Ludwig

Heart speaks to heart


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Carpe diem: ammazza il tempo!

In questo ultimo periodo della mia vita, spesso mi capita di riflettere su un modo di dire che ha a che vedere con quello che faccio durante la giornata:

ammazzare il tempo.

A maggior ragione in questi giorni di preparazione alla Santa Natività, mi rendo conto di un paio di cose (in ordine sparso):

  1. Il tempo non ha una connotazione neutrale o asettica, come spesso mi capita di pensare, ma è il “luogo”, l’ambiente in cui manifesto la mia moralità, il mio vivere, il mio modo di pensare il mondo e, di conseguenza, di relazionarmi con esso.
  2. Il migliorare le mie relazioni richiede tempo: il che significa che non è un automatico né immediato cambiare il mio modo di vedere me stesso ed il mondo che mi circonda. 

Per quanto mi riguarda, faccio esperienza di una verità: non sono io che ammazzo il tempo in qualche modo, quando non ho niente da fare, ma è il tempo che ammazza me quando non so o non voglio riempirlo in maniera costruttiva

In senso più profondo, nella mia vita questo succede a maggior ragione quando non permetto a Dio di abitare la mia esistenza, la mia quotidianità. Se il mio vivere è in Lui e per Lui oppure quando mi allontano, in un modo o in un altro, da Lui.

Ed ecco che riscopro il senso del Natale: Dio che si fa uomo abitando il tempo, la ferialità di ogni giorno, per farmi comprendere in maniera chiara ed univoca che il tempo ha un senso eterno. Perché è quando scelgo di amare che sto tracciando a fili d’oro la mia storia  tessendola di eternità.

Allora forse sono ancora  in tempo per costruire, a partire da ora, qualcosa che va al di là del tempo stesso.

Carpe diem…

Carpe-Diem1


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Betania

Ho provato a cercare quale potesse essere il significato di questa parola, ma non ho trovato un significato univoco. Di fatto rimane un luogo privilegiato per Gesù e per la sua avventura umana, perché è il luogo dove stanno i suoi più cari amici: Lazzaro, Marta e Maria.

Allora permettetemi una forzatura, ma mi piace pensare che il suo significato sia “casa dell’amicizia o della “grazia”.

Perché sto continuando a comprendere come le vere relazioni siano plasmate da un amore autentico, puro, condiviso e difeso, custodito e curato che cerca la relazione in quanto reciprocità di una diversità complementare, che segna una novità continua, inesauribile.

E’ pur vero che imparare ad amare come Gesù pone davanti al rischio dell’incomprensione:

Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo.

(Gv 15,19)

Per questo motivo le relazioni che più mi hanno segnato e che continuano ad accompagnarmi sono indubbiamente soggette ad essere lette in maniera poco comprensibile, perché sono un’esperienza che esula dalla “normalità” del vivere comune: basti pensare a quanto il mondo abbia ricamato sul rapporto tra Gesù e la Maddalena…

Di fatto queste amicizie sono luoghi in cui lo Spirito si manifesta in tutta la sua potenza: Lui che è il dono fa della relazione un costante dono il cui frutto è amore, gioia e pace (Gal 5,22).

E’ per questo che certe persone sono per me casa: gioia e pace sono le caratteristiche di un profondo amore alimentato dal fuoco dello Spirito.

Chi ha orecchi…

betania2


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Orgoglio di padre

Giovanni rispose: “Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo”.

(Gv 3,27)

Questa espressione del Battista nei confronti di Gesù mi aiuta a mettere un po’ di ordine ad alcune inquietudini della mia vita. Questo anno si sta aprendo foriero di novità, di cambiamenti che non riguardano tanto la mia vita, quanto il tessuto delle mie relazioni: alcune delle persone a me più care si dovrebbero apprestare a chiudere certi capitoli della loro vita per iniziarne di nuovi ed importanti.

Ed un po’ mi sento come il Battista che termina la sua missione di accompagnatore con l’arrivo di Gesù.

Sono situazioni che smuovono il mio attaccamento affettivo e che, se da una parte mi “inquieta”, dall’altra mi lasciano una gioia di sottofondo ed una gratitudine  per poter essere testimone di certi cambiamenti nelle vite altrui.

Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena.

(Gv 3,29)

In questa prospettiva, è bello porsi anche nella parte dell’amico dello Sposo, amico che è presente, ascolta e gioisce per le meraviglie che Dio compie nella vita della sposa, vita che diventa non semplicemente una storia, ma storia di Salvezza.

