Ludwig

Heart speaks to heart


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Il Dio nudo

«Ma Erode diceva: “Giovanni l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui del quale sento dire tali cose?. E cercava di vederlo».

(Lc 9,9)

Le folle di tifosi davanti agli stadi o di fan sotto l’albergo dove si trova di passaggio il proprio idolo, sono un ottimo commento a questo passo di Vangelo: la cosa essenziale è innanzitutto vedere quello che si aspetta con tanta ansia e quindi sperare che succeda qualcosa di particolare (un autografo, una stretta di mano, una fotografia…) da raccontare a chi non c’era in quel momento.

Con tutto quello che ne consegue: orgoglio e fierezza per chi c’era, invidia e rassegnazione per chi era assente.

In fin dei conti si cerca sempre di portare a casa  una reliquia da venerare.

Lo stesso capita con Gesù: spesso andiamo in cerca della sua persona non tanto per avere l’opportunità di farci una bella chiacchierata, quanto per averne una stupida reliquia che può prendere vari nomi: pace interiore, benessere, orgoglio spirituale, grazia da ottenere, cieco e fanatico devozionismo o sordo sentimentalismo.

È come se fossimo in grado di ridurre Dio ad un maggiordomo che soddisfa le nostre necessità e richieste: così, mentre pensiamo di averlo raggiunto, Lui si trova lontanissimo da noi.

O meglio: noi da Lui.

La nostra voglia di vedere Gesù ha senso solo quando veniamo mossi da una domanda: «Maestro, dove abiti?» (Gv 1,38), che ha una sola risposta: «Venite e vedrete» (Gv 1,39).

Di Gesù non possiamo portare via niente, ma solo scegliere di incontrarlo così com’è, perché il nostro è un Dio nudo.


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Per Michela

“Per diventare virtuosi del violino occorre possedere due qualità: saper ascoltare e saper sentire.

Johannes possedeva entrambe tali qualità. Egli sapeva scoltare il proprio strumento. E sapeva sentirlo vibrare all’interno di sé.

Ogni giorno, dall’alba al calar del sole, egli si consacrava alla propria arte.

Talvolta suonava con una passione tale da fargli passare l’intero giorno con gli occhi chiusi ad ascoltare le proprie emozioni. Sprofondato in sé e nella musica, era tuttavia in grado di vedere il mondo meglio di chiunque altro, poiché laddove i suoi occhi erano chiusi il suo cuore era aperto alla luce”.

violin

        Maxence Fermine, Il violino nero.