Ludwig

Heart speaks to heart


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La macina

Non è possibile fermare il movimento di una macina da mulino mossa dall’acqua, ma chi bada al mulino ha facoltà di macinare grano o zizzania: la nostra mente è ugualmente sempre mobile, non può cessare dal pensare, ma sta a noi darle una meditazione spirituale oppure un’attività carnale.

Mosè di Scete

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Troppo umano

«Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mc 8,23).

 

Il brano di Vangelo che ci propone la liturgia di oggi è molto interessante e, sotto un certo punto di vista, simpatico: è un continuo snodarsi di equivoci di identità riguardo Gesù. Questo per due semplici motivi: il primo è che generalmente cerchiamo di leggere la realtà, gli avvenimenti, le persone… secondo i nostri schemi concettuali (è il Battista, è Elia, è uno dei profeti…); il secondo, strettamente legato al primo, è che Gesù esula talmente dalla nostra esperienza quotidiana e dalle nostre attese che se fa o dice qualcosa di inaspettato, lo richiamiamo da parte e lo rimproveriamo, dicendogli noi cosa fare e cosa dire, come fa il buon Pietro.

 

Il brano di oggi ci aiuta a capire meglio una verità profonda del relazionarsi dell’uomo: l’indisponibilità di chi ci sta di fronte.

 

Molti giudizi nei confronti delle persone con cui viviamo o di cui sentiamo parlare, sono semplicemente riduttivi della persona stessa e nascono perché chi abbiamo davanti non si adegua ai nostri schemi mentali, alle nostre attese, inconsce o meno che siano.

 

Come se tutto girasse intorno a noi.

 

A maggior ragione Gesù: il suo parlare ed il suo agire sono così inconsueti, alternativi, che esulano anche da quella che noi generalmente chiamiamo “giustizia”.

Ci dimentichiamo, quando capita di accostarci a Lui, che è Dio e quindi ragiona da Dio, parla da Dio, opera da Dio, pensa secondo Dio

 

E noi?

Siamo uomini: ragioniamo da uomini, parliamo da uomini, pensiamo in modo umano.

Troppo umano

         passionewr5                                                                     


3 commenti

Kapùt Mundi?

Ormai sono passati 2 mesi ed un giorno da quando sono arrivato a Genzano nella mia nuova comunità. Devo dire che mi trovo veramente bene e che il tempo sembra correre via molto velocemente.

In questi giorni abbiamo avuto modo di uscire parecchie volte per essere presenti a vari incontri, momenti ecclesiali e di famiglia e siccome le distanze nella capitale sono notevoli, si passa molto tempo sul pulmino o in macchina, spesso a discutere di quello che si vive, a volte in silenzio a pensare alle nostre vite…

Una delle cose che continua a colpirmi di più è la gran quantità di macchine che si muovono lungo le strade, specialmente le grandi arterie.

E dentro le macchine persone.

Sole.

Nei momenti in cui ci fermiamo per via di rallentamenti o semafori, mi ritrovo a guardarle e la sensazione generale che ne ricevo spesso mi mette tristezza.

Guardare i loro occhi e vederli, in genere, spenti, tristi, stanchi (certo! – mi direte voi – dopo una giornata di lavoro stare nel traffico non è certo il massimo…).

Vero.

Ma la sensazione va oltre la stanchezza fisica: ho come l’impressione che manchi qualcosa di profondo a queste persone…

Che sia solo un mia paranoia?

Non so, giudicate voi.

Ma so pure che la gioia e la serenità profonda sono qualcosa da conquistare a tutti costi e da difendere gelosamente, quasi più della propria vita.

A presto, amici miei.