Ludwig

Heart speaks to heart


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Carpe diem: ammazza il tempo!

In questo ultimo periodo della mia vita, spesso mi capita di riflettere su un modo di dire che ha a che vedere con quello che faccio durante la giornata:

ammazzare il tempo.

A maggior ragione in questi giorni di preparazione alla Santa Natività, mi rendo conto di un paio di cose (in ordine sparso):

  1. Il tempo non ha una connotazione neutrale o asettica, come spesso mi capita di pensare, ma è il “luogo”, l’ambiente in cui manifesto la mia moralità, il mio vivere, il mio modo di pensare il mondo e, di conseguenza, di relazionarmi con esso.
  2. Il migliorare le mie relazioni richiede tempo: il che significa che non è un automatico né immediato cambiare il mio modo di vedere me stesso ed il mondo che mi circonda. 

Per quanto mi riguarda, faccio esperienza di una verità: non sono io che ammazzo il tempo in qualche modo, quando non ho niente da fare, ma è il tempo che ammazza me quando non so o non voglio riempirlo in maniera costruttiva

In senso più profondo, nella mia vita questo succede a maggior ragione quando non permetto a Dio di abitare la mia esistenza, la mia quotidianità. Se il mio vivere è in Lui e per Lui oppure quando mi allontano, in un modo o in un altro, da Lui.

Ed ecco che riscopro il senso del Natale: Dio che si fa uomo abitando il tempo, la ferialità di ogni giorno, per farmi comprendere in maniera chiara ed univoca che il tempo ha un senso eterno. Perché è quando scelgo di amare che sto tracciando a fili d’oro la mia storia  tessendola di eternità.

Allora forse sono ancora  in tempo per costruire, a partire da ora, qualcosa che va al di là del tempo stesso.

Carpe diem…

Carpe-Diem1