Ludwig

Heart speaks to heart


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In questa notte santa (20/3/2008)

In questa notte, o mio Signore,
tutta la vita si gioca sul verbo “dare”:
c’è chi dà te a qualcuno che non ti vuole o che, meglio, vuole solo spegnere la tua di vita.
C’è chi dà durezza di cuore davanti ad un altro cuore che tra poco sarà spaccato da un colpo di lancia, ma dal quale sgorgherà impetuoso il fiume della vita: quella eterna.
C’è chi dà, o meglio, pretende di dare la propria vita per te, ma non sa che il suo cuore è ancora debole, anche se generoso, e impreparato: solo dopo la tua morte il suo cuore sarà davvero pronto a darti testimonianza fino all’ultima goccia di sangue.
C’è chi dà il proprio cuore a te, semplicemente reclinando il suo capo sopra il tuo petto: sarà lui, che ha saputo ascoltare i battiti del tuo cuore, a riconoscerti sulla riva del lago.
C’è infine, o mio Signore, solo una persona che sa coniugare il verbo “dare” nel suo pieno significato, dandogli un significato divino: ma non lo coniuga solo a parole, ma specialmente con la vita, dando tutta la sua vita, perchè tutti abbiano la vita in abbondanza.
Solo tu, o mio Signore,
sai coniugare fino in fondo questo verbo di vita perchè,
o mio Signore e mio Dio,
è il solo che conosci.
Aiutami, ti prego, a scendere nel tuo cuore, nel cuore di questa notte,
per essere sempre un po’ di più, anche una sola sillaba del tuo verbo:
solo allora comprenderò fino in fondo il senso della mia vita.

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…And The Flame Still Burns

 
I live a life that’s surreal
Where all that I feel I am learning
Oh life, has been turned on the lathe
Reshaped with a flame that’s still burning
And in time, it’s all a sweet mystery
When you shake the trees of temptation
Yeah and I, I know the fear and the cost
Of a paradise lost in frustration

And the flame still burns
It’s there in my soul for that unfinished goal
And the flame still burns
From a glimmer back then
It lights up again in my life
In my life, yeah

I, I want my thoughts to be heard
The unspoken words of my wisdom
Today, as the light starts to flow
Tomorrow who knows who will listen
But my life has no language in love
No word from above is appearing
Oh the time, in time there’s a fire that’s stoked
With a reason of hope and believing

Keep rolling keep that flame still burning
Keep on rolling while the world keeps turning
Yeah, keep a’rolling
Yeah, keep a’rolling, yeah


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Jesus Christ Superstar

«Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». (Gv 7,27)

 

Questo è uno dei trabocchetti in cui mi capita di cadere più spesso: sapere da dove viene il Cristo, sapere già dove trovarlo e quindi fare diventare lì incontro con Lui qualcosa di banale, di scontato, di già visto.

 

La quotidianità della fede porta ad una inevitabile routine che mi fa perdere il senso dell’incontro, della festa, della mia liberazione e del patto di alleanza che ne scaturisce: la tentazione che segue è il pretendere che Gesù passi per vie straordinarie, che percorra sentieri inaspettati e nuovi, magari aggiungendo qualche effetto speciale alla mia vita.

 

Il Messia «nessuno saprà di dove sia».

Questa è pura volontà di dominio, è volere piegare la strada di Dio alla mia volontà e alle mie esigenze.

Spesso pretendo dalla fede una forte componente emozionale che, sì mi scuote, ma che rimane (come tutte le emozioni) superficiale.

 

So bene dove incontrare Gesù: è per strade che tutti seguono, che tutti vivono nella ordinarietà e quasi banalità della vita. Ma questo continua, a volte, a farmi difficoltà perché un Jesus Christ Superstar è molto più riconoscibile, visibile, patinato, accettabile.

 

Il vero Gesù, invece, cammina con i poveri, prova la loro fame e  sniffa colla per non sentirla; mastica la loro stessa polvere e si sporca le mani nell’immondizia alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti…

 

So benissimo «costui di dov’è»…


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Un po’ di grammatica

 «Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati». (Gv 5, 20)

 

Entrare nella logica di Dio è un po’ difficile, lo ammetto e, più che altro, lo sperimento quotidianamente.

La questione diventa ancora più difficile da comprendere quando non riusciamo a decifrare quel “progetto che ci sovrasta”: ci sfuggono a volte le chiavi di lettura di certe realtà o perché non le frequentiamo o perché non riusciamo a metterci nei panni di chi ci sta davanti.

Ascoltare realmente in profondità qualcuno significa mettere da parte i propri schemi mentali in cui confidiamo (e frutto delle esperienze faticosamente vissute) per cercare di entrare in quelli di chi ci sta davanti: questo significa spogliarsi delle proprie certezze per farsi toccare nel profondo dell’anima.

 

Nel rapporto con Dio si tratta di fare un salto molto particolare, perché non si tratta più di un rapporto alla pari (uomo-uomo), ma di un rapporto decisamente asimmetrico, con tutto quello che ne consegue.

Anche la “grammatica” e la “sintassi” espressiva cambiano.

Cambia il linguaggio con il suo contenuto.

Un esempio è dato dall’uso di due verbi fondamentali nella grammatica relazionale Dio-uomo:

1.Dio utilizza un unico verbo: DARE.

2.L’uomo utilizza (ne sia cosciente o meno) solo il verbo RICEVERE.

 

Nel contesto umano i verbi vanno naturalmente insieme e nelle due direzioni del dare-ricevere: questo crea qualche difficoltà specialmente nel capire se quello che proviamo per qualcuno (o che riceviamo da qualcuno) sia vero amore.

Ma il fatto che nel rapporto con Dio esiste solo una direzione (il DARE di Dio verso l’uomo) e l’uomo si ritrovi solo a ricevere, crea una situazione in cui il ritmo  di Dio esula completamente dai nostri schemi: da qui nascono le grandi domande fatte a Lui per qualsiasi ingiustizia, situazione vissuta male, recriminazioni varie…

Lo stesso accade quando noi pretendiamo di dire o dare qualcosa a Lui con il desiderio più o meno inconscio di mostrarci giusti: come il bambino che regala una cravatta al proprio genitore per la festa del papà con i soldi dello stesso genitore…

 

Non abbiamo niente che non ci sia stato dato prima da Dio.

 

E quanto più questo vale per la vita di preghiera: «solo Diòs basta» diceva santa Teresa d’Avila.

 

Facile, no?