Ludwig

Heart speaks to heart


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Amando un po’

«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso».

(Lc 10,27)

È davvero difficile per me riuscire a distinguere queste due cose: l’amore verso Dio e per il prossimo. Anche perché, in tutta onestà, non so quanto possa io amare Dio, ma mi rendo conto di quanto Dio possa amare me. Forse preferisco non pensare alla mia incapacità di amare il Signore, fermandomi solo su quanto Lui mi possa amare: sarà una giustificazione, ma di fatto mi riempie la vita.

Così come mi rendo conto che tutta la forte carica affettiva che riverso in chi mi sta intorno non può essere opera esclusiva del mio cuore: c’è un di più che oltrepassa persone, situazioni e distanze. Ed ecco che l‘amore di Dio per me e quello mio per Lui si impasta con la vita delle persone che incontro.

Ripensando alla mia vita mi rendo conto che nel passato ho vissuto una forte esperienza di Dio ”faccia a faccia”, mentre crescendo, particolarmente dalla mia consacrazione religiosa, la mia fede è mediata dal filtro delle persone, in modo speciale da quelle che più amo.

Non so dove condurrà questa strada, quali altri bivi ed incroci conoscerà, ma fin’ora il Signore ha camminato accanto a me, che fossi solo o in compagnia, e di questo rendo continuamente grazie.



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Figli o figliastri?

«Invece quello a cui si perdona poco, ama poco».

(Lc 7,47)

 

È vero: dietro il rapporto del perdono c’è una reciprocità d’amore molto profonda.

È un qualcosa di molto diverso il chiedere scusa e lo scusare ed il chiedere perdono e perdonare. Nel primo caso si tratta di un qualcosa che rimane molto superficiale rischiando l’anonimato tra le persone coinvolte e che difficilmente le mette in discussione riconoscendosi tra loro come individui alla pari: l’ambito dello “scusa!” ha sempre un retrogusto di un’asimmetrica superiorità e disuguaglianza.

 

Il perdono, invece, mette in discussione le persone coinvolte.

Chi chiede sinceramente perdono fa una violenza d’amore a chi sta di fronte, perché la costringe, in qualche modo, ad una doppia scelta: o chiudere il proprio cuore in un egoistico dolore dovuto ad un orgoglio ferito, oppure lo apre ad una risposta d’amore che riconosce la dignità dell’altro come pari.

E difficilmente ci reputiamo pari agli altri e, men che mai, inferiori: da qui nasce la nostra incapacità di chiedere perdono e di perdonare in maniera completa e decisa.

 

La responsabilità del perdono è in ordine anche nell’aiutare l’altro a crescere nell’amore: quando riesco a perdonare, nell’altro libero una forte carica di amore e riconoscenza.

 

Il perdono non tocca in maniera esclusiva la parte offesa, ma, prima di tutto, la primaria (e spesso inconscia) esigenza di essere riconosciuti figli di un Padre che ci ha perdonati con il suo sangue prima ancora che glielo chiedessimo.