Ludwig

Heart speaks to heart


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Cambio di stagione

E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 

(Mt 6, 28-30)

Oggi mi ritrovavo a riflettere su tutto questo splendido discorso di Gesù che ritroviamo nel Vangelo di Matteo 6,24-34, ma la mia attenzione si è soffermata proprio su quei versetti riportati all’inizio.

In un commento scritto da qualcuno a riguardo, si sottolineava come ci sia una differenza abissale tra i fiori (e con loro tutto il creato) e l’uomo: se per i primi dobbiamo considerare una legge della natura già scritta che permette al fiore di diventare quello che è, è pur vero che, al contrario, il prendersi cura dell’uomo è una precisa volontà di un Dio che è Padre e che ci vuole bene.

Quello che Dio fa per noi, detto in altre parole, non è una qualche sorta di necessità o di costrizione, ma un libero atto d’amore nei nostri confronti.

E se è vero che i gigli sono rivestiti di uno splendore superiore allo sfarzo di Salomone, è ancor più vero che il Signore ci ha rivestiti di un qualcosa che è al di là di ogni immaginazione, frutto di un amore che è oltre ogni immaginazione: siamo rivestiti di Cristo stesso (Gal 3,27).

Per questo chi è rivestito di Cristo nell’intimo più autentico viene rivestito all’esterno da Dio di quanto è necessario…

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L’Esperienza

Colui che conosce i propri peccati

è più grande di colui che con la preghiera risuscita un morto.

Colui che per un’ora piange su se stesso

è più grande di colui che ammaestra l’universo intero.

Colui che conosce la propria debolezza

è più grande di colui che vede gli angeli.

Colui che, solitario e contrito, segue Cristo

è più grande di colui che gode il favore delle folle nelle chiese.

Isacco il Siro


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Un antico ricordo

«Si è riempito di lui

il mio cuore di seta,

di campane smarrite,

di iris e di api.

 

Io me ne andrò lontano

oltre quella montagna,

al di là dei mari,

vicino alle stelle,

 

per chiedere a Cristo

che mi ridia l’anima

antica di bambino,

matura di leggende,

con il berretto di piume

e la spada di legno».

 Federico Garcia Lorca


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Il criterio di utilità del peccato

Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri.

Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.

Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione.

E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!

Col 3,12-15

Ne è passato di tempo, forse poco, forse tanto, ma di sicuro non perso inutilmente.

I viaggi più lunghi sono inevitabilmente quelli che partono dal cuore ed hanno lo stesso come arrivo: quello che si vede e si raccoglie durante questi “pellegrinaggi”, lo si porta con sé per lunghi periodi e, a volte, diventano parte integrante della propria vita, confermandola su alcune convinzioni ed aprendola ad altre.

Quello su cui mi sono fermato in particolare a riflettere in questo periodo è il lato opposto dell’inutilità dell’amore. Cioè se l’amore è inutile, come scrivevo tempo fa, il peccato è utile.

Ed ora provo a spiegarmi.

Quando faccio esperienza del peccato in maniera diretta, personale, oppure indiretta (cioè quello degli altri), la reazione istintiva è quella di biasimo e di rabbia, delusione e dispiacere, fino al punto di arrivare alla costruzione di un muro di disperazione che mi separa dal profondo di me stesso e dalle relazioni con gli altri.

Per me questa è UNA STUPIDA MENZOGNA!!! nel momento in cui mi rimbocco le maniche e cerco di recuperare a tutti i costi la pace e l’unità:

Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.

A volte confondiamo peccato e peccatore e la logica conclusione è che la persona in questione che sbaglia ci delude: come se fossimo in una grande azienda dove tutti sono chiamati a tutti i costi a “produrre” del bene e a comportarsi in maniera perfetta. Logica del tutto economica e non evangelica, che sacrifica l’uomo sull’altare di falso un “rendimento” spirituale.L’amore vero, quello inutile, almeno per me, si manifesta autenticamente in relazioni e comunità inefficienti: non c’è nessun tornaconto nell’amare, nessuna aspettativa di “produzione di bene”, nessun orgoglio ferito (per quale motivo poi, non so…), nessun “castigo” o premio, nessun avanzamento di carriera, nessuna aspettativa di perfezione.

Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione.

Io credo solo in questa perfezione, di cui ho già parlato nel post precedente.

L’amare a tutti i costi, costi quel che costi.

La prova se si è sulla strada giusta?

E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo.

Pace ed unità: quando non le ricerco il mio cuore è inquieto, ben sapendo, perché vissuto sulla mia pelle, che sono DONI di DIO.

E di tutto questo non posso che essere riconoscente al Dio che mi ha amato e liberato, che mi ama e che mi libera prima di qualsiasi mio merito.

Che bello.

Credo in un Dio inutile!!!

inutile


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Il viaggio di una Vita

Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.

Rm 5,10-11

 

Salvati mediante la sua vita.

Sono queste le parole che  mi sono rimaste impresse nella Liturgia di oggi, perché, ancora una volta, si aggrappano con forza alla mia vita e risuonano dentro con tenacia.

Ripenso a tutto quello che ho vissuto lungo questi giorni di incontri: alla fine il viaggio più lungo si è dimostrato più lungo del previsto. Incontri, lunghe chiacchierate, sguardi silenziosi ma carichi di attese, lacrime, abbracci che comunicano una vita intera ed un cuore che batte forte e  che non vuole arrendersi.

E in tutto questo vivere, in tutto questo dolore e in tutta questa gioia, rimane alla fin fine questa Parola che mi accoglie nel ritorno alla mia comunità:

Salvati mediante la sua vita.

Rivedo i visi e gli sguardi di chi è riuscito a capire questo e cerca di camminare, nonostante tutto, verso la vita vera. Ma anche di quelli che sono ancora lontani e cercano la propria felicità fuori di se stessi.

Gli uni e gli altri figli amati dal Padre, per i quali Cristo è morto.

Specialmente per me.

Figlio amato e “scellerato”, ma sempre perdonato ed amato ancora di più. Da qui la tanta serenità che deriva da questo splendido passo di Paolo.

La vita, la mia vita, è così: più mi allontano dalla sua Vita, più la mia inaridisce, diventa infedele, fragile,soggetta a cadute e alla tentazione della disperazione.

Più mi avvicino alla sua Vita, più il mio cuore si allarga e si riempie di un amore, troppo grande per me, difficile da contenere…

È in questo avvicinarsi al Cuore del Padre che ritrovo tutti voi, che riesco, in qualche maniera, a condividere le vostre croci e ad esultare con voi, per i vostri progressi di una vita di fede che non è mai qualcosa di astratto. Ma concretezza di un amore attento e premuroso, che sa farsi, quanto più si avvicina alla Vita, un dono grande per tutti.

Un dono immenso per la mia inutile vita.