Ludwig

Heart speaks to heart


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Betania

Ho provato a cercare quale potesse essere il significato di questa parola, ma non ho trovato un significato univoco. Di fatto rimane un luogo privilegiato per Gesù e per la sua avventura umana, perché è il luogo dove stanno i suoi più cari amici: Lazzaro, Marta e Maria.

Allora permettetemi una forzatura, ma mi piace pensare che il suo significato sia “casa dell’amicizia o della “grazia”.

Perché sto continuando a comprendere come le vere relazioni siano plasmate da un amore autentico, puro, condiviso e difeso, custodito e curato che cerca la relazione in quanto reciprocità di una diversità complementare, che segna una novità continua, inesauribile.

E’ pur vero che imparare ad amare come Gesù pone davanti al rischio dell’incomprensione:

Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo.

(Gv 15,19)

Per questo motivo le relazioni che più mi hanno segnato e che continuano ad accompagnarmi sono indubbiamente soggette ad essere lette in maniera poco comprensibile, perché sono un’esperienza che esula dalla “normalità” del vivere comune: basti pensare a quanto il mondo abbia ricamato sul rapporto tra Gesù e la Maddalena…

Di fatto queste amicizie sono luoghi in cui lo Spirito si manifesta in tutta la sua potenza: Lui che è il dono fa della relazione un costante dono il cui frutto è amore, gioia e pace (Gal 5,22).

E’ per questo che certe persone sono per me casa: gioia e pace sono le caratteristiche di un profondo amore alimentato dal fuoco dello Spirito.

Chi ha orecchi…

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Profeti e Giusti

Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono!

Mt 13,16-17

 

«Beati i vostri occhi […] e i vostri orecchi». Una beatitudine a prima vista così semplice: Gesù è sempre con noi, giorno per giorno, istante per istante e sempre parla, sempre si mostra, sempre si fa mangiare… Eppure ci sono profeti e giusti che non l’hanno mai conosciuto, pur desiderandolo: questa è una eredità “pesante” che ci viene consegnata, un dono che il Signore ci mette tra le mani e che dobbiamo sapere “investire” per il Regno.

 

Due sono le considerazioni che passano per il cuore: la prima, forse la più evidente, è il non saper gustare fino in fondo l’immensa ricchezza che il Signore ci ha lasciato: la Parola e l’Eucaristia. Anzi, forse per ora li sto bistrattando vivendole un po’ troppo superficialmente.

Eppure ci sono profeti e giusti che hanno desiderato tutto questo ma non hanno potuto.

Ed è qui che si riallaccia la seconda considerazione, forse meno evidente, ma strettamente collegata alla prima: l’immenso dono che il Signore ci fa di sé non è un regalo che, per quanto bello, si mette su uno scaffale o dentro una credenza a proprio uso e consumo, ma è una ricchezza da portare nelle “case” degli altri, di coloro che sono giusti e desiderano, pur non sapendo cosa stiano desiderando veramente.

C’è chi brama conoscere Gesù e c’è chi, come me, lo banalizza o lo sottovaluta, ma è da questo punto che nasce nel mio cuore l’urgenza per la missione: «molti profeti e giusti hanno desiderato vedere e ascoltare».

Ed è me che stanno aspettando.