Ludwig

Heart speaks to heart


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Un po’ di sintassi

Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: “Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.

Mc 8,33

Uscire dal proprio paese significa, in primo luogo, imparare a parlare una nuova lingua: è necessario per potersi districare nelle più piccole faccende quotidiane che, generalmente, diamo per scontate.

Il passaggio più duro è quando ci rendiamo conto che la lingua straniera imparata a scuola serve a ben poco, perché siamo abituati a pensare in italiano e tradurlo in maniera meccanica: passaggio logico che non funziona, perché parlare un’altra lingua significa innanzitutto pensare secondo un’altra cultura.

Detto in altro modo: ho imparato davvero a parlare in inglese, per esempio, quando inizio a pensare direttamente in inglese.

La stessa identica cosa avviene per la vita spirituale, quando pensiamo di essere credenti e di seguire Gesù, ma di fatto ci comportiamo come Pietro.

Ci comportiamo come Satana che tenta Gesù nel deserto, che prova a tradurre il suo desiderio menzognero con la Parola di Dio, commettendo grossolani errori di sintassi spirituale.

La mia fede corre sempre il rischio di diventare sterile religiosità quando faccio un uso strumentale della Parola di Dio cercando di piegare Gesù alla mia volontà e alle mie attese: è come voler tradurre il linguaggio del desiderio umano in parole divine. Semplicemente non fuziona.

La mia fede è realmente tale quando inizio a pensare secondo la testa, o meglio, il cuore di Dio e a parlare, di conseguenza, in maniera spigliata ed autentica qualcosa che è diverso da me, dalle mie aspettative, dai miei passaggi logici e dal mio modo di amare e di concepire e vivere l’amore.

Imparare da zero l’alfabeto dell’amore può sembrare faticoso, ma quando si inizia a costruire la prima parola, e poi le prime frasi, è una gioia senza confini che può costruirsi in un poema di bellezza eterna.


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Dare la precedenza


«Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

(Lc 8,21)

 

Quella di Gesù è davvero una strana famiglia, perché non tiene conto, primariamente, dei legami di sangue, ma pone le relazioni familiari su un altro piano: i suoi parenti più stretti sono coloro che nella vita sanno dare la precedenza.

Dare la precedenza significa fermarsi allo stop, guardare la situazione e sapersi muovere di conseguenza, altrimenti si rischia di essere causa di qualche incidente.

 

La stessa cosa vale nelle relazioni: è più saggio ascoltare prima di parlare; è più sapiente guardare e capire prima di agire.

 

Questo vale a maggior ragione nella nostra vita di fede e Gesù ce lo ricorda in maniera molto forte, mettendo in discussione i legami familiari: non basta comportarsi bene per far parte della famiglia di Gesù, ma è necessario prima di tutto ascoltare cosa ha da dirci il Padre: «La guerra è finita! Sei salvo!». 

Naturalmente non per merito nostro, ma per un gesto di amore infinito nei nostri confronti.

 

È da questo annuncio, da questa Buona Notizia che la nostra vita si ristruttura di conseguenza: questo è il motivo per cui l’ascolto precede l’azione e l’amore del Padre nei nostri confronti ha sempre e comunque, che ci piaccia o no, la precedenza nella nostra vita.