Ludwig

Heart speaks to heart


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A tavolaaaaaaaaa!!!

«Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?» (Mc 2,16).

Questa è una domanda che in maniera più o meno esplicita, ma molto spesso implicita, mi sento rivolgere da chi è sesterno a questo ambiente: quando la gente sa in che quartiere mi trovo, la maggior parte delle volte scatta un sentimento di compassione e difficilmente riescono ad intuire che, pure essendo tra “pubblicani e peccatori”, possa essere profondamente felice. Anzi, è proprio la causa della mia felicità.


Quello che Gesù compie è un gesto di profondo amore nei confronti dei figli più prediletti, ma è anche un segno metodologico per chi decide di seguirlo: è il sedersi dove la gente siede e mangiare e bere quello che la gente mangia e beve. Non è un rischioso ed inutile conformarsi, quanto piuttosto un salutare (nel senso etimologico) abbassarsi.


Capito questo, mi rimane ancora parecchia strada da  percorrere, ancora parecchio da mangiare e bere.


La percezione che ho fino a questo momento, è quella di essere ancora agli antipodi di questo gesto d’amore. E la cosa inizia a non soddisfarmi più e a sentire fame di qualcosa di più sostanzioso. Il pericolo pendente è quello di colmare la questa fame solo a colpi di antipasti, perdendomi la parte migliore. Vorrei poter dare una risposta alla domanda fatta a Gesù non tanto a parole, ma come ha fatto Lui: con il dono della sua vita.


Fino in fondo.


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Il criterio di utilità del peccato

Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri.

Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.

Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione.

E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!

Col 3,12-15

Ne è passato di tempo, forse poco, forse tanto, ma di sicuro non perso inutilmente.

I viaggi più lunghi sono inevitabilmente quelli che partono dal cuore ed hanno lo stesso come arrivo: quello che si vede e si raccoglie durante questi “pellegrinaggi”, lo si porta con sé per lunghi periodi e, a volte, diventano parte integrante della propria vita, confermandola su alcune convinzioni ed aprendola ad altre.

Quello su cui mi sono fermato in particolare a riflettere in questo periodo è il lato opposto dell’inutilità dell’amore. Cioè se l’amore è inutile, come scrivevo tempo fa, il peccato è utile.

Ed ora provo a spiegarmi.

Quando faccio esperienza del peccato in maniera diretta, personale, oppure indiretta (cioè quello degli altri), la reazione istintiva è quella di biasimo e di rabbia, delusione e dispiacere, fino al punto di arrivare alla costruzione di un muro di disperazione che mi separa dal profondo di me stesso e dalle relazioni con gli altri.

Per me questa è UNA STUPIDA MENZOGNA!!! nel momento in cui mi rimbocco le maniche e cerco di recuperare a tutti i costi la pace e l’unità:

Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.

A volte confondiamo peccato e peccatore e la logica conclusione è che la persona in questione che sbaglia ci delude: come se fossimo in una grande azienda dove tutti sono chiamati a tutti i costi a “produrre” del bene e a comportarsi in maniera perfetta. Logica del tutto economica e non evangelica, che sacrifica l’uomo sull’altare di falso un “rendimento” spirituale.L’amore vero, quello inutile, almeno per me, si manifesta autenticamente in relazioni e comunità inefficienti: non c’è nessun tornaconto nell’amare, nessuna aspettativa di “produzione di bene”, nessun orgoglio ferito (per quale motivo poi, non so…), nessun “castigo” o premio, nessun avanzamento di carriera, nessuna aspettativa di perfezione.

Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione.

Io credo solo in questa perfezione, di cui ho già parlato nel post precedente.

L’amare a tutti i costi, costi quel che costi.

La prova se si è sulla strada giusta?

E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo.

Pace ed unità: quando non le ricerco il mio cuore è inquieto, ben sapendo, perché vissuto sulla mia pelle, che sono DONI di DIO.

E di tutto questo non posso che essere riconoscente al Dio che mi ha amato e liberato, che mi ama e che mi libera prima di qualsiasi mio merito.

Che bello.

Credo in un Dio inutile!!!

inutile