Ludwig

Heart speaks to heart


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“Io son di tutti voi signora e padrona”

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

(Mt 10,8)

Penso che la cosa più gratuita che in vita possiamo ricevere, dopo l’infinito amore di Dio, sia la morte, che spesso bussa quando meno la si aspetta.

In virtù di questa sua gratuità ed imprevedibilità, risulta un dono difficile da accogliere perché ancor più difficile da capire: se è vero che spesso ci rifiutiamo di essere amati dagli altri fino in fondo così come siamo, e non per quello che facciamo – e quindi a maggior ragione da Dio – perché non ci riteniamo degni d’amore, quanto più lontano può essere fare entrare la morte in casa propria in quanto dono.

Forse è difficile capire il perché certe persone ci lascino così, all’improvviso e senza alcun preavviso, ma alla fine questo è il dono e bisogna pur fare una scelta a riguardo. Non subito, non repentinamente, ma con il passare del tempo accompagnati non tanto dal voler capire quanto dal volersi fidare.

Non è una semplice scelta, ma una scelta coraggiosa.

Quello che ho vissuto più di sedici anni fa, il dono che ho ricevuto allora, è diventato pian piano un motivo di condivisione nel dolore, di “simpatia” nel senso etimologico del termine. Questo non mi risparmia dalla sofferenza altrui, ma, al contrario, la amplifica anche in virtù di un altro dono: il sacerdozio.

Alla fin fine si tratta di camminare uno accanto all’altro in quella valle oscura di cui parla il salmo 23, sapendo di non temere alcun male perché Tu, o Signore, sei con me.


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L’ombra della Luce

«Figlio di Davide, abbi pietà di noi».

(Mt 9,27)

Tra questa richiesta di misericordia e la guarigione dei due ciechi c’è un abisso di fede e la persona di Gesù Salvatore.

In tutto questo clima di sofferenza esplosa in maniera così repentina ed inaspettata, in questo momento in cui tutto sembra più buio del normale, una invocazione di misericordia diventa uno spiraglio per far entrare la Luce: forse è un tenue raggio, ma che non può essere sconfitto dalle tenebre circostanti.

La fede, la nostra fede, la mia fede è proprio così: è un guardare a quella Luce che passa attraverso uno strano spiraglio che ha la forma inquietante della Croce di Gesù. Di primo acchito fa male, come tutto il dolore di questo mondo che si insinua nelle pieghe della vita. Poi dipende dov’è che voglio fermare lo sguardo: se sulla porta cruciforme o sulla Luce che attraverso essa passa per illuminare il mio volto e quello che mi sta intorno.

Tutto questo non esclude la pesantezza delle tenebre che possono avvolgermi, ma so che l’oscurità, per quanto grande possa essere, non riesce mai a spegnere quella luce che Qualcuno ha acceso quaggiù per non spegnersi mai più.

Il resto è storia da raccontare a tempo e luogo.

E ancor prima da capire a suo tempo.