Ludwig

Heart speaks to heart


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Colui che vuole onorare veramente la passione del Signore deve guardare con gli occhi del cuore Gesù Crocifisso, in modo da riconoscere nella sua carne la propria carne. Tremi la creatura di fronte al supplizio del suo Redentore. […] A nessuno, anche se debole e inerme, è negata la vittoria della croce, e non v’è uomo al quale non rechi soccorso la mediazione di Cristo. Se giovò a molti che infierivano contro di lui, quanto maggiore beneficio apporterà a coloro che a lui si rivolgono!

(Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa)

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Per i miei amici (sul finir dell’anno)

Nella speranza infatti siamo stati salvati.

(Rm 8,24)

È bello sentire come in questi giorni vibri in maniera distinta questa certezza legata ad una speranza che non è un’incognita casuale, ma che è attesa della certezza.

Certezza che ha la stessa evidenza della fede.

E la fede ha la stessa consistenza di una relazione che tiene sveglio il cuore e sempre presente alla mente la persona amata.

Ecco perché la mia crescita umana e spirituale camminano di pari passo con l’approfondimento delle mie amicizie: quanto più il Signore mi spinge verso loro, tanto più mi riporta a sé con una più profonda coscienza di me e di Lui.

È una Grazia proteiforme, che si manifesta in mille volti e in mille storie, ma che alla fine convergono tutte verso un unico punto: il cuore di Dio.

È in questa certezza che sono salvato, anche quando certe strade sono poco illuminate, accidentate o totalmente al buio: alla fine il punto di arrivo è uno e tocca a me camminare.

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Cambio di stagione

E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 

(Mt 6, 28-30)

Oggi mi ritrovavo a riflettere su tutto questo splendido discorso di Gesù che ritroviamo nel Vangelo di Matteo 6,24-34, ma la mia attenzione si è soffermata proprio su quei versetti riportati all’inizio.

In un commento scritto da qualcuno a riguardo, si sottolineava come ci sia una differenza abissale tra i fiori (e con loro tutto il creato) e l’uomo: se per i primi dobbiamo considerare una legge della natura già scritta che permette al fiore di diventare quello che è, è pur vero che, al contrario, il prendersi cura dell’uomo è una precisa volontà di un Dio che è Padre e che ci vuole bene.

Quello che Dio fa per noi, detto in altre parole, non è una qualche sorta di necessità o di costrizione, ma un libero atto d’amore nei nostri confronti.

E se è vero che i gigli sono rivestiti di uno splendore superiore allo sfarzo di Salomone, è ancor più vero che il Signore ci ha rivestiti di un qualcosa che è al di là di ogni immaginazione, frutto di un amore che è oltre ogni immaginazione: siamo rivestiti di Cristo stesso (Gal 3,27).

Per questo chi è rivestito di Cristo nell’intimo più autentico viene rivestito all’esterno da Dio di quanto è necessario…


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Relazioni (poco) pericolose

«Quanti confidano in lui comprenderanno la verità; coloro che gli sono fedeli vivranno presso di lui nell’amore».

(Sap 3,9)

Fedeltà e amore sono due aspetti tra loro inscindibili e dunque necessari ed essenziali.

Ciò che fa la differenza tra in un rapporto di amicizia è proprio la fedeltà, che si staglia come faro sia nei periodi di quiete, sia nei momenti di difficoltà: del resto un faro assolve al suo compito in maniera più autentica proprio quando le condizioni metereologiche diventano avverse, ragion per cui la mia vita di fede e le mie relazioni sono esposte alle intemperie.

È per questo che la fedeltà va curata, custodita, alimentata e irrobustita: naturalmente parlo della mia fedeltà e non di quella di chi mi sta attorno, perché è da me e dalle mie scelte che dipendono la mia vita di fede e le mie relazioni.

Senza dimenticarmi che la vita di fede è la relazione che dà senso e significato a tutte le altre: è ciò che viene prima, perché è la relazione originaria ed originante di un amore che si riversa senza sosta nel mio cuore in modo sovrabbondante, ma sempre e comunque esigente.

Come solo il vero amore sa essere.


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L’abbraccio della Croce

Ormai sono più di dieci anni che vivo un’avventura che ha dello straordinario, dei colori così vari e nello stesso tempo forti ed indefiniti che continua ad essere una sorpresa continua, sempre meravigliosa.

Nonostante tutto.

Quello che risulta essere forse più difficile da gestire è l’abbandono, il distacco dalle persone incontrate lungo tutti questi anni, lungo strade inimmaginabili prima. Forse è la cosa che più colpisce chi guarda da fuori il genere di vita che conduco: tanti sacrifici per costruire relazioni, tante amicizie (spesso autentiche) costruite e poi via, si parte di nuovo.

Si ricomincia di nuovo.

Tutto daccapo.

Come questo punto.

Umanamente non è spiegabile, perché si tratterebbero di traumi infilati uno dietro l’altro, di una sofferenza dovuta al distacco moltiplicata per tutte le persone che ho incontrato. Ma alla luce della fede, di fatto, si chiama purificazione.

Il Signore ha scelto di essere inchiodato alla Croce per non poter più chiudere le braccia e trattenere così qualcuno, fosse anche la sua Madre. E’ un abbraccio cosmico, nel senso letterale del termine, che cioè abbraccia tutto l’universo.

E siccome non sono Dio (per fortuna), ogni tanto i MIEI chiodi si allentano e c’è bisogno di qualche martellata che rimetta le cose al giusto posto.

Sotto un certo punto di vista, per me, non è questo il tempo vero degli abbracci: quello deve ancora arrivare e il quando lo sa solo Lui.

E’ allora che mi saranno tolti i chiodi dalle mie mani per poter abbracciare tutti in un abbraccio senza inizio e senza fine.


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L’ombra della Luce

«Figlio di Davide, abbi pietà di noi».

(Mt 9,27)

Tra questa richiesta di misericordia e la guarigione dei due ciechi c’è un abisso di fede e la persona di Gesù Salvatore.

In tutto questo clima di sofferenza esplosa in maniera così repentina ed inaspettata, in questo momento in cui tutto sembra più buio del normale, una invocazione di misericordia diventa uno spiraglio per far entrare la Luce: forse è un tenue raggio, ma che non può essere sconfitto dalle tenebre circostanti.

La fede, la nostra fede, la mia fede è proprio così: è un guardare a quella Luce che passa attraverso uno strano spiraglio che ha la forma inquietante della Croce di Gesù. Di primo acchito fa male, come tutto il dolore di questo mondo che si insinua nelle pieghe della vita. Poi dipende dov’è che voglio fermare lo sguardo: se sulla porta cruciforme o sulla Luce che attraverso essa passa per illuminare il mio volto e quello che mi sta intorno.

Tutto questo non esclude la pesantezza delle tenebre che possono avvolgermi, ma so che l’oscurità, per quanto grande possa essere, non riesce mai a spegnere quella luce che Qualcuno ha acceso quaggiù per non spegnersi mai più.

Il resto è storia da raccontare a tempo e luogo.

E ancor prima da capire a suo tempo.