Ludwig

Heart speaks to heart


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(In)Fedele

Ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore.

(Os 2,22)

 

In questa catena di riflessioni che la liturgia mi propone, ancora una volta la mia attenzione viene catturata da un’espressione che mi rivela e mi ricorda il volto di Dio e la mia esperienza di Lui.

Quello che fa da perno alla mia esperienza è proprio la fedeltà: del resto non riesco a credere che si possa vivere un’autentica e profonda esperienza d’amore senza il chiodo che tiene il tutto insieme, nonostante le burrasche della vita. La fedeltà di Dio per l’uomo passa attraverso un chiodo e ne è la testimonianza perenne: quello che inchioda le mani e i piedi di Gesù alla Croce. È un’epifania di amore molto dura e cruda, ma che non si disperde in rivoli di farneticazioni filosofiche che portano a qualche giustificazione.

Quello che difetta è la mia fedeltà, pronto a metterla da parte o dimenticarmene appena iniziano a soffiare i venti della stanchezza e a cadere la pioggerellina insistente delle tentazioni.

La strada del mio matrimonio si chiama “resistenza”, sorella siamese di fedeltà: resistenza all’uomo vecchio e fedeltà al mio vero io, che è somiglianza ad un Padre che incessantemente mi ricorda dove sia la mia vera casa.


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Piccola stella senza cielo

Lo sguardo verso l’alto ha generato in basso la poesia e l’astronomia, la misura del tempo e dello spazio, la danza e la musica, la liturgia e la matematica. Le cose belle e buone, per i mortali, sono figlie del cielo, stelle fiorite sulla terra. Scienza e arte, filosofia e religione, tutta la cultura viene dalla contemplazione del cielo, suo riflesso sulla terra.

“Con-siderare”, stare-con-le-stelle, in cerca della propria, è l’origine del pensare e dell’agire umano. Solo quando uno ha trovato la propria stella, “de-sidera”, smette-di-considerare, perché sa la direzione verso cui muoversi.

L’uomo è un animale “eccentrico”: ha il suo centro fuori di sé, che lo sbilancia verso l’oggetto del suo desiderio. Solo lì vive, perché lì sta di casa. Uno abita dove ama, più che  dove sta. Per questo continuamente si muove, per giungere là dove il suo cuore già dimora.

[…] Dove andare?

[…] L’interrogativo non ha risposta, se non la stessa domanda che sempre interroga: dove andare? Ciò che invano cerchi fissando le profondità del cielo o vagando sulla superficie del globo, lo puoi trovare solo nel tuo cuore.

Entrare nel cuore è l’unica via del ritorno, anche se piena di ambiguità, più della Via Lattea.

(Silvano Fausti)

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