Ludwig

Heart speaks to heart


1 Commento

L’albero (26 giugno 2007)

«Dai loro frutti, dunque, li potrete riconoscere»

(Mt 7,20)

 

Frutti buoni.

 

Frutti cattivi.

 

Alberi buoni.

 

Alberi cattivi.

 

La Parola di Dio è tagliente e sembra che Gesù non lasci spazio tra le due alternative: con lui o contro di lui. Dietro a lui «con i passi dell’amore» o dietro me stesso con i passi del mio egoismo…

 

La vita, la mia vita e quelle delle persone che mi stanno intorno è complessa, molto complessa: fino a quando posso dire di conoscere me stesso? Come posso dire di conoscere qualcun altro?

A volte è come entrare in una stanza buia con un fiammifero acceso in mano: per breve tempo vedi ben poco… e il resto rimane nascosto.

 

I frutti… le azioni.

Sembrano facili queste parole: o è bianco o è nero.

Ma nel mio viaggio (da solo o in compagnia) qualche volta si vedono frutti buoni, altre volte frutti cattivi. E allora che pianta è? A quale specie appartiene?

Penso che il segreto stia nella linfa, nel nutrimento che le radici portano all’albero: da qui la diversità dei frutti.

Ogni albero, ogni vita, è modellato sull’Albero della Vita, mentre è la scelta di fondo che fa la differenza: con o contro.

 

Non saranno i miei errori a farmi desistere dalla mia scelta di fondo, perché ci sono tanti frutti buoni.

 

Forse è giunto il momento di tagliare quei rami che non portano buoni frutti, prima che tutto l’albero vada a male.

 

 

Signore, ti prego,

tu che sei la luce delle genti,

illumina il mio cuore

perché possa capire quali rami tagliare,

ed una volta capito

donami la forza di farlo.

L’unica scelta è fidarmi di Te,

anche se non capirò…

Annunci


1 Commento

XDONO!!!

«Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi».

(Col 3,13)

 

Il Signore ci spiazza sempre ed è molto esigente se si legge con attenzione la sua Parola e si prova ad entrare nella sua testa, nella sua logica, ma specialmente nel suo cuore, punto di origine di tutto.

Quando nelle nostre relazioni riteniamo che qualcuno ci abbia fatto uno sgarbo o del male, teniamo il muso lungo o non gli rivolgiamo la parola o, peggio ancora, rivolgiamo degli ipocriti saluti e frasi di circostanza che creano ulteriore divisione e che continuano a scavare fossati di difesa.

 

Dio, ci ricorda la Scrittura, non la vede così.

 

Quando abbiamo peccato contro di Lui, quando gli abbiamo fatto del male (cfr Adamo ed Eva) e continuiamo a fargliene, Lui non ha tenuto il broncio per l’eternità. Anche se dispiaciuto e ferito è stato Lui a perdonarci: Adamo ed Eva (e con loro noi) non chiedono scusa per quello che hanno combinato, ma Dio li (ci) perdona lo stesso. In Cristo.

 

“Perdono” o “dono per”?

Forse è qui la chiave di lettura di una realtà che a volte pretendiamo da chi ci fa del male.

Dio ci ha perdonato donandoci suo Figlio e questi donandoci il suo sangue.

Senza aspettare che noi chiedessimo scusa.

 

E se questo è l’esempio, testimonianza di un amore vero, concreto, autentico, vivo, «così fate anche voi».

 

Il “per-dono” che il Signore mi ha concesso è un dono gratuito.

 

Sta a me “rigirarlo” senza che gli altri me lo chiedano.

 

 

 

 

 

Epilogo:

Ricordando Madeleine Delbrêl

 

«Non c’è verso di amare Dio senza amare l’umanità, non c’è verso di amare l’umanità senza amare tutti gli uomini, non c’è verso di amare tutti gli uomini senza amare gli uomini che si conoscono di un amore concreto».

