Ludwig

Heart speaks to heart


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Un applauso!

Ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?

(Mt 19,27)

La risposta sarcastica che darei a Pietro è: “un applauso”. Non per essere irriverente, ma perché mi ci ritrovo pure io ad esprimere in certi momenti della mia vita questa domanda, in maniera più o meno larvata.

Quantomeno Pietro, a differenza mia, ha il coraggio di essere schietto e di esporsi in prima persona. La domanda comunque rimane e rischia di assumere il tono della capziosità, come se la salvezza e la sequela di Gesù la si può barattare con qualcosa, fosse anche tutto quello che ho. Come se fosse un vantare crediti nei confronti di Dio, quando, in verità, sono un suo debitore eternamente insolubile.

Il mio do ut des con Dio non funziona, perché non c’è una complementarietà reciproca, ma solo una smisurata asimmetria a favore di Dio. Asimmetria impossibile agli uomini, ma non a Dio. Questo mi aiuta a ridimensionare me ed il mio amor proprio, che in modo particolare si manifesta nella mia vita di peccato, ma nonostante questo il suo amore rimane più forte.

Non c’è storia in questa partita, ma solo un continuo festeggiare la sua infinita misericordia.

Il cane di Dio

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Una con-siderazione

«E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo».

(Gv 3,14)

La storia universale e la vita di ciascuno a volte sembrano essere senza alcun senso, come ciechi che camminano nella notte.

A questo barcollare si aggiunge il peso del peccato sociale e personale che aggrava ulteriormente la situazione. Per questo vivere può risultare stancante fino a ferire l’anima, perché alla fine sono così concentrato a guardare la punta dei miei piedi ed il terreno su cui cammino che mi dimentico di con-siderare tutto il resto, di alzare cioè gli occhi verso il cielo per allargare gli orizzonti del mio cuore.

Imparare a guardare il Figlio dell’uomo che è stato innalzato sulla Croce non è un rito magico che allevia le sofferenze, ma è un esercizio dello spirito per imparare a guardare la mia vita ed il mondo che mi circonda da una prospettiva sempre nuova, ricca di una com-passione che riscalda il cuore nonostante le gelide storture del peccato e di un egoismo a volte rivestito di santa evangelicità.


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Rendimi sordo, Signore! (20/3/07)

Rendimi sordo, Signore, perché possa non ascoltare più le cose inutili della vita, per poter essere utile a chi di vita ne ha poca.

 Rendimi sordo, Signore, ai sussulti del mio cuore quando questi non sono innanzitutto per te e poi per gli altri.

Rendimi sordo, Signore, al canto delle Sirene ammaliatrici di questo mondo, per poter elevare a Te, dal profondo del mio cuore, il mio canto di liberazione e di lode.

 Rendimi sordo, Signore, al mio egoismo difeso a tutti costi, perché la mia vita sia tutti i costi per te e per i fratelli che mi donerai.

 Rendimi sordo, Signore, alle mie inutili parole, perché possa essere, ora e sempre, un degno ministro della Tua Parola.

Amen.



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In questa notte santa (20/3/2008)

In questa notte, o mio Signore,
tutta la vita si gioca sul verbo “dare”:
c’è chi dà te a qualcuno che non ti vuole o che, meglio, vuole solo spegnere la tua di vita.
C’è chi dà durezza di cuore davanti ad un altro cuore che tra poco sarà spaccato da un colpo di lancia, ma dal quale sgorgherà impetuoso il fiume della vita: quella eterna.
C’è chi dà, o meglio, pretende di dare la propria vita per te, ma non sa che il suo cuore è ancora debole, anche se generoso, e impreparato: solo dopo la tua morte il suo cuore sarà davvero pronto a darti testimonianza fino all’ultima goccia di sangue.
C’è chi dà il proprio cuore a te, semplicemente reclinando il suo capo sopra il tuo petto: sarà lui, che ha saputo ascoltare i battiti del tuo cuore, a riconoscerti sulla riva del lago.
C’è infine, o mio Signore, solo una persona che sa coniugare il verbo “dare” nel suo pieno significato, dandogli un significato divino: ma non lo coniuga solo a parole, ma specialmente con la vita, dando tutta la sua vita, perchè tutti abbiano la vita in abbondanza.
Solo tu, o mio Signore,
sai coniugare fino in fondo questo verbo di vita perchè,
o mio Signore e mio Dio,
è il solo che conosci.
Aiutami, ti prego, a scendere nel tuo cuore, nel cuore di questa notte,
per essere sempre un po’ di più, anche una sola sillaba del tuo verbo:
solo allora comprenderò fino in fondo il senso della mia vita.


1 Commento

Signore, se ti occorre un imbecille…

Se ti occorrono delle vergini, Signore,

se ti servono dei coraggiosi,

dei gagliardi sotto i tuoi stendardi,

se ci sono uomini ai quali per essere cristiani

le sole parole non bastano,

se ci sono uomini che hanno saputo seguirti

anche a costo della vita,

ecco Domenico e Francesco, Signore,

ecco Lorenzo e Cecilia!

 

Ma se per caso avessi bisogno di un pigro e di un imbecille,

se ti occorressero un ingrato e un impuro,

un uomo il cui cuore è chiuso, e il cui viso è duro
(perché non sei venuto a salvare i giusti,ma proprio questi tipi qui),

allora, se proprio non ne trovassi in giro,

ti resterò pur sempre io, Signore…

allora ti servirò…

Amen.

 Paul Claudel

Snoopy