Ludwig

Heart speaks to heart


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Il Mondo E La Metafora (per Lalli e dintorni) [2]

Riprendo un intervento fatto qualche tempo fa.

 

Per Murakami la biblioteca diventa il centro attrattivo e propulsore di tutta la vicenda: è il luogo dove tutto quello che succede ai personaggi del racconto, specialmente al protagonista, trova le radici e diventa lo spazio in cui Tamura e i suoi amici ritornano per rifugiarsi. Le vite che si incrociano, a volte in maniera drammatica, trovano nella biblioteca il loro vero e profondo significato.

 

Quello che a volte viviamo esteriormente è solo la metafora di quello che viviamo interiormente: le grandi tempeste della nostra vita trovano origine nel nostro profondo che, inquieto, ci vuole gridare le sue motivazioni.

Le tempeste perdono vigore ed intensità quando ci sforziamo di porgere l’orecchio al nostro punto più profondo: sul momento saremo forse sommersi, ma, come un’onda che ci copre, presto passa via e noi torniamo a respirare.

A quel punto ci serve una “biblioteca”, quella personale, che ognuno di noi ha trovato a proprie spese e sforzi e a cui tornare: è quella realtà bella e profonda che sempre ci aspetta, in cui ritroviamo noi stessi e gli affetti più cari che riscaldano la nostra esistenza.

Certo, la nostra “biblioteca” è soggetta a miglioramenti a volte accessori e a volte strutturali in qualche parte, ma rimane sempre la “nostra biblioteca”.

 

E a volte è necessario fermarsi un po’,

chiudere gli occhi, 

fare silenzio

ed ascoltare la nostra “Kafka sulla spiaggia”.


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Il mondo e la metafora (per Lalli e dintorni)

Il mondo è una metafora, Tamura Kafka, – mi dice all’orecchio. – Però sia per me che per te solo questa biblioteca non è una metafora. È la biblioteca e basta, e questo niente può cambiarlo.

Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia.

 

A volte è proprio così.

Nella vita, ad un certo punto – come, non lo sappiamo – all’orizzonte si addensano nuvoloni gravidi di pioggia.

 

E noi siamo qui.

 

Guardiamo.

 

Respiriamo.

 

Speriamo trattenendo il fiato.

 

A volte le nuvole passano distanti: ne vediamo i lampi, ne sentiamo i tuoni, ma tutto passa lontano.

 

Altre volte passano tangenti la nostra vita: ne respiriamo l’umido e tocchiamo una pioggia leggera… ma alla fine che male ci può fare?

 

Altre volte ancora il temporale che si è formato distante da noi – come, non lo sappiamo – ci investe in pieno.

 

E allora?

 

Forse il mondo fuori di noi è una metafora per capire il mondo che è dentro di noi.

 

Forse conviene guardare il temporale, berne la pioggia, lasciarsi abbagliare dai lampi e stordire dai tuoni, sicuri che passerà.

 

E quando passerà basterà guardarsi indietro per capire che si è cresciuti un po’ di più.