Ludwig

Heart speaks to heart


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L’amore secondo il mondo

Se qualcuno tra voi si crede sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente.

(1Cor 3,18)

Leggere la sapienza (o la stoltezza) come un mero conoscere che afferisce alla sfera intellettiva, penso che sia il passaggio più naturale, ma dall’altra una tentazione: spesso baso il mio prestigio personale sul sapere, che poco corrisponde a quello che Dio vuole da me.

La sapienza di cui parla la Scrittura è invece relativa all’Amore, perché Dio è amore e conoscere Lui significa imparare ed amare come Lui ama: questa è la stoltezza per il mondo. La contrapposizione tra il mondo e Dio sta qui: la qualità dell’amore, che rimane la più profonda forma di conoscenza dell’uomo.

Mentre l’amore secondo il mondo (ritenuto in genere “sapienza”) porta ad una schiavitù sistematica, l’amore secondo Dio (ritenuto “stoltezza” per il mondo) porta alla liberazione e alla pienezza della propria umanità.

Il cambio di prospettiva non è né semplice né banale, né quanto mai scontato perché si tratta di passare da un (soprav)vivere guardano il proprio ombelico, ad un vivere in pienezza relazionandosi con Qualcuno che è più grande di me.

Dov’è la vera sapienza?


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Rendimi sordo, Signore! (20/3/07)

Rendimi sordo, Signore, perché possa non ascoltare più le cose inutili della vita, per poter essere utile a chi di vita ne ha poca.

 Rendimi sordo, Signore, ai sussulti del mio cuore quando questi non sono innanzitutto per te e poi per gli altri.

Rendimi sordo, Signore, al canto delle Sirene ammaliatrici di questo mondo, per poter elevare a Te, dal profondo del mio cuore, il mio canto di liberazione e di lode.

 Rendimi sordo, Signore, al mio egoismo difeso a tutti costi, perché la mia vita sia tutti i costi per te e per i fratelli che mi donerai.

 Rendimi sordo, Signore, alle mie inutili parole, perché possa essere, ora e sempre, un degno ministro della Tua Parola.

Amen.



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Jesus Christ Superstar

«Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». (Gv 7,27)

 

Questo è uno dei trabocchetti in cui mi capita di cadere più spesso: sapere da dove viene il Cristo, sapere già dove trovarlo e quindi fare diventare lì incontro con Lui qualcosa di banale, di scontato, di già visto.

 

La quotidianità della fede porta ad una inevitabile routine che mi fa perdere il senso dell’incontro, della festa, della mia liberazione e del patto di alleanza che ne scaturisce: la tentazione che segue è il pretendere che Gesù passi per vie straordinarie, che percorra sentieri inaspettati e nuovi, magari aggiungendo qualche effetto speciale alla mia vita.

 

Il Messia «nessuno saprà di dove sia».

Questa è pura volontà di dominio, è volere piegare la strada di Dio alla mia volontà e alle mie esigenze.

Spesso pretendo dalla fede una forte componente emozionale che, sì mi scuote, ma che rimane (come tutte le emozioni) superficiale.

 

So bene dove incontrare Gesù: è per strade che tutti seguono, che tutti vivono nella ordinarietà e quasi banalità della vita. Ma questo continua, a volte, a farmi difficoltà perché un Jesus Christ Superstar è molto più riconoscibile, visibile, patinato, accettabile.

 

Il vero Gesù, invece, cammina con i poveri, prova la loro fame e  sniffa colla per non sentirla; mastica la loro stessa polvere e si sporca le mani nell’immondizia alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti…

 

So benissimo «costui di dov’è»…