Ludwig

Heart speaks to heart


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Il mio Ulisse

«Dentro ciascuno di noi, dice il poeta, c’è un uomo che desidera andare.

Dove non importa.

L’importante è “andare”.

Ulisse, il giorno dopo la strage, si svegliò e vide accanto a sé Penelope che dormiva.

Come sono felice” pensò l’eroe.

I Proci sono morti e nella reggia regnava il più assoluto silenzio.

Poi andò nella stanza del figlio: anche Telemaco dormiva.

Come sono felice” pensò ancora una volta Ulisse.

Poi si recò al porto,

vide una nave

e disse ai marinai:

Si parte”».

L. De Crescenzo


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La spiritualità del bruco

«Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio».

(2Cor 8,5)

 

La dinamica della sequela nel Regno è sempre la stessa: lasciare tutto per Dio e in Lui ritrovare molto di più di quello che si è lasciato.

Ma se questa dinamica rimane sempre la stessa, è pur vero che gli fa ottima compagnia la medesima tentazione: una volta deciso di seguire il Signore, attacco il cuore al di più che il Signore mi dona.

Per questo la mia sequela è una continua catarsi, un continuo aderire per poi staccarsi e, anche se fa umanamente male, è l’unica strada per orientare il cuore verso il Signore. Ed ogni volta è sempre un di più colmo di pace, gioia e serenità.

 

Il punto nodale di tutto questo si pone nella volontà salvifica del Padre: siccome lui vuole salvi i suoi figli, ogni volta che dico di sì alle sue proposte (per quanto oscure ed incomprensibili possano essere all’inizio) permettono il compiersi di un altro segmento della Storia della Salvezza. È per questo che le mie risposte di adesione al Signore, anche quando sono umanamente incomprensibili e dolorose, non sono indifferenti al resto dell’umanità presente e futura: la redenzione della storia e la felicità di tutti gli uomini passano anche attraverso i miei “sì” detti per amore all’unica Persona che ci vuole realmente felici.

 

Qui.

 

Ora.

 

E per l’eternità.


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I saldi di Dio

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

(Mt 10,5-8)

 

La frase è incastonata come una gemma preziosa all’interno del discorso missionario e sottolinea, a prima vista, la gratuità del dare.

Ed è vero.

Rimane da capire cosa dare in maniera così totale.

 Ad una prima lettura si potrebbe pensare che quello che dovrebbe essere impiegato sia il proprio tempo, le proprie doti e capacità: pure questo è vero.

Ad un secondo livello, un po’ più profondo, si può leggere uno spendersi totalmente, un dare la vita per gli altri, specialmente per chi vive (apparentemente) in “pochezza” di vita: è come se si trattasse di una giusta ridistribuzione tra chi ha avuto tanto e chi ha avuto poco o niente dalla vita.

Pure questo è evangelicamente coerente e vero.

Ma a mio avviso c’è un di più a cui non avevo fatto caso o a cui non ero arrivato.

I primi due livelli di lettura hanno un senso, almeno per me, ad una condizione: il rapporto tra ricevere e dare non si pone tanto su un piano di cose da fare, ma nella dimensione della più assoluta gratuità dell’Amore.

Il Signore non mi chiede tanto di dare la mia vita per gli altri, quanto di amare gli altri come Lui mi ama: la mia vita è una conseguenza di essere amato da sempre, ragion per cui non è primariamente che sono chiamato a dare la vita per gli altri. Sono innanzitutto chiamato a dare/amare gratuitamente, a rendere presente questo amore a perdere e senza ritorno: il dare la vita per gli altri, così come ha fatto Gesù per me, è solo una conseguenza, una testimonianza forte oltre ogni dire ed immaginazione.

 Da qui deriva un’altra conseguenza molto pregnante: se non ho la consapevolezza di essere non solo amato, ma semplicemente L’AMATO, cosa posso dare gratuitamente? 

Il sentirsi amato rimane l’unico luogo, l’ultimo spazio in cui sperimentare e vivere un’assoluta gratuità di vita.

Tutto il resto è un di più.

Gratuito.