Ludwig

Heart speaks to heart


1 Commento

Il Mondo E La Metafora (per Lalli e dintorni) [2]

Riprendo un intervento fatto qualche tempo fa.

 

Per Murakami la biblioteca diventa il centro attrattivo e propulsore di tutta la vicenda: è il luogo dove tutto quello che succede ai personaggi del racconto, specialmente al protagonista, trova le radici e diventa lo spazio in cui Tamura e i suoi amici ritornano per rifugiarsi. Le vite che si incrociano, a volte in maniera drammatica, trovano nella biblioteca il loro vero e profondo significato.

 

Quello che a volte viviamo esteriormente è solo la metafora di quello che viviamo interiormente: le grandi tempeste della nostra vita trovano origine nel nostro profondo che, inquieto, ci vuole gridare le sue motivazioni.

Le tempeste perdono vigore ed intensità quando ci sforziamo di porgere l’orecchio al nostro punto più profondo: sul momento saremo forse sommersi, ma, come un’onda che ci copre, presto passa via e noi torniamo a respirare.

A quel punto ci serve una “biblioteca”, quella personale, che ognuno di noi ha trovato a proprie spese e sforzi e a cui tornare: è quella realtà bella e profonda che sempre ci aspetta, in cui ritroviamo noi stessi e gli affetti più cari che riscaldano la nostra esistenza.

Certo, la nostra “biblioteca” è soggetta a miglioramenti a volte accessori e a volte strutturali in qualche parte, ma rimane sempre la “nostra biblioteca”.

 

E a volte è necessario fermarsi un po’,

chiudere gli occhi, 

fare silenzio

ed ascoltare la nostra “Kafka sulla spiaggia”.


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Profeti e Giusti

Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono!

Mt 13,16-17

 

«Beati i vostri occhi […] e i vostri orecchi». Una beatitudine a prima vista così semplice: Gesù è sempre con noi, giorno per giorno, istante per istante e sempre parla, sempre si mostra, sempre si fa mangiare… Eppure ci sono profeti e giusti che non l’hanno mai conosciuto, pur desiderandolo: questa è una eredità “pesante” che ci viene consegnata, un dono che il Signore ci mette tra le mani e che dobbiamo sapere “investire” per il Regno.

 

Due sono le considerazioni che passano per il cuore: la prima, forse la più evidente, è il non saper gustare fino in fondo l’immensa ricchezza che il Signore ci ha lasciato: la Parola e l’Eucaristia. Anzi, forse per ora li sto bistrattando vivendole un po’ troppo superficialmente.

Eppure ci sono profeti e giusti che hanno desiderato tutto questo ma non hanno potuto.

Ed è qui che si riallaccia la seconda considerazione, forse meno evidente, ma strettamente collegata alla prima: l’immenso dono che il Signore ci fa di sé non è un regalo che, per quanto bello, si mette su uno scaffale o dentro una credenza a proprio uso e consumo, ma è una ricchezza da portare nelle “case” degli altri, di coloro che sono giusti e desiderano, pur non sapendo cosa stiano desiderando veramente.

C’è chi brama conoscere Gesù e c’è chi, come me, lo banalizza o lo sottovaluta, ma è da questo punto che nasce nel mio cuore l’urgenza per la missione: «molti profeti e giusti hanno desiderato vedere e ascoltare».

Ed è me che stanno aspettando.