Ludwig

Heart speaks to heart


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Non io.

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Scusate, ma è più forte di me.

Trovo questo post su una pagina FB di un sacerdote e la cosa mi lascia molto perplesso, perché mi tocca come cristiano e non riesco a vedere in nessuna riga il Vangelo di Cristo risplendere.

Provo a buttare giù qualche ragionamento, senza voler giudicare nessuno, con la speranza che quanto riportato sopra sia una fake.

Il contesto: durante la messa. Cito il buon Ratzinger che in un suo splendido libro (probabilmente dimenticato dai più) del 1973 intitolato “Dogma e predicazione” scrive:

“Parlare della crisi della predicazione è ormai divenuto oggi un luogo comune: il suo contenuto, il suo metodo, la sua collocazione sono ugualmente divenuti discutibili; sorgono tentativi di riforma di diversissima natura, dalla fuga in un rigido biblicismo fino allo schietto dialogo nella comunità, nel quale i presenti si limitano a scambiare le loro opinioni e a cercare eventualmente delle massime per una condotta comune, sulla base di opinioni acquisite insieme. […] Il predicatore non parla in nome proprio […] ma nel nome della chiesa […]. Come la sua fede particolare può sussistere solo ecclesialmente, così anche la parola che suscita e sostiene questa fede, ha necessariamente un carattere ecclesiale“. (pp. 11 e 18)

Mi chiedo come l’affermazione “o sei cristiano o sei Salvini” nutra la fede della chiesa. Probabilmente mi sfugge qualcosa e sarei grato se qualcuno mi aiutasse a capire più in profondità. Se certe omelie mirassero a nutrire la fede della comunità fondandosi sulla fede della Chiesa, queste sì che darebbero i giusti anticorpi per denunciare e combattere le ideologie che vanno contro l’uomo e quindi contro Dio.

Affermazioni perentorie (1): don Alberto ha palesemente ragione. Forse sì o forse no: lo stabilisce per caso chi ha scritto questa affermazione? In Italia vige la legge italiana, che ci piaccia o meno, quindi è compito delle autorità preposte definire i limiti di legittimità di certe affermazioni. La legge è cattiva? Basta formare cristiani in grado di promuovere leggi più giuste. Chiunque sia in grado di farlo, è sempre il benvenuto.

Uso strumentale della Parola di Dio: ho avuto fame… o sei Salvini. Perdonatemi, ma mi sfugge il nesso tra le due cose. E ritorna la domanda: in questa affermazione cosa sta nutrendo la fede della comunità? Detto ancora in altro modo: mi pare che i cristiani, ed in particolare i sacerdoti nel loro ministero di confessori, predichino la distinzione tra peccato e peccatore, fondato esattamente sull’insegnamento e l’esempio di Cristo. Un esempio su tutti nel Vangelo, se non ricordo male, è quello dell’adultera che si conclude con la famosa espressione: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei“. Gesù critica i sistemi di pensiero e si scaglia contro i modi di fare  che vanno contro la salvezza dell’uomo e chiede la conversione: un conto è criticare il pensiero di un movimento politico o un’ideologia, un altro una persona. Che sia Salvini, Pol Pot, Hitler… La verità è che il cristiano fa sempre fatica a riconoscere nel “cattivo” di turno un figlio di Dio uguale a lui, perché pure per lui Cristo è morto. In quel post si manifesta l’esclusione di una persona dalla grazia redentrice della passione di Cristo. E ripeto ancora una volta – forse perché è la cosa che mi fa più male: un conto è non essere d’accordo con una ideologia (qualsiasi essa sia), un altro è essere contro una persona…

San Giovanni Bosco. Come tutti i santi che vivono il loro amore per Cristo e la sua Chiesa, amava ripetere, a chi tentava di tirarlo dentro a qualche partito politico, che la sua politica era – ed è – quella del “Padre nostro”: può suonare come un non volersi mescolare nel confronto dialettico che si svolge nella società, mentre in realtà è un’affermazione proprio in senso contrario. Quanti politici hanno cambiato il corso della storia? Quanti santi della Chiesa di Cristo hanno cambiato il corso della vita dell’umanità?