 


Lascia un commento

Liberi, liberi siamo noi…

«Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi».
(Gal 5,1-6)

In questi anni che il Signore mi ha donato da vivere ho fatto parecchie esperienze: alcune belle, piene di vita, altre un po’ meno “belle”. Ma in un caso o nell’altro erano espressione, a ben pensarci, di una ricerca di libertà da schemi sociali, culturali, musicali, religiosi…

Quello che però ha fatto la differenza è stato l’aver trovato la vera libertà che ha dato senso alla mia vita: determinate esperienze, che mi hanno toccato nel profondo e che, col passare del tempo, in qualche modo, mi hanno cambiato, mi hanno indicato una strada che continuo (e provo) a percorrere ogni giorno.

 

La libertà interiore è qualcosa che trasforma non solo il proprio intimo, la propria vita, ma anche quella degli altri che ci circondano, consapevoli o no.

La libertà interiore è un dono di una Persona che morta per liberarci e «perché restassimo liberi».

Questa è una grande consolazione: per quanti sbagli possiamo fare nella nostra vita, per quante volte possiamo essere noi stessi a metterci delle catene ai nostri piedi, Lui è sempre lì, pronto a restituirci la nostra libertà e con essa la nostra dignità di uomini e di figli.

 

Il fidarsi di Gesù, il fargli posto nella nostra vita ci rende liberi, ma non è una libertà fine a se stessa,  perché ciò che conta è «la fede che opera per mezzo della carità» (Gal 5,6).

 

Il Signore mi ha liberato per amore.

Ed io voglio essere libero di amare.

Come Lui mi ama.

chagall


3 commenti

Kung Fu Panda (ovvero: si vis pacem, para bellum)

E’ da un po’ che mi ritrovo a rimuginare su questo film di animazione (ultimo, comunque, di una serie) e ho deciso di buttare giù qualche breve riflessione che riguarda la narrazione della storia. Chiedo scusa per la sinteticità, ma rimango a disposizione per eventuali chiarimenti o commenti.

Una avvertenza soltanto: chi si ritiene un “fan” di questo genere di film non vada avanti, potrebbe rimanere un po’ contrariato…

 

Iniziamo.

 

Partendo dal presupposto che da cultore di fumetti, illustrazione e cinema di animazione ho ben poco da dire riguardo la realizzazione tecnica di questo film (che in certi tratti è davvero grandioso), dopo essere uscito dalla sala cinematografica ho iniziato a ripensare alla storia: aveva un qualcosa di “già visto”.

Se si prova a grattare via la cortina di immagini e a ridurre la storia all’essenziale, si ritrova uno stilema narrativo tipico di una mentalità imperialista.

Provo a tradurre quello che ho detto prima.

Il film si caratterizza per la crescita del protagonista, che da “sfigato” diventa un supereroe e, per quanta simpatia possa suscitare la sua vicenda ed il modo in cui impara a trovare la sua modalità di allenamento (e quindi di crescita) è un classico esempio di dualismo che nella realtà non trova riscontro: divisione netta tra buoni e cattivi.

Il film, alla fin fine, ripropone il mito della VIOLENZA SALVATRICE: solo la violenza può garantire la pace.

 

FALSO!

IPOCRITA!

UTOPICO!

 

Nella mentalità imperialista, cioè di chi detiene il controllo del mondo (in questi tempi gli Stati Uniti, come nel passato l’Inghilterra, Roma, Egitto…) non esiste la possibilità che qualcuno critichi il sistema: il nemico va quindi sempre annientato, distrutto, annichilito.

Il nemico non ha MAI POSSIBILITA’ DI REDENZIONE.

FALSO! e quanto meno riduttivo.

Negli scontri personali, sociali, nazionali, la violenza offre l’illusione di una risoluzione veloce al problema.

Ma la storia non insegna esattamente questo.

Negli scontri violenti c’è sempre un solo vincitore, che erge la sua bandiera su cumuli di cadaveri, ed è la violenza stessa.

La violenza salta sempre sul carro di chi vince e non sta a guardare la bandiera, la razza, la cultura, la storia…

La violenza non riconosce in chi sta davanti un suo pari, ma qualcuno di inferiore e, quindi, di eliminabile: nessuno ne sentirà la mancanza.

Il “cattivo” è sempre da estinguere perché non è un mio “simile”: è qualcuno che attenta alla mia pace, alla mia serenità, anche se non mi pongo il problema su cosa ho costruito la mia pace e la mia serenità (per non parlare del mio benessere).

