Ludwig

Heart speaks to heart


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Senza inizio e senza fine

Uno dei motivi per cui valga la pena vivere è, per me, l’esperienza di un amore intenso, forte, totalizzante che catalizza tutta la vita, i pensieri, le cose da fare, da sognare, da progettare e, un giorno, da realizzare insieme.

 

Non so se pure a te è capitata la stessa cosa il sentirsi cioè amato da qualcuno e amare qualcuno in maniera tale che quello che si vive abbia i connotati dell’eternità: la tipica espressione è quella del “ti amo da sempre” e la verità sembra risiedere in un amore senza tempo e distanze.

 

Non è un amore qualunque perché ha dei tratti ben precisi che non si possono sostituire con nessun altro: è un amore che ha quel nome e non un altro, quel volto e non altri, quella voce e non altra. È un amore che corrisponde a quella persona e non ad un’altra. È singolare, personalizzato, che riconosce chi sta davanti come unico e solo.

 

Non posso più vivere senza di te”: è la tremenda verità che ci unisce, che ci fa una cosa sola. È un passare dal presente al passato: è un oggi che si estende a ieri per guardare ad un futuro nuovo, diverso, completo, inimmaginabile prima, che si staglia sull’orizzonte dell’eternità in maniera chiara e distinta.

 

È un Amore senza un inizio.

 

È un Amore senza fine.




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La purificazione della memoria

[…] Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. […] Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto.

(Lc 1,30.38)

 

L’Avvento è il tempo che prepara al Natale, che ci aiuta a fissare lo sguardo su un bambino che nasce, un bambino che è Dio.

E questo può sembrare scontato, banale, normale, come ogni Natale.

In questi giorni di Avvento, però, mi è capitato di soffermarmi su un aspetto  particolare di questo periodo che a volte passa nella più semplice quotidianità, come se fossero giorni uguali a tutti gli altri.

Consideravo come l’Avvento sia il tempo della “purificazione della memoria”.

Spesso nella nostra vita ci troviamo schiavi di situazioni poco felici vissute nel passato, a cui diamo troppa importanza, a cui diamo un peso che ci schiaccia a terra lasciandoci, a volte, senza speranza. È il fare nostro il peccato di Adamo ed Eva, ma anche la loro “cacciata” dall’Eden.

L’Avvento, però, ci ricorda che il passato, in quanto tale non esiste più: possono rimanere le ferite – vero – ma quel momento non c’è più!

In più, il fissare gli occhi su quel Bambino ci ricorda che non possiamo tenere sempre lo sguardo rivolto indietro.

Quel Bambino ci dice:

Non ti preoccupare del passato: le tue ferite le curo io, a spese mie. Tu guarda a me, ora. Guarda questo presente per cercare di costruire insieme a me un futuro felice. Il futuro non esiste ancora, lo devi costruire tu! Ma sono io che, con la mia nascita, ti garantisco la tua felicità qui, ora e per la vita eterna!

Onestamente, mi sono scocciato di guardare Adamo ed Eva.

Preferisco fissare ORA il mio sguardo e il mio cuore su Gesù e Maria e guardare sereno al futuro.

E tu?

avvento