Ludwig

Heart speaks to heart


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La McKennitt dall’Alhambra

The Old Ways

The thundering waves are calling me home to you
The pounding sea is calling me home to you

On a dark new year’s night
On the west coast of Clare
I heard your voice singing
Your eyes danced the song
Your hands played the tune
T’was a vision before me.

We left the music behind and the dance carried on
As we stole away to the seashore
We smelt the brine, felt the wind in our hair
And with sadness you paused.

Suddenly I knew that you’d have to go
My world was not yours, your eyes told me so
Yet it was there I felt the crossroads of time
And I wondered why.

As we cast our gaze on the tumbling sea
A vision came o’er me
Of thundering hooves and beating wings
In clouds above.

As you turned to go I heard you call my name,
You were like a bird in a cage spreading its wings to fly
“The old ways are lost,” you sang as you flew
And I wondered why.


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Nemici amici

«Non crediate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; non sono venuto ad abrogare, ma a compiere». (Mt 5,17)

 

Nelle profondità del cuore si trova la verità: quella sull’uomo e quella su Dio. Tante risposte alle grandi domande della nostra vita (che significa amare? Ha senso credere? Fino a che punto mi posso fidare di qualcuno?…) giacciono lì, in silenzio, in attesa solo di essere recuperate e portate alla luce.

Ma la strada che conduce a contemplare il nostro vero volto (e in questo quello di Dio) è piena di tranelli, di difese, di inganni che ci vogliono impedire di arrivare alla verità. Questi “ostacoli del cuore” spesso li abbiamo messi noi per paura di noi stessi.

 

La resistenza più forte riguarda il nostro rapporto di amicizia con Gesù: se è vero che riusciamo a fidarci ciecamente di qualche nostro amico, non esattamente accade con il Signore…

La paura più grande che abbiamo, consapevoli o no, è che starlo ad ascoltare comporterebbe in qualche modo una perdita di qualche parte della nostra vita, come fosse un ladro che ci vuole privare della nostra felicità, della nostra identità.

 

Eppure si è fatto embrione per dare compimento alla nostra vita.

O, meglio ancora, PIENEZZA.

 

Quando ascoltiamo Gesù e cerchiamo di prenderlo sul serio, corriamo solo un unico rischio: quello di essere felici!!!

Gesù non rinnega la nostra vita, non vuole prenderne sono un pezzetto per chissà quale oscuro fine: la vuole tutta, così com’è, con la sua storia, con la sua memoria, bella o brutta che sia, per darle PIENEZZA.

 

Tutto questo per farci capire che non c’è un solo secondo nella nostra vita che vada sprecato o schiacciato da chissà quale evento doloroso.

E questo ce lo ha dimostrato non a parole, ma con la sua vita: dalla sua esperienza del disprezzo, dell’abbandono e della morte provata sulla sua carne, è sgorgato un fiume di felicità che trova la sua sorgente nella sua Risurrezione e la sua foce nella nostra vita.


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Poche chiacchiere…

«Pregando poi non blaterate come i gentili…» (Mt 6,7)

 

Non so se capita pure a voi di incontrare, talvolta, qualcuno che cerca di prestarvi attenzione quando parlate, ma che in realtà ha in testa già cosa deve dirvi indipendentemente da quello che avete detto… è una situazione odiosa, perché di finto ascolto: non interessa quanto sia importante quello che dite, ma quello che  deve dire quella persona (e spesso è uno sfoggio di inutile erudizione che non serve a nessuno).

 

Così a volte la nostra preghiera: ci illudiamo che siano formule magiche che, più ne diciamo, più il Signore ci ascolta.

Ma Gesù ci ricorda che alla fine stiamo solo blaterando, stiamo facendo solo un patetico monologo egoistico ed egocentrico, piuttosto che un dialogo.

 

Lo slogan “meno preghiere e più preghiera”, trova ragion d’essere in questa situazione “distorta”: se la preghiera è dialogo, a volte si parla, a volte si sta zitti ad ascoltare. A maggior ragione quanto più l’interlocutore ha una sua “autorità” tanto più lo stiamo ad ascoltare: è interessante notare come nel dialogo con Dio noi crediamo di avere più autorità e quindi lo sommergiamo di parole senza ascoltarlo.

 

Strano…

 

La preghiera, quella vera, è innanzitutto ascolto della voce del Padre e poi riposta nostra.

 

La preghiera, quella vera, come dice con una bella espressione il card. Walter Kasper, è «espressione di una esistenza debitrice».

 

La vera preghiera nasce dal silenzio dell’ascolto.

 


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Il pranzo è servito (9/2/2008)

«Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi!". Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla di pubblicani e d’altra gente seduta con loro a tavola.
I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: "Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?".Gesù rispose: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi"
». (Lc 5, 27-32)

 

Il tempo di Quaresima, ci ricorda la Liturgia, è tempo di conversione. Ma cosa significa veramente?

Forse della conversione abbiamo in mente solo l’aspetto “penitenziale”: digiunare, fare fioretti e, quasi quasi, assumere un atteggiamento mesto, se non addirittura triste.

 

Ma è solo questo?

 

La prima lettura (Is 58, 9b-14) ci ricorda in maniera forte che l’aspetto penitenziale non serve a niente se non c’è un’attenzione sociale, non solo a parole, ma coi fatti, a chi è veramente povero e schiavo: «se toglierai di mezzo a te l’oppressione… » (Is 58, 9).

Questa apertura sociale ineliminabile ed imprescindibile nasce da una realtà a cui poco facciamo caso: il primo grande convertito è Dio. È lui che è sempre rivolto verso di noi e non ci abbandona mai, tanto da farsi uomo e camminare in mezzo a noi. Nel Vangelo di oggi ce lo ricorda: è Gesù che ci chiama e Levi risponde con la sua vita in maniera totale: «lasciato tutto si alzò e lo seguì» (Lc 5,28). Non può esistere l’equazione inversa: non possiamo rispondere ad un dio che non c’è, che non cammina con noi che, per primo, non ci chiama.

 

Gesù non è venuto per farsi una partita a briscola con i suoi amici, ma a chiamare i peccatori a convertirsi.

 

O in altre parole a ricordare che Dio continua ad amarci sempre e comunque, ad aspettare il nostro ritorno venendoci a cercare… a ricordarci che è Lui il primo e vero convertito.

 

Capito questo, ditemi voi se non era il caso di preparare un gran banchetto per festeggiare questo grande Amore!!!

Ed è per questo motivo che gli invitati d’onore non sono i “giusti” farisei e scribi, ma i pubblicani ed i peccatori.

 

E sono proprio loro, ci ricorda Gesù, che ci precedono nel Regno dei cieli…


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In questo inizio di Quaresima

La conoscenza di Dio

senza quella della nostra miseria,

crea l’orgoglio.

La conoscenza della nostra miseria

senza quella di Dio,

produce la disperazione.

 

Tuttavia la conoscenza del Cristo

ci esenta dall’orgoglio

e ci libera dalla disperazione,

perché in essa troviamo Dio,

la nostra miseria

e la via unica per ripararla.

 
Blaise Pascal

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