Ludwig

Heart speaks to heart


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A casa!

Ascoltare significa accettare di fare spazio in se stessi fino ad essere dimora dell’altro.

Onestamente non mi ricordo chi abbia scritto questa frase, ma è molto veritiera perché tocca il cuore di una parola a volte svuotata del suo significato: amicizia.

Col passare del tempo mi sono reso conto che le amicizie, quelle vere, che hanno resistito agli anni e alle intemperie, hanno un comune denominatore: l’ascolto autentico. E’ un donarsi ed un accettarsi reciprocamente così per come si è, con le proprie vittorie e le proprie sconfitte, senza paure di giudizi, ma solo con la voglia ed il desiderio di poter essere in una comunione profonda.

Al di là, spesso, dei chilometri che ci separano e dei silenzi dettati da varie circostanze.

L’esperienza più bella che vivo è quella dell’essere a casa mia, in uno spazio mio dove so di potermi rifugiare nei momenti  di difficoltà o a volte di solitudine, non tanto per fuggire a determinate situazioni, ma più che altro per poter ritrovare me stesso. Perché è nell’amore incondizionato nei miei confronti che recupero i frammenti della mia identità, del senso della mia esistenza, del filo rosso che collega gli avvenimenti della mia vita.

E per quel poco che sono e che posso, provo a fare altrettanto con chi mi circonda.

 Da questo punto di vista riesco ad intuire un po’ di più il senso di questo Avvento e di come Maria sia stata in grado di essere, fuor di metafora, dimora dell’Altro.

Un grazie sconfinato a Lalli per la foto!

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Nell’Avvento che sta per finire

Che cosa ci vedi?

Una donna vecchia o una giovane?

 

 

 

 

 

Pensi che i due cilindri siano di dimensioni diverse?

 

 

 

Misurali e vedi se effettivamente è così.

 

 

Questi due piccoli effetti ottici la dicono molto lunga su come noi organizziamo le nostre conoscenze, il nostro modo di guardare la realtà e di interpretarla: che ci piaccia o no, ma noi guardiamo il mondo che ci sta intorno con i nostri occhi, secondo quello che abbiamo imparato e studiato (a livello comportamentale e cognitivo). Di conseguenza non fanno eccezione i nostri modi di relazionarci con gli altri: spesso proiettiamo su loro il nostro mondo interiore, non sforzandoci minimamente di capire come sia effettivamente chi ci sta davanti.

E allora iniziamo a pretendere quello che gli altri non ci possono dare. Perché? Semplicemente perché spesso ci illudiamo e non facciamo nessuno sforzo di comprensione per cercare di capire come stiano effettivamente le cose.

 

Meno che mai siamo disposti a metterci in discussione, per il semplice motivo che FA MALE! È doloroso. E chi tra noi ha voglia di soffrire ulteriormente rispetto al quello che noi riteniamo la quotidianità e la normalità della vita?

Giusto.

Legittimo.

 

FORSE.

 

Il tipico modo di capire quanto non abbiamo capito della vita, ce lo regala E. Fromm che, riguardo a cosa significhi amare, dice:

«La maggior parte della gente ritiene che amore significhi “essere amati”, anziché amare; di conseguenza, per loro il problema è come farsi amare».

 

Supponiamo, come dice ancora il nostro autore, che

 

«il problema dell’amore sia il problema di un oggetto, e non il problema di una facoltà».

 

Insomma, forse sbagliamo il punto di partenza ed una giovane donna può diventare una vecchia, mentre pensiamo che due cilindri siano differenti quando sono uguali.

 

Questo ci aiuta a capire ulteriormente che il Dio che è nato quasi duemila anni fa, non l’ha fatto perché voleva essere in qualche modo amato da noi, ma perché ci ha amati per primo e continua a farlo. Però spesso lo riduciamo secondo i nostri schemi mentali, ragion per cui cosa vedi in questa immagine?

 

 

 


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La purificazione della memoria

[…] Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. […] Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto.

(Lc 1,30.38)

 

L’Avvento è il tempo che prepara al Natale, che ci aiuta a fissare lo sguardo su un bambino che nasce, un bambino che è Dio.

E questo può sembrare scontato, banale, normale, come ogni Natale.

In questi giorni di Avvento, però, mi è capitato di soffermarmi su un aspetto  particolare di questo periodo che a volte passa nella più semplice quotidianità, come se fossero giorni uguali a tutti gli altri.

Consideravo come l’Avvento sia il tempo della “purificazione della memoria”.

Spesso nella nostra vita ci troviamo schiavi di situazioni poco felici vissute nel passato, a cui diamo troppa importanza, a cui diamo un peso che ci schiaccia a terra lasciandoci, a volte, senza speranza. È il fare nostro il peccato di Adamo ed Eva, ma anche la loro “cacciata” dall’Eden.

L’Avvento, però, ci ricorda che il passato, in quanto tale non esiste più: possono rimanere le ferite – vero – ma quel momento non c’è più!

In più, il fissare gli occhi su quel Bambino ci ricorda che non possiamo tenere sempre lo sguardo rivolto indietro.

Quel Bambino ci dice:

Non ti preoccupare del passato: le tue ferite le curo io, a spese mie. Tu guarda a me, ora. Guarda questo presente per cercare di costruire insieme a me un futuro felice. Il futuro non esiste ancora, lo devi costruire tu! Ma sono io che, con la mia nascita, ti garantisco la tua felicità qui, ora e per la vita eterna!

Onestamente, mi sono scocciato di guardare Adamo ed Eva.

Preferisco fissare ORA il mio sguardo e il mio cuore su Gesù e Maria e guardare sereno al futuro.

E tu?

avvento


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Dentro una casetta

Oggi è la sera del 7 dicembre, primi vespri della festa di Maria Immacolata.

E forse è la sera giusta per mettere un po’ di ordine tra i miei pensieri, per quello che ho vissuto nei giorni in cui sono stato fuori.

Loreto e una casetta.

Ed un brivido lungo la schiena.

Ho avuto la fortuna di celebrare messa dentro quella casa e, preso alla sprovvista, mi chiedono di leggere le letture del giorno… e mentre leggo un pensiero si fa strada, quasi schiacciandomi e lasciandomi senza fiato.

Mentre sto là a proclamare la Parola di Dio penso che tra quelle mura la stessa Parola che proclamo si è fatta carne. Tra quelle stesse mura più di 2000 anni dopo il Signore mi chiama a “prestargli” la voce per far risuonare ancora una volta la sua Parole tra quelle pietre…

E questo pensiero è stato abbastanza “immediato”.

Poi, il giorno dopo, mi ritrovo a pensare ad un’altra “assurdità”: in quella stessa celebrazione due “Amen”. Il primo è quello di Maria: al suo “amen” il Verbo dimora in lei.

Dopo più di 2000 anni un altro “amen”… il mio al momento della Comunione. Ed il Verbo dimora in me.

E penso: “DIO E’ COMPLETAMENTE FOLLE…!!!”.

FOLLE!

Comunque è stato bello parlare alla nostra Mamma ed affidarvi a Lei.

Tutti.

Nessuno escluso.

Un saluto ed un augurio in particolare a tutti i miei amici degli Oratori salesiani nel giorno del compleanno del nostro Oratorio: che la nostra Mamma risplenda sempre nella vostra vita come stella che porta a Gesù.

Un abbraccio a tutti.

Luigi