Ludwig

Heart speaks to heart


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La cura

«Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde».

(Lc 11,23)

Ancora una volta Gesù mi mette davanti ad una evidenza così palese che diventa ben nascosta.

Lo stato di inquietudine che per ora vivo in relazione all’ambiente che mi circonda, mi porta spesso a dimenticare che è inutile cercare di fare il bene e scervellarsi a riguardo: quello che più conta è capire quale bene Dio vuole che faccia.

La presenza e la testimonianza del Regno non passa primariamente attraverso le mie opere buone, ma attraverso l’adesione del mio essere, di tutto il mio essere, a Gesù. Il resto ne è una conseguenza.

Per questo le parole di Gesù suonano in maniera categorica e repentina: è uno di quei casi in cui il Signore mi mette davanti ad una scelta ben chiara senza possibilità di giustificazioni o di fuga.

Con Lui o contro di Lui.

O Regno o divisione.

A volte pensiamo che Gesù sia un simpaticone, ma queste sue parole ci rivelano il contrario: Lui sa toccare i miei punti deboli, i miei nervi scoperti e, di conseguenza, rende la relazione poco piacevole.

Ma Gesù, in fondo, non apre ferite, ma mi mette davanti agli occhi quelle che già ho proponendomi una cura di felicità eterna che non ha nessuna controindicazione, se non quella di saper sorridere di cuore in tutte le situazioni della vita.

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Tra il dire e il fare

«E chi è il mio prossimo?».

(Lc 10,29)

Il famoso racconto del “Buon Samaritano” è stranoto, sentito e risentito tante di quelle volte che quasi quasi lo imparo a memoria.

Prima tentazione: siccome conosco già la pagina del Vangelo, già so cosa mi dice. Ma tra narrazione, la vita e il vivere il Vangelo c’è sempre qualcosa di nuovo e questo è dato dallo Spirito che vive in me, non dalla mia intelligenza o dal mio studio.

Il secondo appunto è che, in genere, risolto in maniera logica il quesito iniziale “E chi è il mio prossimo?”, rimanendo stupito della risposta di Gesù che ribalta la prospettiva di riflessione, mi ritengo contento e soddisfatto.

Sfugge, però, il punto nodale della questione.

Gesù non si intrattiene in una sterile disputa teologica, in una accademia destinata ad un’oscura pubblicazione per pochi eletti.

No.

Pone la discussione sul piano operativo: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso” (Lc 10, 32).

La sazietà della ragione rischia di trasformarsi in pigrizia dell’amore e questa è l’altra grande tentazione.

Gesù mi invita a fare esperienza del diventare prossimo, per capirne fino in fondo il vero significato: Lui è il vero prossimo, tanto che mi ha caricato sull’asino della sua Croce e mi ha guarito con il suo sangue.

L’amore passa attraverso il verbo fare.