Ludwig

Heart speaks to heart


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Nota a margine di una giornata

L’altra sera ascoltavo la testimonianza di un missionario Comboniano che ha esordito più  o meno così:

Mentre annuncio Cristo alle persone, è Lui che cerco.

Effettivamente, a ripensarci è così anche per me: mentre confesso, accompagno, ascolto, predico… ho sempre un ritorno che è un di più.

Tante persone, tanti cuori, infinite storie una diversa dall’altra e tutte che cercano qualcosa. A volte pensiamo che la gente sia in cerca di cose come il benessere materiale, posizioni sociali e riconoscimenti pubblici, ma più profondamente cercano altro.

Il Comboniano continuava il suo racconto:

In una parte povera dell’Africa chiesi ad una ragazzina rimasta orfana e cresciuta con gli zii quale fosse il suo sogno. Rispose di getto: avere una macchina da cucire per poter essere indipendente e poter contribuire al sostentamento della famiglia.

Poi dopo un lungo silenzio che sembrava interminabile, a testa bassa aggiunse: non è vero, non voglio una macchina da cucire, ma mia mamma.

Ecco perché questa vignetta  è una pagina di Vangelo in un tempo in cui la parola amore è confusa in mezzo a mille cianfrusaglie esistenziali che non ci danno mai pace perché ci chiedono di sacrificare sul loro inutile altare il nostro tempo, la nostra vita.

Il nostro cuore.

Ma, in fondo in fondo, cosa cerco di più di un semplice, ma sconfinato gesto di Amore  che sa di eternità?

Dolcetto


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R.I.P.

RipNella puntata precedente abbiamo visto l’importanza del lavoro nella Bibbia e come questo abbia dei connotati ben precisi: è a favore e per il bene non solo del singolo, ma della collettività; dovrebbe essere motivo di costruzione di fraternità; se lo si assolutizza come unico modello di vita diventa un padre/padrone che schiavizza e disumanizza l’uomo.

 In questo altro articolo vediamo il risvolto del lavoro biblico, ciò che gli dà senso e compimento: il riposo.

 Riprendendo il racconto della creazione che troviamo nei primi due capitoli del libro della Genesi (qui) notiamo un particolare interessante: tutti i sei giorni della creazione convergono verso il settimo. L’armonia della creazione iniziale trova il suo compimento definitivo nel giorno del riposo che non si identifica il un “dolce far nulla” di Dio, ma – dice il testo –

Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.

(Gn 2,3)

È l’unica volta durante tutto il racconto in cui Dio benedice un giorno: questo significa, per la mentalità della Bibbia, che il settimo giorno è fonte di benedizione e di fecondità. In altre parole, Dio non lavora per poter riposare, né tantomeno riposa per poter lavorare di più!

 In questo sapiente equilibrio l’uomo trova lo spazio e l’occasione per essere sempre più uomo e sempre meno una macchina da produzione: quel che ci aiuta a crescere come uomini è quel riposo ad immagine del settimo giorno, in cui abbiamo il tempo necessario per bilanciare la nostra vita tra le attività della settimana e lo spazio psicologico per sentirsi pienamente e autenticamente se stessi.

Lo stesso Gesù, per quanto santa possa essere la missione affidata ai suoi apostoli, dice chiaramente davanti ad un eccesso lavorativo:

“Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”. Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.

(Mc 6, 31-32)

 È un tratto umanissimo di Vangelo che mette l’accento sulla comunità di Gesù: sono gli amici che si ritrovano da soli per starsene tra loro in santa pace, non per oziare, ma per poter ritrovare loro stessi.

Nel vero riposo si ha la possibilità di entrare più pienamente nella nostra vita: è il tempo di riscoprire l’equilibrio tra presenza a se stessi e presenza agli altri. Solo il vivere autenticamente il riposo, gustarlo nelle sue tante sfaccettature umane (la lettura, l’arte, le passeggiate in natura, la musica, la buona compagnia…) ci fa comprendere come il tempo abbia una sua “sacralità”. Ad una condizione: essere “padroni” del tempo per scoprirsi sempre più veri uomini.