La pace del villaggio del film si fonda sulla distruzione del nemico, anzi, sulla sua disintegrazione. Non sappiamo che fine fa il cattivo. Scompare letteralmente dalla storia…

A che prezzo la (finta) pace?

E’ questo l’ambiente culturale in cui cresciamo come essere umani?

Kung Fu Panda?!? mah…

kung-fu-panda-cinema-3c373

Epilogo.

Un giorno una giornalista inglese, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale fece questa domanda al Mahatma Gandhi:

“Lei userebbe la nonviolenza anche contro Hitler?”.

E Gandhi rispose, con molta prudenza, senza slogan:

“Forse sì. Certo con molti dolori e molte pene. Ma perché, forse, secondo lei, la guerra non comporta molto dolore e molte pene?”.


1 Commento

 

2008-10-02 20:35

FINISCONO CONTRO AUTO PER SFUGGIRE A POLIZIA, MORTI 2 GIOVANI PALERMO – Si conoscevano da sempre, condividevano tutto, l’amore per i cavalli e una grande passione per le moto. Avevano solo 17 anni Pasquale Ferrara e Giuseppe Giuffrida. E quella di ieri, per loro, doveva essere una sera come tante. Sono usciti con lo scooter del padre di Pasquale, un’Honda 150, nonostante non avessero l’età, né la patente per guidarlo. Per questo, quando la ‘volante’ della polizia si è affiancata per accertare se fossero loro i responsabili del furto di una moto, appena segnalato al 113, sono scappati via. Sapevano che avrebbero rischiato il sequestro dello scooter, peraltro, non assicurato.

La fuga a folle velocità, contromano, lungo la circonvallazione di Palermo, ancora trafficata nonostante fossero le due di notte, ha ucciso entrambi. La moto si è schiantata contro una Fiat Punto che viaggiava nel senso di marcia. Il conducente, Antonino Santoro, 21 anni, rimasto vivo per miracolo, si è visto arrivare addosso i due ragazzi e non è riuscito a rallentare. L’impatto è stato violentissimo, tanto da far staccare e volare un pezzo del motore sull’auto di pattuglia, che continuava a seguire le vittime a velocità ridotta, tentando di segnalare la presenza dello scooter agli automobilisti che percorrevano la circonvallazione. Secondo gli investigatori, Pasquale e Giuseppe si sarebbero trovati nello stesso luogo in cui era stato segnalato alla sala operativa il tentativo di furto di una moto. Gli agenti, infatti, oltre ai minorenni, avevano visto altri due ragazzi a bordo di uno scooter: probabilmente erano stati loro a cercare di rubare il mezzo. Ma, mentre i poliziotti inseguivano i 17enni, i ladri sono riusciti a far perdere le loro tracce. "Una tragica fatalità ", dice il questore di Palermo Alessandro Marangoni, che esprime solidarietà alle famiglie dei due minorenni difendendo, però, l’operato dei suoi uomini.

 "Gli agenti stavano eseguendo un controllo di routine – spiega – L’equipaggio delle volanti ha cercato in tutti i modi di evitare la tragedia. Appena si sono resi conto che i ragazzi avevano imboccato la strada contromano hanno rallentato e azionato tutti i segnali visivi e sonori, ma non c’é stato nulla da fare". "Voglio la verità, voglio sapere come si sono svolti i fatti, chi ha ucciso mio figlio", replica, disperato, Antonio Ferrara, papà di Pasquale. Nell’abitazione del giovane, un appartamento di edilizia popolare in vicolo Fondaco, nel cuore del centro storico di Palermo, c’é rabbia e commozione. "Pasquale non era un ladro – dicono i familiari – Fuggiva solo perché l’assicurazione dello scooter era scaduta". Sull’ incidente la procura di Palermo ha aperto un’inchiesta coordinata dal pm Annamaria Picozzi. Due i filoni: quello relativo al tentato furto della moto segnalato al 113, ancora contro ignoti, e quello sulla morte di Giuseppe e Pasquale.

http://ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_786411470.html

...