Ludwig

Heart speaks to heart


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Nell’Avvento che sta per finire

Che cosa ci vedi?

Una donna vecchia o una giovane?

 

 

 

 

 

Pensi che i due cilindri siano di dimensioni diverse?

 

 

 

Misurali e vedi se effettivamente è così.

 

 

Questi due piccoli effetti ottici la dicono molto lunga su come noi organizziamo le nostre conoscenze, il nostro modo di guardare la realtà e di interpretarla: che ci piaccia o no, ma noi guardiamo il mondo che ci sta intorno con i nostri occhi, secondo quello che abbiamo imparato e studiato (a livello comportamentale e cognitivo). Di conseguenza non fanno eccezione i nostri modi di relazionarci con gli altri: spesso proiettiamo su loro il nostro mondo interiore, non sforzandoci minimamente di capire come sia effettivamente chi ci sta davanti.

E allora iniziamo a pretendere quello che gli altri non ci possono dare. Perché? Semplicemente perché spesso ci illudiamo e non facciamo nessuno sforzo di comprensione per cercare di capire come stiano effettivamente le cose.

 

Meno che mai siamo disposti a metterci in discussione, per il semplice motivo che FA MALE! È doloroso. E chi tra noi ha voglia di soffrire ulteriormente rispetto al quello che noi riteniamo la quotidianità e la normalità della vita?

Giusto.

Legittimo.

 

FORSE.

 

Il tipico modo di capire quanto non abbiamo capito della vita, ce lo regala E. Fromm che, riguardo a cosa significhi amare, dice:

«La maggior parte della gente ritiene che amore significhi “essere amati”, anziché amare; di conseguenza, per loro il problema è come farsi amare».

 

Supponiamo, come dice ancora il nostro autore, che

 

«il problema dell’amore sia il problema di un oggetto, e non il problema di una facoltà».

 

Insomma, forse sbagliamo il punto di partenza ed una giovane donna può diventare una vecchia, mentre pensiamo che due cilindri siano differenti quando sono uguali.

 

Questo ci aiuta a capire ulteriormente che il Dio che è nato quasi duemila anni fa, non l’ha fatto perché voleva essere in qualche modo amato da noi, ma perché ci ha amati per primo e continua a farlo. Però spesso lo riduciamo secondo i nostri schemi mentali, ragion per cui cosa vedi in questa immagine?

 

 

 

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In questa notte santa (20/3/2008)

In questa notte, o mio Signore,
tutta la vita si gioca sul verbo “dare”:
c’è chi dà te a qualcuno che non ti vuole o che, meglio, vuole solo spegnere la tua di vita.
C’è chi dà durezza di cuore davanti ad un altro cuore che tra poco sarà spaccato da un colpo di lancia, ma dal quale sgorgherà impetuoso il fiume della vita: quella eterna.
C’è chi dà, o meglio, pretende di dare la propria vita per te, ma non sa che il suo cuore è ancora debole, anche se generoso, e impreparato: solo dopo la tua morte il suo cuore sarà davvero pronto a darti testimonianza fino all’ultima goccia di sangue.
C’è chi dà il proprio cuore a te, semplicemente reclinando il suo capo sopra il tuo petto: sarà lui, che ha saputo ascoltare i battiti del tuo cuore, a riconoscerti sulla riva del lago.
C’è infine, o mio Signore, solo una persona che sa coniugare il verbo “dare” nel suo pieno significato, dandogli un significato divino: ma non lo coniuga solo a parole, ma specialmente con la vita, dando tutta la sua vita, perchè tutti abbiano la vita in abbondanza.
Solo tu, o mio Signore,
sai coniugare fino in fondo questo verbo di vita perchè,
o mio Signore e mio Dio,
è il solo che conosci.
Aiutami, ti prego, a scendere nel tuo cuore, nel cuore di questa notte,
per essere sempre un po’ di più, anche una sola sillaba del tuo verbo:
solo allora comprenderò fino in fondo il senso della mia vita.