Ludwig

Heart speaks to heart


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Carpe diem: ammazza il tempo!

In questo ultimo periodo della mia vita, spesso mi capita di riflettere su un modo di dire che ha a che vedere con quello che faccio durante la giornata:

ammazzare il tempo.

A maggior ragione in questi giorni di preparazione alla Santa Natività, mi rendo conto di un paio di cose (in ordine sparso):

  1. Il tempo non ha una connotazione neutrale o asettica, come spesso mi capita di pensare, ma è il “luogo”, l’ambiente in cui manifesto la mia moralità, il mio vivere, il mio modo di pensare il mondo e, di conseguenza, di relazionarmi con esso.
  2. Il migliorare le mie relazioni richiede tempo: il che significa che non è un automatico né immediato cambiare il mio modo di vedere me stesso ed il mondo che mi circonda. 

Per quanto mi riguarda, faccio esperienza di una verità: non sono io che ammazzo il tempo in qualche modo, quando non ho niente da fare, ma è il tempo che ammazza me quando non so o non voglio riempirlo in maniera costruttiva

In senso più profondo, nella mia vita questo succede a maggior ragione quando non permetto a Dio di abitare la mia esistenza, la mia quotidianità. Se il mio vivere è in Lui e per Lui oppure quando mi allontano, in un modo o in un altro, da Lui.

Ed ecco che riscopro il senso del Natale: Dio che si fa uomo abitando il tempo, la ferialità di ogni giorno, per farmi comprendere in maniera chiara ed univoca che il tempo ha un senso eterno. Perché è quando scelgo di amare che sto tracciando a fili d’oro la mia storia  tessendola di eternità.

Allora forse sono ancora  in tempo per costruire, a partire da ora, qualcosa che va al di là del tempo stesso.

Carpe diem…

Carpe-Diem1

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La via

Un giovane chiese a un santo eremita:

“Dimmi la via più veloce per arrivare a Dio!”.

Sorridendo, l’eremita rispose:

“Mangia uno di quei funghi”.

Il giovane, sorpreso, esclamò:

“Ma sono velenosi!”.

“Appunto”.

disse l’eremita.

Non ci sono scorciatoie per arrivare a Dio: ci vuole tutta la vita.

da: Bruno Ferrero, C’è ancora qualcuno che danza, LDC


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Il sacrificio del tempo

Lungo questi ultimi anni ho capito pian piano che ci sono persone che sono diventate essenziali nella mia vita, non nel senso di indispensabili a qualunque costo, ma che senza loro avrei perso una buona parte della mia umanità.

L’essenziale è un’altra cosa o, meglio, un’altra Persona, che però ha messo sulla mia strada (e continua a farlo) dei simili che mi hanno aiutato non solo a crescere come uomo, ma primariamente come uomo di fede ed è per questo che sono divenute per me essenziali.

Qui non sto parlando di amici di cui posso sentire la mancanza o di cui vivo la distanza, ma di relazioni così profonde che toccano il mio spirito nel profondo e che nessun chilometro riesce a separare dalla mia coscienza e dal mio cuore.

L’aspetto su cui mi sono fermato a riflettere in maniera particolare in questo periodo, è il tempo, perché le relazioni, di qualunque genere esse siano, lo richiedono in sé.

Ma c’è un di più con chi è essenziale: è il sacrificio del tempo. È un’esperienza che trovo affascinante oltre ogni dire e che mi coinvolge pienamente, perché il pensare a queste persone, il pregare per loro al ritmo dei battiti del mio cuore, il parlare con loro non è mai tempo perso, ma è un vero e proprio sacri-ficio: è un rendere sacro il tempo condiviso che prende il gusto dell’eterno.

Il condividere, allora, diventa tempo di salvezza e mai un semplice e meccanico incedere di attimi consecutivi: è una ricchezza che travalica ogni aspettativa e che mi aiuta a comprendere quanto effettivamente possiamo essere vicini e simili, nonostante la nostra individualità e singolarità. Quanto, alla fin fine, possiamo tessere frammenti di infinito in questo tempo che è destinato a compiersi.



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Senza inizio e senza fine

Uno dei motivi per cui valga la pena vivere è, per me, l’esperienza di un amore intenso, forte, totalizzante che catalizza tutta la vita, i pensieri, le cose da fare, da sognare, da progettare e, un giorno, da realizzare insieme.

 

Non so se pure a te è capitata la stessa cosa il sentirsi cioè amato da qualcuno e amare qualcuno in maniera tale che quello che si vive abbia i connotati dell’eternità: la tipica espressione è quella del “ti amo da sempre” e la verità sembra risiedere in un amore senza tempo e distanze.

 

Non è un amore qualunque perché ha dei tratti ben precisi che non si possono sostituire con nessun altro: è un amore che ha quel nome e non un altro, quel volto e non altri, quella voce e non altra. È un amore che corrisponde a quella persona e non ad un’altra. È singolare, personalizzato, che riconosce chi sta davanti come unico e solo.

 

Non posso più vivere senza di te”: è la tremenda verità che ci unisce, che ci fa una cosa sola. È un passare dal presente al passato: è un oggi che si estende a ieri per guardare ad un futuro nuovo, diverso, completo, inimmaginabile prima, che si staglia sull’orizzonte dell’eternità in maniera chiara e distinta.

 

È un Amore senza un inizio.

 

È un Amore senza fine.




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La spiritualità del bruco

«Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio».

(2Cor 8,5)

 

La dinamica della sequela nel Regno è sempre la stessa: lasciare tutto per Dio e in Lui ritrovare molto di più di quello che si è lasciato.

Ma se questa dinamica rimane sempre la stessa, è pur vero che gli fa ottima compagnia la medesima tentazione: una volta deciso di seguire il Signore, attacco il cuore al di più che il Signore mi dona.

Per questo la mia sequela è una continua catarsi, un continuo aderire per poi staccarsi e, anche se fa umanamente male, è l’unica strada per orientare il cuore verso il Signore. Ed ogni volta è sempre un di più colmo di pace, gioia e serenità.

 

Il punto nodale di tutto questo si pone nella volontà salvifica del Padre: siccome lui vuole salvi i suoi figli, ogni volta che dico di sì alle sue proposte (per quanto oscure ed incomprensibili possano essere all’inizio) permettono il compiersi di un altro segmento della Storia della Salvezza. È per questo che le mie risposte di adesione al Signore, anche quando sono umanamente incomprensibili e dolorose, non sono indifferenti al resto dell’umanità presente e futura: la redenzione della storia e la felicità di tutti gli uomini passano anche attraverso i miei “sì” detti per amore all’unica Persona che ci vuole realmente felici.

 

Qui.

 

Ora.

 

E per l’eternità.