Non nascondo che mi sento un po’ orgoglioso, come un padre che vede i propri figli crescere, con l’augurio, ma anche con l’impegno, di poter essere pure io un buon padre sulle orme del proprio Padre.

Padre e figlio


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Infinitamente improbabile

E’ proprio di ogni nuovo inizio di irrompere nel mondo come “un’infinita improbabilità”.

(Hannah Arendt)

A volte mi fermo a pensare a quanto ho vissuto finora, a cosa, ma specialmente a chi mi ha in qualche modo segnato.

Se passo in rassegna i volti e le storie delle persone che in questi anni mi hanno accompagnato nel mio viaggio chiamato vita, alcuni sono presenti in modo davvero forte, come se fossero scolpiti sulla roccia del tempo.

Quello che mi lascia più sconcertato è che questi incontri, nel loro inizio, sono stati del tutto “casuali“: persone lontane dal mio mondo, anche spazialmente, ma che adesso sono sempre vicine arricchendo la mia vita in modo unico e speciale.

Se si volesse guardare la cosa da un altro punto di vista, potrei dire che questi incontri sono stati dettati dal “destino: era necessario che le cose andassero così.

In tutta onestà non riesco ad immaginarmi questo intessere relazioni così profonde come dovute alla roulette della vita o legate a qualche catena ancestrale. Tra il caso e la necessità si pone ciò che ci fa uomini capaci di costruzioni d’amore mai immaginate prima: la libertà.

E’ nella loro libertà che questa persona o quell’altra hanno deciso di aprire reciprocamente il loro cuore, di condividere la propria vita in un cammino che riserva sorprese altamente ed infinitamente improbabili, come ogni nuovo inizio che trova nella libertà più autentica la sua ragione: quella di amare.

Così come mi ricorda il mistero di questa Santa Natività. Un Dio che si fa uomo? infinitamente improbabile da pensare, ma così concretamente vero da cui lasciarsi amare.

Felice di essere figlio di un Dio infinitamente improbabile con tanti improbabili fratelli e sorelle da amare.

Probabilmente reale


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La preghiera

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. 

 

Mc 1,35

Questo è uno dei motivi  per cui, alla fine, l’apostolato e gli impegni ad esso legati diventano una bella giustificazione: ridare libertà e dignità a chi malato o indemoniato è un’azione che non ha prezzo per chi è guarito e per chi guarda da fuori, ma rischia di intrappolare e schiacciare chi compie tutto questo.

Certo forse non è il caso di Gesù, così come la sua preghiera non è esattamente come la mia, ma di sicuro il Signore non mi vuole lasciare un semplice esempio da seguire tra le onde più o meno impetuose della mia vita e del mio apostolato.

C’è un di più che va al di là delle parole di qualsiasi preghiera, perché non esistono parole adeguate per esprimere una profonda relazione d’amore: è per questo che nell’ordinarietà della vita di Gesù il Vangelo non riporta le parole di come lo stesso Gesù prega.

Di fatto non è una semplice indicazione di metodo, ma l’eredità di una esperienza di vita che genera vita: un po’ come quando un bambino guarda i propri genitori che si vogliono bene e percepisce, sa di non essere al di fuori di quell’amore, ma di farne costitutivamente parte, iniziando a capire cosa sia amore e cosa significhi amare.

 


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Relazioni (poco) pericolose

«Quanti confidano in lui comprenderanno la verità; coloro che gli sono fedeli vivranno presso di lui nell’amore».

(Sap 3,9)

Fedeltà e amore sono due aspetti tra loro inscindibili e dunque necessari ed essenziali.

Ciò che fa la differenza tra in un rapporto di amicizia è proprio la fedeltà, che si staglia come faro sia nei periodi di quiete, sia nei momenti di difficoltà: del resto un faro assolve al suo compito in maniera più autentica proprio quando le condizioni metereologiche diventano avverse, ragion per cui la mia vita di fede e le mie relazioni sono esposte alle intemperie.

È per questo che la fedeltà va curata, custodita, alimentata e irrobustita: naturalmente parlo della mia fedeltà e non di quella di chi mi sta attorno, perché è da me e dalle mie scelte che dipendono la mia vita di fede e le mie relazioni.

Senza dimenticarmi che la vita di fede è la relazione che dà senso e significato a tutte le altre: è ciò che viene prima, perché è la relazione originaria ed originante di un amore che si riversa senza sosta nel mio cuore in modo sovrabbondante, ma sempre e comunque esigente.

Come solo il vero amore sa essere.