Ludwig

Heart speaks to heart


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Ognissanti

Recupero una riflessione di qualche tempo fa, ma che ben si addice alla giornata di oggi.

 

Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo.

(Gal 6,14)

 

In questa festa di S. Francesco la liturgia della Parola ci mette davanti all’unico giudizio della storia: quello della Croce.

Ed effettivamente è difficile annunciare lo scandalo della croce in un contesto culturale che tende a rimuovere il dolore e le sofferenze semplicemente nascondendolo o, al contrario, bombardandoci con un’esposizione mediatica che lo spettacolarizza svuotandolo di significato e rendendo duro il nostro cuore.

Eppure rimane l’unico metro di giudizio, l’unico punto di vista che mi restituisce la mia vita in maniera autentica, liberata da sovrastrutture o da giustificazioni: è lo specchio in cui ritrovo la verità di me stesso, anche se non è semplice fissare lo sguardo su ciò che riflette.

Pure il mondo è stato crocifisso, ricorda la Scrittura, cioè è stato riconsegnato alla mia responsabilità così come l’ha pensato Dio e non come io penso che sia: è diventato il terreno nel quale l’albero della croce è stato piantato per portare i suoi frutti di salvezza eterna, di un amore indefettibile.

E questo albero non conosce altra irrigazione se non il sangue di Cristo, che ad oggi continua ad essere versato per la mia salvezza.

Verdirosifrancis2

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La preghiera

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. 

 

Mc 1,35

Questo è uno dei motivi  per cui, alla fine, l’apostolato e gli impegni ad esso legati diventano una bella giustificazione: ridare libertà e dignità a chi malato o indemoniato è un’azione che non ha prezzo per chi è guarito e per chi guarda da fuori, ma rischia di intrappolare e schiacciare chi compie tutto questo.

Certo forse non è il caso di Gesù, così come la sua preghiera non è esattamente come la mia, ma di sicuro il Signore non mi vuole lasciare un semplice esempio da seguire tra le onde più o meno impetuose della mia vita e del mio apostolato.

C’è un di più che va al di là delle parole di qualsiasi preghiera, perché non esistono parole adeguate per esprimere una profonda relazione d’amore: è per questo che nell’ordinarietà della vita di Gesù il Vangelo non riporta le parole di come lo stesso Gesù prega.

Di fatto non è una semplice indicazione di metodo, ma l’eredità di una esperienza di vita che genera vita: un po’ come quando un bambino guarda i propri genitori che si vogliono bene e percepisce, sa di non essere al di fuori di quell’amore, ma di farne costitutivamente parte, iniziando a capire cosa sia amore e cosa significhi amare.