarsi di amare a tutti i costi e cercare di ricostruire l’unità a costo di dover uscire dalla vita di persone che ho sempre ritenuto importanti.

Ma in questo cercare di voler compiere la sua volontà piuttosto che la mia, ho trovato grande pace ed un amore che continua a sovrastarmi in maniera incommensurabile.

 

Sto imparando che i tesori da accumulare nel cielo hanno un nome, un cognome, un viso ben chiaro, una voce, una vita che inizia da lontano e che ha ancora molto davanti; hanno tante attese e speranze, anche se a volte impattano con delusioni ed arrabbiature. Ma – e questo è l’aspetto più bello – hanno tanto amore dentro, in maniera più o meno consapevole, in modo più o meno maturo e gratuito. Tutti, comunque, che si sforzano di cercare, trovare e camminare sulla strada della propria felicità: quella autentica.

E più passa il tempo, più mi rendo conto che tutto questo amore non andrà mai perduto, nonostante le incomprensioni; le ferite inflitte in maniera reciproca spesso modo involontario; gli allontanamenti a volte forzati; i lunghi silenzi che però sono sempre carichi di affetto, di vicinanza, di presenza, di amorevole premura.

 

Tutto questo amore lo stiamo accumulando nel cielo e già brilla di una luce che non conosce tramonto.

È una scia d’amore, quella che ci lasciamo alle spalle: a volte ce ne dimentichiamo, perché sta dietro di noi, ma basta voltarsi indietro per capire e contemplare la bellezza di quello che stiamo seminando.

E sono sicuro di un’altra cosa: siccome l’amore si nutre di amore, ci sono altri che guardando a quanto ci possiamo e ci sforziamo di volerci bene, in qualche modo vengono “toccati” dentro…

 

«Là dove è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21): il mio cuore è con voi perché siete voi il mio tesoro.

Per questo «ho desiderato ardentemente di mangiare questa pasqua con voi» (Lc 22,15).

                       Koder - Emmaus 2