Ludwig

Heart speaks to heart


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Nota a margine di una giornata

L’altra sera ascoltavo la testimonianza di un missionario Comboniano che ha esordito più  o meno così:

Mentre annuncio Cristo alle persone, è Lui che cerco.

Effettivamente, a ripensarci è così anche per me: mentre confesso, accompagno, ascolto, predico… ho sempre un ritorno che è un di più.

Tante persone, tanti cuori, infinite storie una diversa dall’altra e tutte che cercano qualcosa. A volte pensiamo che la gente sia in cerca di cose come il benessere materiale, posizioni sociali e riconoscimenti pubblici, ma più profondamente cercano altro.

Il Comboniano continuava il suo racconto:

In una parte povera dell’Africa chiesi ad una ragazzina rimasta orfana e cresciuta con gli zii quale fosse il suo sogno. Rispose di getto: avere una macchina da cucire per poter essere indipendente e poter contribuire al sostentamento della famiglia.

Poi dopo un lungo silenzio che sembrava interminabile, a testa bassa aggiunse: non è vero, non voglio una macchina da cucire, ma mia mamma.

Ecco perché questa vignetta  è una pagina di Vangelo in un tempo in cui la parola amore è confusa in mezzo a mille cianfrusaglie esistenziali che non ci danno mai pace perché ci chiedono di sacrificare sul loro inutile altare il nostro tempo, la nostra vita.

Il nostro cuore.

Ma, in fondo in fondo, cosa cerco di più di un semplice, ma sconfinato gesto di Amore  che sa di eternità?

Dolcetto


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Cambio di stagione

E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 

(Mt 6, 28-30)

Oggi mi ritrovavo a riflettere su tutto questo splendido discorso di Gesù che ritroviamo nel Vangelo di Matteo 6,24-34, ma la mia attenzione si è soffermata proprio su quei versetti riportati all’inizio.

In un commento scritto da qualcuno a riguardo, si sottolineava come ci sia una differenza abissale tra i fiori (e con loro tutto il creato) e l’uomo: se per i primi dobbiamo considerare una legge della natura già scritta che permette al fiore di diventare quello che è, è pur vero che, al contrario, il prendersi cura dell’uomo è una precisa volontà di un Dio che è Padre e che ci vuole bene.

Quello che Dio fa per noi, detto in altre parole, non è una qualche sorta di necessità o di costrizione, ma un libero atto d’amore nei nostri confronti.

E se è vero che i gigli sono rivestiti di uno splendore superiore allo sfarzo di Salomone, è ancor più vero che il Signore ci ha rivestiti di un qualcosa che è al di là di ogni immaginazione, frutto di un amore che è oltre ogni immaginazione: siamo rivestiti di Cristo stesso (Gal 3,27).

Per questo chi è rivestito di Cristo nell’intimo più autentico viene rivestito all’esterno da Dio di quanto è necessario…


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L’Esperienza

Colui che conosce i propri peccati

è più grande di colui che con la preghiera risuscita un morto.

Colui che per un’ora piange su se stesso

è più grande di colui che ammaestra l’universo intero.

Colui che conosce la propria debolezza

è più grande di colui che vede gli angeli.

Colui che, solitario e contrito, segue Cristo

è più grande di colui che gode il favore delle folle nelle chiese.

Isacco il Siro