Ludwig

Heart speaks to heart


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Orgoglio di padre

Giovanni rispose: “Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo”.

(Gv 3,27)

Questa espressione del Battista nei confronti di Gesù mi aiuta a mettere un po’ di ordine ad alcune inquietudini della mia vita. Questo anno si sta aprendo foriero di novità, di cambiamenti che non riguardano tanto la mia vita, quanto il tessuto delle mie relazioni: alcune delle persone a me più care si dovrebbero apprestare a chiudere certi capitoli della loro vita per iniziarne di nuovi ed importanti.

Ed un po’ mi sento come il Battista che termina la sua missione di accompagnatore con l’arrivo di Gesù.

Sono situazioni che smuovono il mio attaccamento affettivo e che, se da una parte mi “inquieta”, dall’altra mi lasciano una gioia di sottofondo ed una gratitudine  per poter essere testimone di certi cambiamenti nelle vite altrui.

Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena.

(Gv 3,29)

In questa prospettiva, è bello porsi anche nella parte dell’amico dello Sposo, amico che è presente, ascolta e gioisce per le meraviglie che Dio compie nella vita della sposa, vita che diventa non semplicemente una storia, ma storia di Salvezza.

Non nascondo che mi sento un po’ orgoglioso, come un padre che vede i propri figli crescere, con l’augurio, ma anche con l’impegno, di poter essere pure io un buon padre sulle orme del proprio Padre.

Padre e figlio

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A proposito di sbornie…

«Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: il vecchio è buono».

(Lc 5,39)

 

Il contesto culturale in cui ci troviamo è davvero particolare perché ci ha ormai abituati a vivere in maniera rapida ed efficiente i cambiamenti imposti dal sistema dei consumi: tutto cambia e diventa vecchio in tempi rapidissimo, dimenticandoci velocemente di quello che c’era prima.

E noi siamo disposti ad adeguarci supinamente a tutto questo con la convinzione che quanto più siamo “aggiornati” tanto più siamo migliori.

 

Ma questo è solo l’apparenza.

 

I cambiamenti che ci vengono imposti ed il nostro adeguamento a questi toccano solo la superficie della nostra esistenza e, di fatto, ci lasciano inchiodati su posizioni sclerotizzate.

È come se ci proponessero di leggere le istruzioni di nuovi giochi senza però mai mettersi a giocare realmente e, così, non facciamo mai una vera esperienza di vita autentica e profonda: cambiano le copertine, ma il libro della nostra vita rimane lo stesso.

 

È per questo che, secondo me e guardando alla mia vita, siamo fortemente resistenti ai veri cambiamenti, a quelli che toccano e graffiano la nostra esistenza ed è quello che ci ricorda Gesù: continuiamo a bere il vino vecchio pensando che sia il migliore.

O, in altre parole, ci adeguiamo alla volpe che c’è in noi giustificandoci che l’uva è acerba quando, in effetti, l’unica cosa di acerbo è il nostro cuore.