Ludwig

Heart speaks to heart


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Nota a margine di una giornata

L’altra sera ascoltavo la testimonianza di un missionario Comboniano che ha esordito più  o meno così:

Mentre annuncio Cristo alle persone, è Lui che cerco.

Effettivamente, a ripensarci è così anche per me: mentre confesso, accompagno, ascolto, predico… ho sempre un ritorno che è un di più.

Tante persone, tanti cuori, infinite storie una diversa dall’altra e tutte che cercano qualcosa. A volte pensiamo che la gente sia in cerca di cose come il benessere materiale, posizioni sociali e riconoscimenti pubblici, ma più profondamente cercano altro.

Il Comboniano continuava il suo racconto:

In una parte povera dell’Africa chiesi ad una ragazzina rimasta orfana e cresciuta con gli zii quale fosse il suo sogno. Rispose di getto: avere una macchina da cucire per poter essere indipendente e poter contribuire al sostentamento della famiglia.

Poi dopo un lungo silenzio che sembrava interminabile, a testa bassa aggiunse: non è vero, non voglio una macchina da cucire, ma mia mamma.

Ecco perché questa vignetta  è una pagina di Vangelo in un tempo in cui la parola amore è confusa in mezzo a mille cianfrusaglie esistenziali che non ci danno mai pace perché ci chiedono di sacrificare sul loro inutile altare il nostro tempo, la nostra vita.

Il nostro cuore.

Ma, in fondo in fondo, cosa cerco di più di un semplice, ma sconfinato gesto di Amore  che sa di eternità?

Dolcetto


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Attese e desideri

Ma Erode diceva: “Giovanni l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire tali cose?”. E cercava di vederlo.

(Lc 8,17)

Erode incontrerà Gesù nella cornice della Passione, ma sarà un incontro vuoto e sterile: Erode dovrà aspettare la morte per incontrare davvero Gesù.

È qui che si pone l’atteggiamento discriminante della mia vita spirituale: cosa viene prima delle mie attese e dei miei desideri? Detto in altro modo è difficile riuscire a vedere Gesù quando il centro della mia attenzione è rivolto a me stesso e alle mie sole ed esclusive difficoltà. È per questo che nei momenti di crisi tutto risulta più difficile e complicato, perché il mio sguardo non riesce ad andare al di là della mia sofferenza, che si traduce anche in un cattivo modo di relazionarmi.

Quando per un motivo o per un altro smetto di decentrarmi, facendo sparire Gesù dal centro della mia vita e trasformandolo al massimo in un curioso accessorio della mia esistenza, tutto diventa un po’ più complicato e pesante.

Forse è proprio in questo momento che ricomprendo il ruolo e l’importanza dell’ascesi, della lotta prima di tutto con me stesso con l’aiuto del Signore.

FELICE


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Il tesoro e la perla

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Mt 13,44-46


«Il regno dei cieli è simile…». È un po’ strano questo regno dei cieli: è contemporaneamente un tesoro nascosto ed una perla pronta a lasciarsi trovare.

Il Vangelo ci propone due modi di trovare la stessa ricchezza: il primo è “quasi” per caso. “Quasi” perché qualcuno ha nascosto quel tesoro in quel campo: sta lì per essere trovato e portare grande gioia.

Il secondo è un ricercare qualcosa di prezioso che si intuisce possa esistere: il mercante già va in cerca di perle, ma ne trova una tutta particolare che vale più di tutte le altre.

La conclusione, in tutt’e due i casi, è la stessa: vendere tutto per comprare quello che vale di più e che porta, quindi, più gioia nella propria vita

 

Specialmente la seconda similitudine mette in evidenza quattro verbi tipici della “sana” vita spirituale a servizio del Regno: cercare – trovare – vendere – comprare.

Che sono anche quattro verbi legati alla vita economica di un mercato: 1) un produttore cerca cosa può soddisfare il consumatore; 2) trovato quello che può essere il prodotto giusto; 3) investe nella produzione di quest’ultimo; 4) per ottenere un guadagno (a costo di creare bisogni indotti).

 

La logica del Regno è all’esatto opposto: non si impone, ma si lascia cercare.  Le altre azioni (trovare – vendere – comprare) non sono per forza di cose consequenziali, perché poggiano su due motivazioni molto forti: la libertà dell’uomo e il suo saper amare.

Nella nostra vita quotidiana, parecchie volte capita di “comprare” qualcosa che sembrerebbe essere bello, che promette una qualche felicità più o meno duratura, ma che una volta comprata ci lascia l’amaro in bocca: a ben pensarci, in questi casi, non credo proprio che abbiamo venduto qualcosa per acquistare quel “falso” bene.

Abbiamo, in qualche modo, semplicemente svenduto noi stessi, il nostro essere, il nostro saper amare, la nostra libertà.

 

Gesù ci promette molto di più: nel cercare – trovare – vendere – comprare lui ci garantisce una cosa semplice semplice: una gioia che nessuno potrà MAI toglierci.

Questo richiede lungimiranza, così come ci insegna il Vangelo di oggi, ed un apparente rinuncia a tutto quello che “abbiamo” per ritrovarci più ricchi di quanto potessimo immaginare.

Semplicemente per l’eternità…

AM057