Ludwig

Heart speaks to heart


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Figli o figliastri?

«Invece quello a cui si perdona poco, ama poco».

(Lc 7,47)

 

È vero: dietro il rapporto del perdono c’è una reciprocità d’amore molto profonda.

È un qualcosa di molto diverso il chiedere scusa e lo scusare ed il chiedere perdono e perdonare. Nel primo caso si tratta di un qualcosa che rimane molto superficiale rischiando l’anonimato tra le persone coinvolte e che difficilmente le mette in discussione riconoscendosi tra loro come individui alla pari: l’ambito dello “scusa!” ha sempre un retrogusto di un’asimmetrica superiorità e disuguaglianza.

 

Il perdono, invece, mette in discussione le persone coinvolte.

Chi chiede sinceramente perdono fa una violenza d’amore a chi sta di fronte, perché la costringe, in qualche modo, ad una doppia scelta: o chiudere il proprio cuore in un egoistico dolore dovuto ad un orgoglio ferito, oppure lo apre ad una risposta d’amore che riconosce la dignità dell’altro come pari.

E difficilmente ci reputiamo pari agli altri e, men che mai, inferiori: da qui nasce la nostra incapacità di chiedere perdono e di perdonare in maniera completa e decisa.

 

La responsabilità del perdono è in ordine anche nell’aiutare l’altro a crescere nell’amore: quando riesco a perdonare, nell’altro libero una forte carica di amore e riconoscenza.

 

Il perdono non tocca in maniera esclusiva la parte offesa, ma, prima di tutto, la primaria (e spesso inconscia) esigenza di essere riconosciuti figli di un Padre che ci ha perdonati con il suo sangue prima ancora che glielo chiedessimo.



10 commenti

L’amore è inutile!

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.

Gv 15,12

 

Pian piano mi sto rendendo conto sempre di più di questo: più approfondisco il legame con certe persone a me particolarmente care, più mi rendo conto che l’amore è inutile.

 Quante cose che vorrei fare per queste splendide persone che arricchiscono in maniera inesauribile la mia vita, specialmente quando vivono momenti di difficoltà.

Così come ho ben chiaro che lo stesso farebbero loro per me.

Come se, alla fine dei conti, amare equivale a “fare” qualcosa per la persona amata.

Per te.

 La distanza fisica e spaziale (più o meno forzata) che sto vivendo, mi sta aiutando a capire proprio questo: che l’amore è inutile. Cioè non-utile, non ricerca, in fin dei conti, una qualche utilità.

 Potresti obiettare che l’amore ricerca la felicità dell’amata/o.

 Vero.

 E falso.

 Perché la felicità personale (la tua felicità) è sempre una RESPONSABILITA’ personale, sulla quale non posso permettermi di esercitare nessuna coercizione, perché c’è di mezzo la tua libertà.

 L’amore è inutile.

 L’amore ama e basta!