Ludwig

Heart speaks to heart


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Cosa fare? niente!

Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?

(Mt 19,16)

La risposta che mi viene in mento è: niente! Perché non c’è niente di buono che possa fare per avere la vita eterna.

Ricondurre la propria felicità a delle cose da fare significa deresponsabilizzarsi, per fare della sequela di Gesù un “timbrare il cartellino” piuttosto che una scelta di amore più o meno consapevole.

È per questo che Gesù con somma sapienza e terribile pazienza sta al gioco – almeno inizialmente – del giovane ricco: lo costringe a smascherarsi e a mettersi di fronte alla realtà della sua vita, di fronte ad un imperativo che non può venire semplicemente dall’esterno, come ad una norma a cui adattarsi, ma che cerca nella verità del profondo le risorse per una risposta.

È proprio quando mi guardo nel profondo che corro il rischio del bivio: da una parte me, con il mio inseparabile carico di miseria e dall’altra la sovrabbondante grazia di Dio, che rischia di farmi dimenticare la mia debolezza insuperbendomi.

Penso che la sapienza di una giusta risposta si trovi nel saper guardare tutt’e due le strade in maniera inclusiva e non semplicemente o banalmente esclusiva.

Il Signore mi chiama ad un sano realismo su di me e sul mondo con la dolcezza della carità, ma anche con la fermezza della verità: è nel rimettermi nel suo giudizio che trovo la via della mia più autentica felicità.

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L’amore secondo il mondo

Se qualcuno tra voi si crede sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente.

(1Cor 3,18)

Leggere la sapienza (o la stoltezza) come un mero conoscere che afferisce alla sfera intellettiva, penso che sia il passaggio più naturale, ma dall’altra una tentazione: spesso baso il mio prestigio personale sul sapere, che poco corrisponde a quello che Dio vuole da me.

La sapienza di cui parla la Scrittura è invece relativa all’Amore, perché Dio è amore e conoscere Lui significa imparare ed amare come Lui ama: questa è la stoltezza per il mondo. La contrapposizione tra il mondo e Dio sta qui: la qualità dell’amore, che rimane la più profonda forma di conoscenza dell’uomo.

Mentre l’amore secondo il mondo (ritenuto in genere “sapienza”) porta ad una schiavitù sistematica, l’amore secondo Dio (ritenuto “stoltezza” per il mondo) porta alla liberazione e alla pienezza della propria umanità.

Il cambio di prospettiva non è né semplice né banale, né quanto mai scontato perché si tratta di passare da un (soprav)vivere guardano il proprio ombelico, ad un vivere in pienezza relazionandosi con Qualcuno che è più grande di me.

Dov’è la vera sapienza?


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La via

Un giovane chiese a un santo eremita:

“Dimmi la via più veloce per arrivare a Dio!”.

Sorridendo, l’eremita rispose:

“Mangia uno di quei funghi”.

Il giovane, sorpreso, esclamò:

“Ma sono velenosi!”.

“Appunto”.

disse l’eremita.

Non ci sono scorciatoie per arrivare a Dio: ci vuole tutta la vita.

da: Bruno Ferrero, C’è ancora qualcuno che danza, LDC