Ludwig

Heart speaks to heart


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Infinitamente improbabile

E’ proprio di ogni nuovo inizio di irrompere nel mondo come “un’infinita improbabilità”.

(Hannah Arendt)

A volte mi fermo a pensare a quanto ho vissuto finora, a cosa, ma specialmente a chi mi ha in qualche modo segnato.

Se passo in rassegna i volti e le storie delle persone che in questi anni mi hanno accompagnato nel mio viaggio chiamato vita, alcuni sono presenti in modo davvero forte, come se fossero scolpiti sulla roccia del tempo.

Quello che mi lascia più sconcertato è che questi incontri, nel loro inizio, sono stati del tutto “casuali“: persone lontane dal mio mondo, anche spazialmente, ma che adesso sono sempre vicine arricchendo la mia vita in modo unico e speciale.

Se si volesse guardare la cosa da un altro punto di vista, potrei dire che questi incontri sono stati dettati dal “destino: era necessario che le cose andassero così.

In tutta onestà non riesco ad immaginarmi questo intessere relazioni così profonde come dovute alla roulette della vita o legate a qualche catena ancestrale. Tra il caso e la necessità si pone ciò che ci fa uomini capaci di costruzioni d’amore mai immaginate prima: la libertà.

E’ nella loro libertà che questa persona o quell’altra hanno deciso di aprire reciprocamente il loro cuore, di condividere la propria vita in un cammino che riserva sorprese altamente ed infinitamente improbabili, come ogni nuovo inizio che trova nella libertà più autentica la sua ragione: quella di amare.

Così come mi ricorda il mistero di questa Santa Natività. Un Dio che si fa uomo? infinitamente improbabile da pensare, ma così concretamente vero da cui lasciarsi amare.

Felice di essere figlio di un Dio infinitamente improbabile con tanti improbabili fratelli e sorelle da amare.

Probabilmente reale

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2 commenti

12 dicembre 2012

Ieri è stata davvero una giornata un po’ speciale: non mi aspettavo che potessi vivere qualcosa di questo genere.

Cosa? semplicemente la possibilità di poter visitare Venezia.

E’ stato di più di quello che potessi aspettarmi e mi ha, in qualche modo, segnato.

Per raggiungere la guida ho dovuto prendere il vaporetto che mi ha portato fino a “Giardini”: di fatto ho percorso tutto Canal Grande immerso in una splendida giornata di sole e di freddo intenso. E questa è la Venezia che si conosce per immagini, per turismo, che ha un gusto spietato per la bellezza.

Il resto della giornata è stato un camminare a piedi e vedere la Venezia dei Veneziani: è un cambio di prospettiva non indifferente, perché restituisce la città nella sua crudezza e poca poesia. Quello che realmente è: una gabbia d’oro.

Per questo ho provato a fare qualche foto con il mio cellulare mentre mi avviavo verso la stazione: niente di noto, ma solo le strade più comuni…

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