Ludwig

Heart speaks to heart


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La cura

«Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde».

(Lc 11,23)

Ancora una volta Gesù mi mette davanti ad una evidenza così palese che diventa ben nascosta.

Lo stato di inquietudine che per ora vivo in relazione all’ambiente che mi circonda, mi porta spesso a dimenticare che è inutile cercare di fare il bene e scervellarsi a riguardo: quello che più conta è capire quale bene Dio vuole che faccia.

La presenza e la testimonianza del Regno non passa primariamente attraverso le mie opere buone, ma attraverso l’adesione del mio essere, di tutto il mio essere, a Gesù. Il resto ne è una conseguenza.

Per questo le parole di Gesù suonano in maniera categorica e repentina: è uno di quei casi in cui il Signore mi mette davanti ad una scelta ben chiara senza possibilità di giustificazioni o di fuga.

Con Lui o contro di Lui.

O Regno o divisione.

A volte pensiamo che Gesù sia un simpaticone, ma queste sue parole ci rivelano il contrario: Lui sa toccare i miei punti deboli, i miei nervi scoperti e, di conseguenza, rende la relazione poco piacevole.

Ma Gesù, in fondo, non apre ferite, ma mi mette davanti agli occhi quelle che già ho proponendomi una cura di felicità eterna che non ha nessuna controindicazione, se non quella di saper sorridere di cuore in tutte le situazioni della vita.


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Il mio cuore e Il mio tesoro

«Accumulatevi invece tesori nel cielo». (Mt 6,20)

 

In questi due anni il Signore mi ha concesso di vivere diverse esperienze, tutte belle, che mi hanno aiutato (e mi stanno aiutando) a scendere nel profondo del mio cuore ed un po’ del suo: alcune sono state crocifiggenti e mi hanno aiutato a comprendere con la vita e lo spirito cosa significhi sforzarsi di amare a tutti i costi e cercare di ricostruire l’unità a costo di dover uscire dalla vita di persone che ho sempre ritenuto importanti.

Ma in questo cercare di voler compiere la sua volontà piuttosto che la mia, ho trovato grande pace ed un amore che continua a sovrastarmi in maniera incommensurabile.

 

Sto imparando che i tesori da accumulare nel cielo hanno un nome, un cognome, un viso ben chiaro, una voce, una vita che inizia da lontano e che ha ancora molto davanti; hanno tante attese e speranze, anche se a volte impattano con delusioni ed arrabbiature. Ma – e questo è l’aspetto più bello – hanno tanto amore dentro, in maniera più o meno consapevole, in modo più o meno maturo e gratuito. Tutti, comunque, che si sforzano di cercare, trovare e camminare sulla strada della propria felicità: quella autentica.

E più passa il tempo, più mi rendo conto che tutto questo amore non andrà mai perduto, nonostante le incomprensioni; le ferite inflitte in maniera reciproca spesso modo involontario; gli allontanamenti a volte forzati; i lunghi silenzi che però sono sempre carichi di affetto, di vicinanza, di presenza, di amorevole premura.

 

Tutto questo amore lo stiamo accumulando nel cielo e già brilla di una luce che non conosce tramonto.

È una scia d’amore, quella che ci lasciamo alle spalle: a volte ce ne dimentichiamo, perché sta dietro di noi, ma basta voltarsi indietro per capire e contemplare la bellezza di quello che stiamo seminando.

E sono sicuro di un’altra cosa: siccome l’amore si nutre di amore, ci sono altri che guardando a quanto ci possiamo e ci sforziamo di volerci bene, in qualche modo vengono “toccati” dentro…

 

«Là dove è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21): il mio cuore è con voi perché siete voi il mio tesoro.

Per questo «ho desiderato ardentemente di mangiare questa pasqua con voi» (Lc 22,15).

                       Koder - Emmaus 2

 


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La purificazione della memoria

[…] Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. […] Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto.

(Lc 1,30.38)

 

L’Avvento è il tempo che prepara al Natale, che ci aiuta a fissare lo sguardo su un bambino che nasce, un bambino che è Dio.

E questo può sembrare scontato, banale, normale, come ogni Natale.

