Ludwig

Heart speaks to heart


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“Io son di tutti voi signora e padrona”

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

(Mt 10,8)

Penso che la cosa più gratuita che in vita possiamo ricevere, dopo l’infinito amore di Dio, sia la morte, che spesso bussa quando meno la si aspetta.

In virtù di questa sua gratuità ed imprevedibilità, risulta un dono difficile da accogliere perché ancor più difficile da capire: se è vero che spesso ci rifiutiamo di essere amati dagli altri fino in fondo così come siamo, e non per quello che facciamo – e quindi a maggior ragione da Dio – perché non ci riteniamo degni d’amore, quanto più lontano può essere fare entrare la morte in casa propria in quanto dono.

Forse è difficile capire il perché certe persone ci lascino così, all’improvviso e senza alcun preavviso, ma alla fine questo è il dono e bisogna pur fare una scelta a riguardo. Non subito, non repentinamente, ma con il passare del tempo accompagnati non tanto dal voler capire quanto dal volersi fidare.

Non è una semplice scelta, ma una scelta coraggiosa.

Quello che ho vissuto più di sedici anni fa, il dono che ho ricevuto allora, è diventato pian piano un motivo di condivisione nel dolore, di “simpatia” nel senso etimologico del termine. Questo non mi risparmia dalla sofferenza altrui, ma, al contrario, la amplifica anche in virtù di un altro dono: il sacerdozio.

Alla fin fine si tratta di camminare uno accanto all’altro in quella valle oscura di cui parla il salmo 23, sapendo di non temere alcun male perché Tu, o Signore, sei con me.


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Il motivo per cui ti amo

Ti amo perché…

 

Istruzioni per l’uso.

 

Prima di continuare a leggere, prova a fare questo piccolo gioco: chiudi gli occhi, pensa a qualcuno che ami e prova a completare la frase precedente.

 

Fatto?

 

A volte è facile trovare il motivo per cui si ama una persona: le caratteristiche fisiche o morali (psicologiche, culturali…) sono abbastanza facili da individuare e saltano subito agli occhi. E ci innamoriamo perdutamente.

È per questo motivo che tra innamorati scattano gli scambi di motivazioni che sottostanno al loro rapporto fiabesco, quasi incantato.

 

Il problema è quando la fiaba finisce e tutte le promesse di amore eterno sembrano essersi perse nel passato di capitoli precedenti ormai conclusi.

Altro che “lieto fine”.

 

È più interessante quando la frase iniziale presenta uno spostamento delle parole, ragion per cui mi chiedo: «Perché ti amo?» e non riesco a trovare la risposta, una motivazione che sia plausibile e sostenga tutto quello che vivo dentro, che è molto più grande e totalizzante di qualsiasi motivazione.

Questo mi ha portato a riflettere su cosa abbia capito in questi anni in cui sto cercando di imparare ad amare. Ed ho provato a darmi alcune risposte.

In maniera disordinata:

·       Quando amo per un motivo, ho capito che amo il motivo e non la persona che ho davanti o, in altre parole, la mia scelta di amare è subordinata ad un guadagno che ne posso ricevere. Un guadagno che, nella pratica, si rivela essere superiore all’amore…

·       La conseguenza è che, se amo per qualche motivo particolare, mi sto aspettando in qualche modo (conscio o meno) una retribuzione, cioè confondo di fatto l’amare con l’essere amato. Quindi pretendo di essere amato e se questo non succede mi deprimo.

 

Il tempo e la voglia di amare mi stanno facendo capire che invece la maturità affettiva non cerca guadagni né retribuzioni, e le relazioni che si basano su questa esperienza sono le più forti, le più sincere e le migliori da un punto di vista “qualitativo”.

 

L’amore non ha un motivo per cui amare e, se mai ce ne fosse qualcuno, si trova all’interno dell’amore stesso e mai al di fuori di esso.

 

Per farla breve, preferisco rimanere con l’interrogativo: «Perché ti amo?».

ti-amo