Ludwig

Heart speaks to heart


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Ricordi

Ritrovo questo filmato di alcuni anni fa realizzato dalla mia cara amica Chiara: penso che sia uno dei regali più belli che abbia mai ricevuto.

Doveva essere il 7 dicembre 2010…

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Punk is (not) dead!

Questa la devo raccontare per forza: ne va della mia salute mentale.

Incontro un ragazzino di circa 14 anni con una maglietta addosso con questa stampa.

Brooklyn-Street-Art-God-Save-Queen-copyright-jamie-reid-sex-pistols

Cavolo! è stato più forte di me ed ho dovuto chiederglielo!

Io:

Bella questa maglietta! sai cos’è’?

Lui, con fare da semisaccentello:

God save the Queen significa: Dio salvi la Regina.

Ottima risposta, pensavo tra me e me.

Io, semi compiaciuto:

E “Sex Pistols” cosa significa?

Lui:

E’ la marca della maglietta.

Ho trattenuto un grido per dignità, ma ho pensato che Sid avrebbe fatto di peggio.

Infinitamente di peggio.

E forse dalla sua tomba qualche anatema sarà partito.

No future for meeeeee!


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La vita davanti (una lettera per te)

Mie care Simona, Mari e Vanda

sono stato davvero felice di potervi incontrare in questo fine settimana davvero così speciale, almeno per me.

La vita è davvero sorprendente quanto più lasciamo che sia lei a guidarci per strade che a volte non pensiamo: non sono sempre facili, a volte sono tortuose come le pieghe della nostra vita, ma difficilmente sappiamo cosa ci possano riservare.

Per me è stato così: una splendida sorpresa che mi ha aiutato a tornare a casa un po’ più sereneo e decisamente felice. Una felicità forte e profonda, vissuta e condivisa insieme anche a voi.

Vi scrivo per due motivi.

Il primo perché sono rimasto decisamente colpito da questa foto, che è uno splendido riassunto di un giorno vissuto insieme.

Simona, Mari e Vanda

Il vostro sguardo è rivolto verso un mare decisamente agitato, le cui onde raggiungevano la strada e facevano tremare la casa in cui stavamo.

Così è un po’ la nostra vita, ma le onde, per quanto alte e forti, non sono tutto il mare, e la luce che si staglia prepotente davanti a voi è un segno di un qualcosa che di bello vi attende, anche se può sembrare distante. Ma, ancor di più, è segno della Bellezza che portate dentro e che aspetta di esplodere e manifestarsi in tutto il suo splendore.

Il secondo motivo è per dirvi: “Grazie!“. Dal più profondo del mio cuore.

A volte noi poveri religiosi e sacerdoti pensiamo di essere i “superman” dell’anima altrui, come se fossimo noi gli unici dottori dell’anima.

Così non è.

Voi forse non lo sapete, perché probabilmente ci vergognamo a dirvelo, ma siete voi i nostri dottori dell’anima: quando aprite i vostri cuori all’amore di Dio e lasciate che dimori in voi, siamo noi – anzi – sono io ad essere guarito da tante mie incertezze e meschinità, perché vi fate strumenti dell’amore di un Dio che è misericordia.

E’ bello avervi accanto come compagne di viaggio, nel senso etimologico del termine: avere un unico Pane da spezzare e condividere.

Vi voglio bene.

don Lu


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Per i miei amici (sul finir dell’anno)

Nella speranza infatti siamo stati salvati.

(Rm 8,24)

È bello sentire come in questi giorni vibri in maniera distinta questa certezza legata ad una speranza che non è un’incognita casuale, ma che è attesa della certezza.

Certezza che ha la stessa evidenza della fede.

E la fede ha la stessa consistenza di una relazione che tiene sveglio il cuore e sempre presente alla mente la persona amata.

Ecco perché la mia crescita umana e spirituale camminano di pari passo con l’approfondimento delle mie amicizie: quanto più il Signore mi spinge verso loro, tanto più mi riporta a sé con una più profonda coscienza di me e di Lui.

È una Grazia proteiforme, che si manifesta in mille volti e in mille storie, ma che alla fine convergono tutte verso un unico punto: il cuore di Dio.

È in questa certezza che sono salvato, anche quando certe strade sono poco illuminate, accidentate o totalmente al buio: alla fine il punto di arrivo è uno e tocca a me camminare.

friendship-is-not-a-big-thing


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Perché mi vuoi così bene?

