Ludwig

Heart speaks to heart


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Orgoglio di padre

Giovanni rispose: “Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo”.

(Gv 3,27)

Questa espressione del Battista nei confronti di Gesù mi aiuta a mettere un po’ di ordine ad alcune inquietudini della mia vita. Questo anno si sta aprendo foriero di novità, di cambiamenti che non riguardano tanto la mia vita, quanto il tessuto delle mie relazioni: alcune delle persone a me più care si dovrebbero apprestare a chiudere certi capitoli della loro vita per iniziarne di nuovi ed importanti.

Ed un po’ mi sento come il Battista che termina la sua missione di accompagnatore con l’arrivo di Gesù.

Sono situazioni che smuovono il mio attaccamento affettivo e che, se da una parte mi “inquieta”, dall’altra mi lasciano una gioia di sottofondo ed una gratitudine  per poter essere testimone di certi cambiamenti nelle vite altrui.

Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena.

(Gv 3,29)

In questa prospettiva, è bello porsi anche nella parte dell’amico dello Sposo, amico che è presente, ascolta e gioisce per le meraviglie che Dio compie nella vita della sposa, vita che diventa non semplicemente una storia, ma storia di Salvezza.

Non nascondo che mi sento un po’ orgoglioso, come un padre che vede i propri figli crescere, con l’augurio, ma anche con l’impegno, di poter essere pure io un buon padre sulle orme del proprio Padre.

Padre e figlio

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T F R

«Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio».

(Mc 12,17)

Se la parola “Cesare” la sostituiamo con la  parola “peccato”, forse tutto diventa più chiaro e meno oscuro.

Il tributo a Satana è il peccato: lui, che è il Cesare di questa terra, riscuote quest’unico salario che, all’apparenza, appaga ogni nostro desiderio, ma il cui vero volto rischia di essere quello della disperazione.

L’unico cuneo tra peccato e disperazione, tra Satana e morte rimane la speranza in un Dio che mi vuole in piedi e non prostrato nella polvere del dolore o, peggio, nel fango della mia miseria.
È
la speranza che nasce dalla consapevolezza che noi siamo di Dio e che, dunque, siamo chiamati a dare in tributo noi stessi a Dio.

Così come siamo.

Senza sconti o sopravvalutazioni.

È qui che la mia speranza affonda le sue radici per trovare il nutrimento necessario per crescere, svilupparsi e portare molto frutto. È questa la strada che porta alla serenità del cuore e alla vita vera, la strada che sembra difficile solo perché è diametralmente opposta a quella del peccato, ma il cui traguardo è molto più vicino di quello che pensiamo e molto più bello di quello che ci aspettiamo.

E non ci sono vie di mezzo o scorciatoie: queste appartengono al Cesare della morte, mentre al Signore della vita possiamo offrire un sentiero lungo quanto la nostra vita, segnato dalle orme dell’amore.