Ludwig

Heart speaks to heart


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Gli altri siamo noi

«Dette queste cose, Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme».

(Lc 19,28)

 

La grandezza di Gesù, la sua profonda umanità, la sua vera ed autentica umanità, si dimostra e si rivela nelle sue parole (vedi la parabole che precede), ma anche nelle azioni che il Vangelo “nasconde” in dettagli a prima vista insignificanti.

 

Gesù sale verso Gerusalemme e quello che lo aspetta non è certo un festino, ma tutt’altro: se è vero che c’è una tavola imbandita per lui e per i suoi discepoli per una cena che cambierà per sempre il corso della storia, dall’altra c’è un’altra tavola vuota, ma che sarà riempita dallo stesso corpo e bagnata dallo stesso sangue.

 

Quando nella vita ci troviamo ad affrontare quelle salite che ci costano tanto in energie, impegno e dolore, pensiamo di essere i primi a percorrere quella strada e di essere stati lasciati da soli  lungo il percorso.

Il che può essere vero, da un punto di vista: quello di una vista che non riesce ad andare al di là della propria statura.

Ci dimentichiamo che qualcuno ci ha già sorpassati, percorrendo la stessa strada ed arrivando prima di noi al traguardo, un traguardo che è ben oltre quello che pensiamo.

 

Gesù «proseguì avanti agli altri»: lascia tutti dietro per dirci che, per quanto difficile possa essere la salita, per quanto grande ci possa sembrare la croce che segna il traguardo di questa strada, la vera meta si trova proprio al di là di quei due pezzi di legno.

È al di là della croce che c’è un pubblico immenso che fa il tifo per noi da quando siamo partiti: il fatto che non lo abbiamo visto o sentito prima non significa che non ci fosse.

 

Quindi?

Non ci rimane che continuare il nostro cammino, salite comprese, sapendo che quando giungeremo al vero traguardo ci sarà una splendida festa organizzata per noi che non avrà mai fine.


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Piccola stella senza cielo

Lo sguardo verso l’alto ha generato in basso la poesia e l’astronomia, la misura del tempo e dello spazio, la danza e la musica, la liturgia e la matematica. Le cose belle e buone, per i mortali, sono figlie del cielo, stelle fiorite sulla terra. Scienza e arte, filosofia e religione, tutta la cultura viene dalla contemplazione del cielo, suo riflesso sulla terra.

“Con-siderare”, stare-con-le-stelle, in cerca della propria, è l’origine del pensare e dell’agire umano. Solo quando uno ha trovato la propria stella, “de-sidera”, smette-di-considerare, perché sa la direzione verso cui muoversi.

L’uomo è un animale “eccentrico”: ha il suo centro fuori di sé, che lo sbilancia verso l’oggetto del suo desiderio. Solo lì vive, perché lì sta di casa. Uno abita dove ama, più che  dove sta. Per questo continuamente si muove, per giungere là dove il suo cuore già dimora.

[…] Dove andare?

[…] L’interrogativo non ha risposta, se non la stessa domanda che sempre interroga: dove andare? Ciò che invano cerchi fissando le profondità del cielo o vagando sulla superficie del globo, lo puoi trovare solo nel tuo cuore.

Entrare nel cuore è l’unica via del ritorno, anche se piena di ambiguità, più della Via Lattea.

(Silvano Fausti)

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