C’è un filo rosso nella mia vita che ogni tanto riemerge e che si concretizza in questa domanda che mi viene posta:

Perché mi vuoi così bene?

Parecchie persone rimangono spiazzate da questo sentirsi amate, percependolo come un amore di predilezione difficilmente vissuto in altre relazioni. Dalla mia parte, oltre alla assoluta gratuità di questa esperienza (che a volte faccio pure io fatica a comprendere da un punto di vista umano), constato come questo amare diventa terreno fertile in cui la persona si apre per quello che di buono è. È un toccare ed un far toccare quel nucleo fondamentale della persona che è costituito dall’amore di Dio per ciascuno di noi. Il

Perché mi vuoi così bene?

alla fine è la stessa domanda che io potrei rivolgere al Signore, non trovando mai una risposta umanamente compiuta e soddisfacente, semplicemente perché non c’è mai un rapporto di merito.

Quello che non capisco del tutto è che le persone si sentono amate così da me difficilmente riescono a fare il salto, a risalire la sorgente, al motivo primo per cui mi relaziono così: per me queste relazioni hanno un che di divino che mi hanno aiutato, lungo questi anni, a crescere umanamente e spiritualmente, con tutte le difficoltà e le incomprensioni annesse, insegnandomi in maniera costante che ad amare si impara, sempre più, senza mai trovare un punto di arrivo, ma sempre un nuovo punto di partenza.

È pure strano, ripensandoci, che i miei “maestri” di questa scuola infinita non sono stati i miei confratelli, ma le persone statisticamente più improbabili, a volte davvero ultime arrivate in senso cronologico o logico: prima della comunità la vera palestra dell’amore sono state – e continuano ad essere – proprio queste persone così umanamente improbabili.

Le definirei amicizie nel senso più vero ed autentico del termine, perché porto sicuro, casa, vera famiglia, parte della mia stessa anima ed ossigeno per i miei polmoni spirituali: sono loro che mi aiutano a mantenermi in equilibrio, a restituirmi a me stesso quando vivo momenti di tensione umana quotidiana (come in questi ultimi anni), non perché mi possano dire qualcosa, ma semplicemente con la loro presenza e con il loro prendersi cura di me in maniera semplice ed essenziale con il loro affetto.

Eppure sono le persone che fisicamente sono più distanti da me, ma indubbiamente le più vicine. Quando mi capita di fermarmi un momento e di pensare a loro, me le ritrovo spiritualmente presenti, sento, cioè, in maniera chiara e distinta che esiste un legame così forte che oltrepassa tempo e spazio: è come se fossimo legati da un cordone ombelicale invisibile.

Parlare con loro è veramente un parlare cuore a cuore, un sentire una casa dove si possono dismettere i panni legati a ruoli, situazioni, eventi: è un ritrovarmi per quello che sono al di là di tutto e tutti. È un incontro nello Spirito, che è amore, che ha la forza di rigenerare, di sanare, di guarire, di alleviare, di fortificare. Sono loro che mi hanno aiutato a comprendere che l’amore non trova mai, umanamente, una risposta al

Perché mi vuoi così bene?

semplicemente perché l’amore si nutre di se stesso e non di motivazioni particolari: è un cercare la persona per quello che è e non per quello che fa o che è stata.

Così come Dio si comporta con me: mi cerca per quello che sono, cioè suo figlio e da qui nascono i miei legami di fratello o sorella, in piena sintonia con quanto dice Gesù riguardo il lasciare tutto per seguirlo

È in Dio e nella sua/mia chiamata che ricomprendo la mia vita ed i miei legami, parola quanto mai adatta per indicare questo genere di relazioni che legando aprono il cuore alla libertà dell’amore.

Libertà


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Elogio della scrittura

Ieri sera ricevo questo messaggio da una persona per me speciale, dopo una conversazione via sms sullo scrivere la propria vita.

Penna e carta sono i miei amici fedeli: non giudicano né mentiscono e se scrivo qualcosa che non è del tutto vero, il silenzio disarma.

Ti insegnano che puoi velarti davanti agli altri, ma non a te stesso.

Puoi scrivere fiumi di parole, ma non hai pace fino a quando scrivi quella vera che dice le cose come stanno.

Non c’è nulla di più  intimo del proprio io, di pensieri messi su carta: hanno un suono diverso rispetto a quando sono in mente.

scrittura

Grazie di cuore, sorella Stefania!