Affermazioni perentorie (2): siamo tutti con te. Per me questa è un’affermazione in cui serpeggia un filo di arroganza, per un semplice motivo: chi ha costituito questa persona portavoce dell’umanità? è chiaro che se qualcuno volesse dissentire da questa affermazione che conclude un post scritto, mi pare, sull’onda emotiva, si ritrova ad essere il mostro che non ha capito nulla. Anziché usare il linguaggio del Vangelo, si usa lo stesso linguaggio del “nemico”. E questo mi fa molto riflettere sul sistema di pensiero che sta dietro al post. 

In conclusione. Ci vuole il coraggio di assumersi le responsabilità in prima persona. Che don Alberto abbia la forza di portare il peso della sua scelta, che non è la mia. Mi dispiace, caro don Alberto, non sono tutti con te. Non io, almeno. Lo sai benissimo che nemmeno i preti sfuggono alle conseguenze del peccato originale e sbagliano come tutti gli uomini: non siete una specie protetta al di fuori di questo povero mondo. Proprio per questo ti sono umanamente vicino e prego perché il Signore ti sostenga nel tuo ministero di sacerdote della Chiesa di Cristo.

 

 

 

 


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La spiritualità del bruco

«Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio».

(2Cor 8,5)

 

La dinamica della sequela nel Regno è sempre la stessa: lasciare tutto per Dio e in Lui ritrovare molto di più di quello che si è lasciato.

Ma se questa dinamica rimane sempre la stessa, è pur vero che gli fa ottima compagnia la medesima tentazione: una volta deciso di seguire il Signore, attacco il cuore al di più che il Signore mi dona.

Per questo la mia sequela è una continua catarsi, un continuo aderire per poi staccarsi e, anche se fa umanamente male, è l’unica strada per orientare il cuore verso il Signore. Ed ogni volta è sempre un di più colmo di pace, gioia e serenità.

 

Il punto nodale di tutto questo si pone nella volontà salvifica del Padre: siccome lui vuole salvi i suoi figli, ogni volta che dico di sì alle sue proposte (per quanto oscure ed incomprensibili possano essere all’inizio) permettono il compiersi di un altro segmento della Storia della Salvezza. È per questo che le mie risposte di adesione al Signore, anche quando sono umanamente incomprensibili e dolorose, non sono indifferenti al resto dell’umanità presente e futura: la redenzione della storia e la felicità di tutti gli uomini passano anche attraverso i miei “sì” detti per amore all’unica Persona che ci vuole realmente felici.

 

Qui.

 

Ora.

 

E per l’eternità.


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Il viaggio di una Vita

Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.

Rm 5,10-11

 

Salvati mediante la sua vita.

Sono queste le parole che  mi sono rimaste impresse nella Liturgia di oggi, perché, ancora una volta, si aggrappano con forza alla mia vita e risuonano dentro con tenacia.

Ripenso a tutto quello che ho vissuto lungo questi giorni di incontri: alla fine il viaggio più lungo si è dimostrato più lungo del previsto. Incontri, lunghe chiacchierate, sguardi silenziosi ma carichi di attese, lacrime, abbracci che comunicano una vita intera ed un cuore che batte forte e  che non vuole arrendersi.

E in tutto questo vivere, in tutto questo dolore e in tutta questa gioia, rimane alla fin fine questa Parola che mi accoglie nel ritorno alla mia comunità:

Salvati mediante la sua vita.

Rivedo i visi e gli sguardi di chi è riuscito a capire questo e cerca di camminare, nonostante tutto, verso la vita vera. Ma anche di quelli che sono ancora lontani e cercano la propria felicità fuori di se stessi.

Gli uni e gli altri figli amati dal Padre, per i quali Cristo è morto.

Specialmente per me.

Figlio amato e “scellerato”, ma sempre perdonato ed amato ancora di più. Da qui la tanta serenità che deriva da questo splendido passo di Paolo.

La vita, la mia vita, è così: più mi allontano dalla sua Vita, più la mia inaridisce, diventa infedele, fragile,soggetta a cadute e alla tentazione della disperazione.

Più mi avvicino alla sua Vita, più il mio cuore si allarga e si riempie di un amore, troppo grande per me, difficile da contenere…

È in questo avvicinarsi al Cuore del Padre che ritrovo tutti voi, che riesco, in qualche maniera, a condividere le vostre croci e ad esultare con voi, per i vostri progressi di una vita di fede che non è mai qualcosa di astratto. Ma concretezza di un amore attento e premuroso, che sa farsi, quanto più si avvicina alla Vita, un dono grande per tutti.

Un dono immenso per la mia inutile vita.