In questi giorni di Avvento, però, mi è capitato di soffermarmi su un aspetto  particolare di questo periodo che a volte passa nella più semplice quotidianità, come se fossero giorni uguali a tutti gli altri.

Consideravo come l’Avvento sia il tempo della “purificazione della memoria”.

Spesso nella nostra vita ci troviamo schiavi di situazioni poco felici vissute nel passato, a cui diamo troppa importanza, a cui diamo un peso che ci schiaccia a terra lasciandoci, a volte, senza speranza. È il fare nostro il peccato di Adamo ed Eva, ma anche la loro “cacciata” dall’Eden.

L’Avvento, però, ci ricorda che il passato, in quanto tale non esiste più: possono rimanere le ferite – vero – ma quel momento non c’è più!

In più, il fissare gli occhi su quel Bambino ci ricorda che non possiamo tenere sempre lo sguardo rivolto indietro.

Quel Bambino ci dice:

Non ti preoccupare del passato: le tue ferite le curo io, a spese mie. Tu guarda a me, ora. Guarda questo presente per cercare di costruire insieme a me un futuro felice. Il futuro non esiste ancora, lo devi costruire tu! Ma sono io che, con la mia nascita, ti garantisco la tua felicità qui, ora e per la vita eterna!

Onestamente, mi sono scocciato di guardare Adamo ed Eva.

Preferisco fissare ORA il mio sguardo e il mio cuore su Gesù e Maria e guardare sereno al futuro.

E tu?

avvento


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Una strana equazione

In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.

Gv 12,24-26

 

…se invece muore, produce molto frutto.

Aggrapparsi alla propria vita significa rimanere solo, mentre chi relativizza la propria vita nel seguire Gesù vive e produce molto frutto.

È un passo breve, ma denso e profondo, che allarga gli orizzonti di una vita che vuol vivere seguendo Gesù.

Ho come l’impressione che l’equazione [vivere = morire : morire = vivere] tocchi la profondità del cuore umano in una dimensione camaleontica della vita del cuore: il nostro egoismo.

Se può sembrare evidente che le parole di Gesù tocchino il nostro egoismo in generale, forse lo è di meno se le consideriamo applicate ad un cuore che rimane ferito da qualche delusione che genera poi rabbia, risentimento, divisione, ostilità…

C’è un egoismo subdolo e pericoloso, che è l’egoismo del dolore: molti nostri cammini di guarigione, di perfezione (cioè di imparare a saper amare), sono ostacolati proprio dal dolore ricevuto e quindi dato.

Se, generalmente, non riusciamo a condividere le gioie più profonde o, quanto meno, ci viene difficile, quanto più impegnativo è condividere il proprio dolore con chi ci ha fatto del male, con il fine ultimo di voler ricercare l’unità, di voler ricucire un strappo, di voler sanare una ferita… ma dietro tutto questo c’è il verbo “volere”.

L’egoismo del dolore genera fantasmi e paure che ci fanno dubitare della promessa fatta da Gesù di essere “un sol corpo e un sol spirito”.

L’egoismo del dolore erige una prigione senza mura, nella quale ci auto-imprigioniamo pensando di essere liberi, solo perché non vediamo le mura del nostro carcere.

L’egoismo del dolore ci divide e ci rende ciechi, dimenticandoci quanto ci siamo amati: ci rende dei “giustizieri” dal grilletto facile. Ci rende (falsi) giusti ai nostri occhi.

Ci fa superiore agli altri.

Ci rende dei nani dell’amore completamente ottusi.

Ci rende tenebra nella luce di Dio.

Eppure Lui continua ad amarci, anche se lo insultiamo, anche se lo bastoniamo, anche se gli sputiamo in faccia e poi lo crocifiggiamo.

Ma nonostante questo continua ad amarci e a prendersi cura di noi, quando nemmeno noi sappiamo prenderci cura gli uni degli altri.

Saper condividere il proprio dolore con chi ci ha fatto del male, forse è l’unica strada per una vera guarigione in Cristo.

Lui che è la forza, l’unità, la pace e l’amore a tutti i costi, guidi i nostri cuori e i nostri passi sulla via della pace, che è il suo cuore.

Perché è nel suo cuore che siamo tutti una cosa sola.

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