Ludwig

Heart speaks to heart

Kung Fu Panda (ovvero: si vis pacem, para bellum)

3 commenti

E’ da un po’ che mi ritrovo a rimuginare su questo film di animazione (ultimo, comunque, di una serie) e ho deciso di buttare giù qualche breve riflessione che riguarda la narrazione della storia. Chiedo scusa per la sinteticità, ma rimango a disposizione per eventuali chiarimenti o commenti.

Una avvertenza soltanto: chi si ritiene un “fan” di questo genere di film non vada avanti, potrebbe rimanere un po’ contrariato…

 

Iniziamo.

 

Partendo dal presupposto che da cultore di fumetti, illustrazione e cinema di animazione ho ben poco da dire riguardo la realizzazione tecnica di questo film (che in certi tratti è davvero grandioso), dopo essere uscito dalla sala cinematografica ho iniziato a ripensare alla storia: aveva un qualcosa di “già visto”.

Se si prova a grattare via la cortina di immagini e a ridurre la storia all’essenziale, si ritrova uno stilema narrativo tipico di una mentalità imperialista.

Provo a tradurre quello che ho detto prima.

Il film si caratterizza per la crescita del protagonista, che da “sfigato” diventa un supereroe e, per quanta simpatia possa suscitare la sua vicenda ed il modo in cui impara a trovare la sua modalità di allenamento (e quindi di crescita) è un classico esempio di dualismo che nella realtà non trova riscontro: divisione netta tra buoni e cattivi.

Il film, alla fin fine, ripropone il mito della VIOLENZA SALVATRICE: solo la violenza può garantire la pace.

 

FALSO!

IPOCRITA!

UTOPICO!

 

Nella mentalità imperialista, cioè di chi detiene il controllo del mondo (in questi tempi gli Stati Uniti, come nel passato l’Inghilterra, Roma, Egitto…) non esiste la possibilità che qualcuno critichi il sistema: il nemico va quindi sempre annientato, distrutto, annichilito.

Il nemico non ha MAI POSSIBILITA’ DI REDENZIONE.

FALSO! e quanto meno riduttivo.

Negli scontri personali, sociali, nazionali, la violenza offre l’illusione di una risoluzione veloce al problema.

Ma la storia non insegna esattamente questo.

Negli scontri violenti c’è sempre un solo vincitore, che erge la sua bandiera su cumuli di cadaveri, ed è la violenza stessa.

La violenza salta sempre sul carro di chi vince e non sta a guardare la bandiera, la razza, la cultura, la storia…

La violenza non riconosce in chi sta davanti un suo pari, ma qualcuno di inferiore e, quindi, di eliminabile: nessuno ne sentirà la mancanza.

Il “cattivo” è sempre da estinguere perché non è un mio “simile”: è qualcuno che attenta alla mia pace, alla mia serenità, anche se non mi pongo il problema su cosa ho costruito la mia pace e la mia serenità (per non parlare del mio benessere).

La pace del villaggio del film si fonda sulla distruzione del nemico, anzi, sulla sua disintegrazione. Non sappiamo che fine fa il cattivo. Scompare letteralmente dalla storia…

A che prezzo la (finta) pace?

E’ questo l’ambiente culturale in cui cresciamo come essere umani?

Kung Fu Panda?!? mah…

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Epilogo.

Un giorno una giornalista inglese, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale fece questa domanda al Mahatma Gandhi:

“Lei userebbe la nonviolenza anche contro Hitler?”.

E Gandhi rispose, con molta prudenza, senza slogan:

“Forse sì. Certo con molti dolori e molte pene. Ma perché, forse, secondo lei, la guerra non comporta molto dolore e molte pene?”.

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3 thoughts on “Kung Fu Panda (ovvero: si vis pacem, para bellum)

  1. cerco continuamente il mio posto nel mondo…so che siamo tutti a farlo. a volte per pigrizia questa ricerca diventa solo "a quale gruppo voglio appartenere?". non mi posso accontentare di "essere come" o di "essere contro". vorrei solo riuscire a essere…

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  2. condivido il tutto. i messaggi subdoli di violenza sono tantissimi: ilbello è che non incitano alla violenza ma ad accettarla come UNICO mezzo per la soluzione dei problemi/conflitti…
    per gli interessati al tema, date pure un \’occhiata a quest\’articolo:
     
    "Le religioni stentano ad apprendere linguaggi e stili nonviolenti che pur il nostro tempo richiede. E l’auspicio profetico di don Tonino è rimasto spesso inascoltato. Che fare allora?"
    Lidia Maggi (Pastora della chiesa evangelica battista di Milano)
     
    http://www.mosaicodipace.it/

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  3. "Si vis pacem, para bellum"… Ho sempre trovato questo proverbio fondamentalmente stupido… Retaggio di una cultura primitiva, sia pure evolutissima per altri aspetti, ma fondamentalmente sbagliato… Un controsenso, insomma. Comunque sia…La nostra società è ricca di riferimenti alla violenza, allo scontro (fisico o psichico) quale mezzo di risoluzione delle controversie… Ma la cosa che più mi spaventa, è l\’effetto che tutto ciò possa avere sui più piccoli…Io riesco a guardare un cartone animato come quello da te citato, guardando solo alla "comicità", senza lasciarmi fuorviare dal chiarissimo messaggio di violenza che lancia… Ma un bambino? Un bambino riesce a capire che quella è SOLO finzione e che nella realtà la violenza non genera pace, ma solo guerra? Non credo. Tanto più che non è un singolo cartone animato a lanciare tali messaggi…Scusa l\’intrusione a 360°, ma quando leggo qualcosa d\’interessante, non riesco a non commentare… Ci sarebbe molto altro da dire, ma mi limito 🙂

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