Ludwig

Heart speaks to heart


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Messa in prova

Non metterai alla prova il Signore Dio tuo.

Mt 4,7b

Tornare a meditare sulle tentazioni di sicuro non mi fa male.

Probabilmente è vero che la mia vita di peccato non si pone strettamente nella materialità dei peccati che commetto, specialmente di quelli ricorrenti, quanto piuttosto nel mettere alla prova la misericordia di Dio attraverso la mia superficialità nel commettere peccati.

La “familiarità” con la misericordia, quando non è più motivo di meraviglia, di ringraziamento e di dono, significa che più probabilmente è familiarità accettata e pacifica di una vita di peccato in cui, in qualche maniera, mi compiaccio e mi rendo connivente: la misericordia di Dio diventa così un semplice salvagente da utilizzare nei momenti di maggiore difficoltà. Passata l’urgenza tutto ritorna come prima e, posato il salvagente, continuo a nuotare beato nella autoreferenzialità del mio peccato.

Ma la sequela di Cristo, così come mi ricorda questa pagina di Vangelo, è tutt’altra cosa.

Ancora una volta mi rendo conto che la mia lotta, la mia resistenza spirituale passa attraverso il rimettermi nelle mani di Dio, nell’affidare a Lui nella mia preghiera tutta la mia giornata, le mie relazioni, le mie paure, i miei incontri ed i miei peccati: ciò che non affido a Lui è destinato a crescere come un tumore che assorbe energie spirituali.

L’altro passaggio che mi colpisce è proprio l’ultimo versetto (11) dove, dopo aver resistito alle tentazioni, Gesù è servito dagli angeli.

Non è Gesù che si auto premia per dirsi quanto è stato bravo e come ha affrontato bene la situazione.

Non è lui che stende le mani per poter prendere qualcosa che gli spetterebbe, almeno apparentemente, come nella prima tentazione.

La verità è che è Dio che decide di servirlo attraverso i suoi angeli: la supremazia della Sua volontà è un assoluto che sa guardare ben oltre la mia povera vista o le mie meschine attese e false speranze.

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L’abbraccio della Croce

Ormai sono più di dieci anni che vivo un’avventura che ha dello straordinario, dei colori così vari e nello stesso tempo forti ed indefiniti che continua ad essere una sorpresa continua, sempre meravigliosa.

Nonostante tutto.

Quello che risulta essere forse più difficile da gestire è l’abbandono, il distacco dalle persone incontrate lungo tutti questi anni, lungo strade inimmaginabili prima. Forse è la cosa che più colpisce chi guarda da fuori il genere di vita che conduco: tanti sacrifici per costruire relazioni, tante amicizie (spesso autentiche) costruite e poi via, si parte di nuovo.

Si ricomincia di nuovo.

Tutto daccapo.

Come questo punto.

Umanamente non è spiegabile, perché si tratterebbero di traumi infilati uno dietro l’altro, di una sofferenza dovuta al distacco moltiplicata per tutte le persone che ho incontrato. Ma alla luce della fede, di fatto, si chiama purificazione.

Il Signore ha scelto di essere inchiodato alla Croce per non poter più chiudere le braccia e trattenere così qualcuno, fosse anche la sua Madre. E’ un abbraccio cosmico, nel senso letterale del termine, che cioè abbraccia tutto l’universo.

E siccome non sono Dio (per fortuna), ogni tanto i MIEI chiodi si allentano e c’è bisogno di qualche martellata che rimetta le cose al giusto posto.

Sotto un certo punto di vista, per me, non è questo il tempo vero degli abbracci: quello deve ancora arrivare e il quando lo sa solo Lui.

E’ allora che mi saranno tolti i chiodi dalle mie mani per poter abbracciare tutti in un abbraccio senza inizio e senza fine.