Ludwig

Heart speaks to heart


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Buon anno!

Anno: periodo fatto di 365 delusioni.

Ambrose Bierce

Di sicuro i social network amplificano umori e malumori, ma proprio questo fine anno sembra declinarsi alla voce pessimismo, con una spruzzata di emodepressione ineluttabile.

Sembra di muoversi sospesi tra illusioni passate mai realizzate ed aspettative future di auguri e desideri degni delle migliori favole a lieto fine.

Il rischio, per farla breve, è di trovare qualcuno (o forse più di uno) che prenda sul serio la citazione sarcastica di Bierce.

Tutte le recriminazioni sull’anno che si sta chiudendo sembrano avere a che fare con una emotività superficiale, senza nulla togliere alle fatiche del vivere quotidiano, ma tant’è: la vita è un continuo “back to black“.

Rimane di fatto una vita che continua con prepotenza ad imporsi prima di ogni ragionamento più o meno profondo: una vita da affrontare nella sua concretezza e nelle sue esigenze, per quello che è e non per quello che dovrebbe – secondo quale dio, non so – essere.

È partendo da qui che riesco a non abdicare ai miei sogni e alle mie speranze, felice di quest’anno che si sta chiudendo ed inquieto per quel pizzico di curiosità per quello che mi aspetta.

Anno: periodo fatto di 365 scoperte.

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Senza inizio e senza fine

Uno dei motivi per cui valga la pena vivere è, per me, l’esperienza di un amore intenso, forte, totalizzante che catalizza tutta la vita, i pensieri, le cose da fare, da sognare, da progettare e, un giorno, da realizzare insieme.

 

Non so se pure a te è capitata la stessa cosa il sentirsi cioè amato da qualcuno e amare qualcuno in maniera tale che quello che si vive abbia i connotati dell’eternità: la tipica espressione è quella del “ti amo da sempre” e la verità sembra risiedere in un amore senza tempo e distanze.

 

Non è un amore qualunque perché ha dei tratti ben precisi che non si possono sostituire con nessun altro: è un amore che ha quel nome e non un altro, quel volto e non altri, quella voce e non altra. È un amore che corrisponde a quella persona e non ad un’altra. È singolare, personalizzato, che riconosce chi sta davanti come unico e solo.

 

Non posso più vivere senza di te”: è la tremenda verità che ci unisce, che ci fa una cosa sola. È un passare dal presente al passato: è un oggi che si estende a ieri per guardare ad un futuro nuovo, diverso, completo, inimmaginabile prima, che si staglia sull’orizzonte dell’eternità in maniera chiara e distinta.

 

È un Amore senza un inizio.

 

È un Amore senza fine.




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La purificazione della memoria

[…] Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. […] Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto.

(Lc 1,30.38)

 

L’Avvento è il tempo che prepara al Natale, che ci aiuta a fissare lo sguardo su un bambino che nasce, un bambino che è Dio.

E questo può sembrare scontato, banale, normale, come ogni Natale.

In questi giorni di Avvento, però, mi è capitato di soffermarmi su un aspetto  particolare di questo periodo che a volte passa nella più semplice quotidianità, come se fossero giorni uguali a tutti gli altri.

Consideravo come l’Avvento sia il tempo della “purificazione della memoria”.

Spesso nella nostra vita ci troviamo schiavi di situazioni poco felici vissute nel passato, a cui diamo troppa importanza, a cui diamo un peso che ci schiaccia a terra lasciandoci, a volte, senza speranza. È il fare nostro il peccato di Adamo ed Eva, ma anche la loro “cacciata” dall’Eden.

L’Avvento, però, ci ricorda che il passato, in quanto tale non esiste più: possono rimanere le ferite – vero – ma quel momento non c’è più!

In più, il fissare gli occhi su quel Bambino ci ricorda che non possiamo tenere sempre lo sguardo rivolto indietro.

Quel Bambino ci dice:

Non ti preoccupare del passato: le tue ferite le curo io, a spese mie. Tu guarda a me, ora. Guarda questo presente per cercare di costruire insieme a me un futuro felice. Il futuro non esiste ancora, lo devi costruire tu! Ma sono io che, con la mia nascita, ti garantisco la tua felicità qui, ora e per la vita eterna!

Onestamente, mi sono scocciato di guardare Adamo ed Eva.

Preferisco fissare ORA il mio sguardo e il mio cuore su Gesù e Maria e guardare sereno al futuro.

E tu?

avvento


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Il viaggo più lungo

Un viaggio di poco più di otto ore, ma che per me è molto più lungo.

Ritorno per una settimana in Sicilia, una settimana che inesorabilmente mi riporta al centro del mio cuore: sarà questo il viaggio più lungo perché continua ad essere quello della memoria del cuore.

Luoghi, avvenimenti, musiche, persone che hanno segnato la mia vita fin’ora e che rivivrò con occhi nuovi che guardano al passato, contemplano il presente e cercano di scrutare il futuro.

Che ormai è molto prossimo.

Parto con una grande “inquietudine” e non vedo l’ora di mettere piede sulla terra sicula, abbandonare il continente Euroasiatico per tornare nella mia patria.

Tre Km di mare.

Tre anni di distanza.

Ed una vita da giocare il meglio possibile.

Nel mentre che spero di rivedere buona parte di voi tutti, mi affido al vostro cuore.

A presto.