Ludwig

Heart speaks to heart


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(In)Fedele

Ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore.

(Os 2,22)

 

In questa catena di riflessioni che la liturgia mi propone, ancora una volta la mia attenzione viene catturata da un’espressione che mi rivela e mi ricorda il volto di Dio e la mia esperienza di Lui.

Quello che fa da perno alla mia esperienza è proprio la fedeltà: del resto non riesco a credere che si possa vivere un’autentica e profonda esperienza d’amore senza il chiodo che tiene il tutto insieme, nonostante le burrasche della vita. La fedeltà di Dio per l’uomo passa attraverso un chiodo e ne è la testimonianza perenne: quello che inchioda le mani e i piedi di Gesù alla Croce. È un’epifania di amore molto dura e cruda, ma che non si disperde in rivoli di farneticazioni filosofiche che portano a qualche giustificazione.

Quello che difetta è la mia fedeltà, pronto a metterla da parte o dimenticarmene appena iniziano a soffiare i venti della stanchezza e a cadere la pioggerellina insistente delle tentazioni.

La strada del mio matrimonio si chiama “resistenza”, sorella siamese di fedeltà: resistenza all’uomo vecchio e fedeltà al mio vero io, che è somiglianza ad un Padre che incessantemente mi ricorda dove sia la mia vera casa.


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A proposito di sbornie…

«Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: il vecchio è buono».

(Lc 5,39)

 

Il contesto culturale in cui ci troviamo è davvero particolare perché ci ha ormai abituati a vivere in maniera rapida ed efficiente i cambiamenti imposti dal sistema dei consumi: tutto cambia e diventa vecchio in tempi rapidissimo, dimenticandoci velocemente di quello che c’era prima.

E noi siamo disposti ad adeguarci supinamente a tutto questo con la convinzione che quanto più siamo “aggiornati” tanto più siamo migliori.

 

Ma questo è solo l’apparenza.

 

I cambiamenti che ci vengono imposti ed il nostro adeguamento a questi toccano solo la superficie della nostra esistenza e, di fatto, ci lasciano inchiodati su posizioni sclerotizzate.

È come se ci proponessero di leggere le istruzioni di nuovi giochi senza però mai mettersi a giocare realmente e, così, non facciamo mai una vera esperienza di vita autentica e profonda: cambiano le copertine, ma il libro della nostra vita rimane lo stesso.

 

È per questo che, secondo me e guardando alla mia vita, siamo fortemente resistenti ai veri cambiamenti, a quelli che toccano e graffiano la nostra esistenza ed è quello che ci ricorda Gesù: continuiamo a bere il vino vecchio pensando che sia il migliore.

O, in altre parole, ci adeguiamo alla volpe che c’è in noi giustificandoci che l’uva è acerba quando, in effetti, l’unica cosa di acerbo è il nostro cuore.