Ludwig

Heart speaks to heart


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Buon anno!

Anno: periodo fatto di 365 delusioni.

Ambrose Bierce

Di sicuro i social network amplificano umori e malumori, ma proprio questo fine anno sembra declinarsi alla voce pessimismo, con una spruzzata di emodepressione ineluttabile.

Sembra di muoversi sospesi tra illusioni passate mai realizzate ed aspettative future di auguri e desideri degni delle migliori favole a lieto fine.

Il rischio, per farla breve, è di trovare qualcuno (o forse più di uno) che prenda sul serio la citazione sarcastica di Bierce.

Tutte le recriminazioni sull’anno che si sta chiudendo sembrano avere a che fare con una emotività superficiale, senza nulla togliere alle fatiche del vivere quotidiano, ma tant’è: la vita è un continuo “back to black“.

Rimane di fatto una vita che continua con prepotenza ad imporsi prima di ogni ragionamento più o meno profondo: una vita da affrontare nella sua concretezza e nelle sue esigenze, per quello che è e non per quello che dovrebbe – secondo quale dio, non so – essere.

È partendo da qui che riesco a non abdicare ai miei sogni e alle mie speranze, felice di quest’anno che si sta chiudendo ed inquieto per quel pizzico di curiosità per quello che mi aspetta.

Anno: periodo fatto di 365 scoperte.


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Futuro diabolico (in questo tempo di Quaresima)

«Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».

(Mt 4,9)

 

Ci sono momenti nella mia vita in cui mi ritrovo particolarmente proiettato su avvenimenti futuri: esami, tesi, incontri da preparare, cosa farò finito gli studi… e a volte tutto mi sembra così banale, così fuori luogo rispetto a quello che devo nei giorni che vivo.

I verbi coniugati al futuro sono spesso diabolici, perché rimandano a qualcosa che non esiste il tempo per amare qui ed ora, per ascoltare l’ “OGGI” della Parola che mi parla: il futuro umano, troppo umano, diventa ciò a cui gettarsi ai piedi ed adorarlo, fosse anche il futuro più evangelico di questo mondo.

 

Quale persona sarò nel futuro? Semplice! Quella che scelgo di vivere oggi e non una statua morta che mai ci sarà, perché OGGI il Signore mi chiama a vivere, ad amare, a spendermi per i miei fratelli per amor suo: è l’inanellare gli “OGGI” vissuti alla presenza dell’Amore di Dio che mi fanno sempre un po’ di più come Lui vuole, come a Lui piace.

 

«Ti darò […] mi adorerai»: non c’è niente che possa darmi in futuro, perché se lo facessi sarei dio e, di conseguenza, mi adorerei.

 

Dio solo dà OGGI, in questo momento: mi dona il suo unico Figlio ed il suo Spirito e, insieme ad essi, la libertà di scegliere, di accettarli o no.

 

Di accettarmi o no.

 

Di scegliere di amarLo o no.

 

Di scegliere di crescere giorno per giorno nel mio imparare ad amare chi mi sta intorno, oggi, oppure no.

 

La nostra paura per il futuro (che è mancanza di amore), ci porta a volte a pensare che quello che viviamo oggi sia inutile, superfluo, perso, doloroso, troppo grande per noi.

 

Ma questo non è l’OGGI di Dio.

Future-Past-Present


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La purificazione della memoria

[…] Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. […] Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto.

(Lc 1,30.38)

 

L’Avvento è il tempo che prepara al Natale, che ci aiuta a fissare lo sguardo su un bambino che nasce, un bambino che è Dio.

E questo può sembrare scontato, banale, normale, come ogni Natale.

In questi giorni di Avvento, però, mi è capitato di soffermarmi su un aspetto  particolare di questo periodo che a volte passa nella più semplice quotidianità, come se fossero giorni uguali a tutti gli altri.

Consideravo come l’Avvento sia il tempo della “purificazione della memoria”.

Spesso nella nostra vita ci troviamo schiavi di situazioni poco felici vissute nel passato, a cui diamo troppa importanza, a cui diamo un peso che ci schiaccia a terra lasciandoci, a volte, senza speranza. È il fare nostro il peccato di Adamo ed Eva, ma anche la loro “cacciata” dall’Eden.

L’Avvento, però, ci ricorda che il passato, in quanto tale non esiste più: possono rimanere le ferite – vero – ma quel momento non c’è più!

In più, il fissare gli occhi su quel Bambino ci ricorda che non possiamo tenere sempre lo sguardo rivolto indietro.

Quel Bambino ci dice:

Non ti preoccupare del passato: le tue ferite le curo io, a spese mie. Tu guarda a me, ora. Guarda questo presente per cercare di costruire insieme a me un futuro felice. Il futuro non esiste ancora, lo devi costruire tu! Ma sono io che, con la mia nascita, ti garantisco la tua felicità qui, ora e per la vita eterna!

Onestamente, mi sono scocciato di guardare Adamo ed Eva.

Preferisco fissare ORA il mio sguardo e il mio cuore su Gesù e Maria e guardare sereno al futuro.

E tu?

avvento